"Li cicc cuott, pi l'anim di li muort". Tradizioni che seppur a fatica, ancora restano vive e si rinnovano nella ricorrenza di Ognissanti e della commemorazione dei defunti.
In alcune case in questa giornata si avverte il profumo dei "cicci-cuott", grano inzuppato, bollito e infine condito col vincotto. Una pietanza povera ma squisita che veniva data soprattutto ai bambini e a quanti bussavano alla porta chiedendo dui cicci cuotti, pe l'anima di li muorti o re li muort. Ognuno la pronuncia in maniera diversa.
Si preparavano all’epoca grandi pendoloni. Una tradizione che purtroppo si è persa negli anni ma che in qualche casa però resiste ancora.
A Savignano Irpino, in contrada Cavallari si è rinnovata anche quest'anno. Un'usanza che compare tra le tante pietanze tradizionali e ricette illustrate nel libro di Carmelina Cavallari, un progetto realizzato dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabio Della Marra.
Il procedimento: "La sera prima della festa di tutti i Santi, mettere a bagno i ceci e il grano. Al mattino, lavare attentamente tutto e lasciare cuocere finchè non risultano ben cotto. Una volta giunti a completa cottura, li cicc cuott possono essere conditi in diversi modi, utilizzando sale e olio, oppure arricchiti con del vin cotto".
Si legano tante leggende intorno a questa antichissima usanza soprattutto nella Valle del Cervaro. Franca Molinaro, Art'Empori, Il grano, mito e simbologia, dalla Grande Madre a oggi scrive: "A Greci, durante i funerali, sulla bara che esce dalla casa, ma anche sul cadavere, si usa buttare manciate di grano come augurio di rinascita spirituale, in sintonia col processo germinativo dei chicchi. Per il 2 novembre si preparano i cicc cuott con grano e granone a chicchi interi, raccolti presso varie famiglie e messi a cuocere in una grande caldaia all’ingresso del cimitero. Questo cibo, misto a sale, zucchero o miele, è offerto ai visitatori e simbolicamente anche ai defunti".