"Parlano gli atti, dice l'amministrazione Ferrante. Giusto. Facciamoli parlare. Tutti, però: anche quelli che il sindaco ha dimenticato di citare.
Partiamo dalle date, scritte nei loro stessi documenti. La nota di Irpiniambiente presentata come fondamento del passaggio al 100% per San Liberatore, Stillo e Serra è del 26 giugno 2026. La determinazione dell'Ato che convalida il piano è del 9 luglio 2026. Poi l'approvazione del piano tariffario. A nessuna di queste date la Giunta Franza era in carica: non c'era più da mesi. La nota non è arrivata a noi, è arrivata a loro. L'hanno ricevuta loro, l'hanno valutata loro, hanno deciso loro. Poi hanno scritto un comunicato per dare la colpa a chi c'era prima. Gli atti, appunto, parlano: e dicono che il raddoppio della Tari ha una sola firma, quella di questa amministrazione".
A distanza di poche ore dalla lunga nota dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Ferrante ecco puntuale la risposta della minoranza. Si va avanti ad oltranza, come nei calci di rigore sulla questione Tari ad Ariano Irpino. E' il tormentone politico d'autunno ormai...
"Il sindaco cita leggi, regolamenti e delibere del 2020 e del 2022: ha scoperto l'acqua calda. Nessuno contesta che le norme esistano. Il problema è che non le ha lette fino in fondo. La Legge 147/2013, articolo 1, comma 657, è chiarissima: dove la raccolta non è effettuata, la Tari "è dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa", e va determinata "anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta".
Si paga al massimo il 40%, e il passaggio verso la tariffa piena deve essere graduale e proporzionato al servizio. Loro sono passati dal 40 al 100 in un colpo solo, senza alcuna gradualità, per utenze che portano i rifiuti a un bidone condiviso in strada. E il comma successivo, il 658, dice che "alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino è applicata una riduzione della tariffa".
Nelle contrade di cui parliamo il compostaggio lo fanno quasi tutte le famiglie, da sempre. Quante di queste riduzioni sono state riconosciute? Questa è l'amministrazione che si vanta di "applicare le norme": toglie la riduzione che la legge garantisce e dimentica quella che la legge impone. Le norme non si applicano da sole, e qui nessuno le ha applicate. Il passaggio delle utenze da "non servite" a "servite", cioè il vero aumento, è entrato dalla porta di servizio: un aggiornamento della banca dati, sulla base di una nota, senza un atto di perimetrazione, senza una verifica di effettività del servizio.
Perché quella è una nota. Non un adeguamento contrattuale, non una modifica del contratto di servizio, non una perimetrazione. Un foglio di una società, neppure a firma del suo amministratore. L'articolo 23 del Regolamento Tari dice che la zona servita è quella "definita dal vigente regolamento comunale per la gestione del servizio rifiuti": definita con un atto, non con una lettera. Non è stato approvato alcun aggiornamento del regolamento, nessuna nuova perimetrazione, nessun adeguamento del contratto. È stato approvato un piano tariffario. I numeri. E quei numeri danno per acquisito un presupposto che fino a maggio 2026 nessun atto aveva mai accertato. Solo una nota
Ed è qui che si misura la distanza tra governare e improvvisare. Il servizio di raccolta è regolato da un contratto tra il Comune e Irpiniambiente. Quando in una zona il servizio cambia natura, quando si passa da una sperimentazione a un regime ordinario, quando si decide che carrellati condivisi valgono un servizio pieno, un'Amministrazione ha un dovere preciso: sedersi al tavolo con il gestore e accordarsi su come quel servizio va gestito. Modalità, frequenze di svuotamento, standard di pulizia, costi, perimetro, utenze. E poi scriverlo in un atto contrattuale, perché è l'atto, non la cortesia di una lettera, che vincola il gestore a garantire un servizio e che consente al Comune di pretendere dai cittadini la tariffa corrispondente. Solo dopo si ragiona di quanto far pagare. L'amministrazione Ferrante ha fatto l'esatto contrario: ha preso una comunicazione unilaterale della società, che si limita a dire dove sono stati messi i carrellati, e l'ha trasformata in una tassa. Nessuna interlocuzione, nessun accordo, nessuna verifica. Irpiniambiente ha scritto "abbiamo messo i bidoni" e il Comune ha risposto "allora facciamo pagare il 100%".
C'è infine la contraddizione che smonta da sola il comunicato. Il sindaco "si assume la responsabilità delle proprie decisioni" e nella riga dopo le attribuisce a chi lo ha preceduto. Poi annuncia che il Regolamento Tari verrà rivisto. Delle due l'una: se il regolamento va bene, perché cambiarlo? Se va cambiato, perché costruirci sopra oggi un piano tariffario nella versione più onerosa per i cittadini, e su un documento senza alcun valore giuridico? Prima si aumenta, poi si promette di rivedere le regole con cui si è aumentato. È il mondo al contrario.
Ai cittadini di San Liberatore, Stillo e Serra non servono commi. Serve sapere chi ha deciso che pagassero il doppio. Ha deciso questa Amministrazione, su una nota ricevuta da questa Amministrazione, senza un accordo con il gestore e con un'istruttoria che di quella decisione non porta traccia. Non è stato un dovere. È stata una scelta, presa male e difesa peggio. Una città non si governa a colpi di note. E quando si prova a farlo, prima o poi gli atti parlano davvero. Anche quelli che si preferirebbe tenere nel cassetto.