Napoli

"Solo pochi giorni fa ricordavamo che un dato in calo non chiude un’emergenza. È triste dirlo, ma Napoli piange altri due figli da allora: un pensionato che stava attraversando e un lavoratore che raggiungeva il posto di lavoro.

Due morti in due giorni e in meno di una settimana: non parliamo più di coincidenze da registrare con rammarico e archiviare ma è la conferma che il problema è strutturale e che va affrontato come tale, con continuità e non a ondate emotive".

Lo afferma Enrico Ditto, responsabile enti locali di Azione, commentando gli ultimi due casi mortali registrati sulle strade napoletane.

Venerdì 30 ottobre, intorno alle 19.15, un uomo di 76 anni è stato investito da una moto in via Pietro Castellino, al Rione Alto, mentre completava l’attraversamento della carreggiata.

Trasportato al Cardarelli, è morto nella notte. Domenica 1 novembre, intorno alle 6, Gaetano Milo, 56 anni, tranviere dell’Anm in servizio alla Funicolare di Chiaia, è morto in via Tommaso De Amicis, nei pressi del Policlinico, mentre si recava al lavoro in scooter. Il tutto a una settimana dalla morte dell'uomo srilankese al Ponte della Sanità.

“Pedoni e motociclisti sono esattamente le categorie che l’Osservatorio riunito in Prefettura il 27 ottobre ha indicato come le più esposte”, prosegue Ditto. “In quella sede è stato registrato un calo degli incidenti mortali in città nel primo semestre, dieci contro i quattordici dello stesso periodo del 2025. È un dato che va riconosciuto, ma che non può trasformarsi in un alibi. Tre morti in poco più di una settimana, due dei quali nella stessa zona collinare della città, raccontano una realtà che le medie semestrali non restituiscono”.

Nel corso della stessa riunione il Comune di Napoli ha riferito di 92 attraversamenti pedonali rialzati installati fino al 2025, di 19 realizzati nel 2026 sui 22 programmati e di altri 16 previsti ma ancora in attesa di finanziamento. A livello nazionale, secondo l’Osservatorio Asaps-Sapidata, quasi la metà dei pedoni morti dall’inizio dell’anno aveva almeno 65 anni.

“La programmazione deve partire dai luoghi e dalle persone”, aggiunge Ditto. “Bisogna mappare i punti critici, intervenire su velocità e attraversamenti nelle strade più trafficate dei quartieri collinari e intorno agli ospedali, rendere i controlli costanti e non episodici. Bisogna anche tenere conto di chi è più fragile: una popolazione che invecchia attraversa la strada con tempi diversi, e la città deve esserne consapevole. L’indignazione a ogni nuovo caso non basta. A ogni caso dovrebbe corrispondere una verifica su quella strada e una decisione conseguente”.

 “Gli enti locali hanno gli strumenti per farlo e i dati per orientarsi. Chi amministra il territorio ha il dovere di misurare ogni intervento sui risultati, strada per strada, e di rendere conto ai cittadini di quello che funziona e di quello che non funziona”, conclude Ditto.