Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna davanti alla giustizia con una nuova accusa e uno scenario giudiziario che potrebbe mettere in discussione la ricostruzione sulla quale si fonda la condanna definitiva di Alberto Stasi. La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, 38 anni, accusandolo di avere ucciso la giovane il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. Un passaggio decisivo della nuova inchiesta, che apre la strada a un possibile processo mentre i difensori dell'unico condannato preparano una nuova istanza di revisione.
Nel capo di imputazione i pubblici ministeri contestano due aggravanti particolarmente gravi: la crudeltà e i motivi abietti. Secondo l'ipotesi accusatoria, la vittima sarebbe stata colpita ripetutamente con un oggetto contundente, riportando almeno dodici lesioni al cranio e al volto. L'aggressione sarebbe stata provocata, nella ricostruzione degli inquirenti, dal rifiuto di un approccio sessuale.
Si tratta di contestazioni ancora da dimostrare in giudizio. Sempio respinge ogni responsabilità e continua a dichiararsi innocente. La richiesta della Procura dovrà ora essere esaminata dal giudice dell'udienza preliminare, al quale spetterà decidere se disporre il processo.
L'accusa di crudeltà e il presunto movente sessuale
La nuova ricostruzione dell'omicidio descrive un'aggressione particolarmente violenta. I magistrati ritengono che la giovane sia stata colpita inizialmente al volto e successivamente raggiunta da altri colpi, in una sequenza che avrebbe provocato le numerose ferite riscontrate durante gli accertamenti medico-legali.
L'aggravante della crudeltà viene collegata proprio al numero e alla gravità delle lesioni. Quella dei motivi abietti si fonda invece sull'ipotesi di un sentimento di odio maturato dopo un presunto rifiuto da parte della vittima.
È uno degli elementi più delicati della nuova impostazione accusatoria. Il possibile movente sessuale modifica profondamente il quadro investigativo rispetto alla ricostruzione che aveva portato alla condanna dell'allora fidanzato.
Per la Procura, il delitto sarebbe riconducibile a un'azione attribuita a Sempio, conosciuto dalla famiglia Poggi perché amico del fratello della vittima. Una tesi che i difensori contestano e che dovrà essere sottoposta al vaglio del contraddittorio processuale.
Le nuove prove e gli accertamenti scientifici
La richiesta di rinvio a giudizio arriva al termine di una lunga attività investigativa, durante la quale sono stati riesaminati reperti e tracce raccolti sulla scena del crimine.
Tra gli elementi valorizzati dagli inquirenti figura il materiale genetico individuato sulle unghie di Chiara Poggi, ritenuto compatibile con la linea paterna della famiglia dell'indagato. Un dato che costituisce uno dei punti centrali della nuova indagine, ma la cui interpretazione è oggetto di contestazione da parte della difesa.
Un altro elemento riguarda un'impronta palmare repertata nell'abitazione. Secondo le consulenze acquisite dalla Procura, sarebbe riconducibile a Sempio e si troverebbe su una parete vicina al luogo nel quale fu rinvenuto il corpo.
Gli investigatori hanno inoltre riesaminato alcune impronte di calzature e altri elementi della scena del delitto, cercando di ricostruire i movimenti dell'aggressore e di verificare la compatibilità delle nuove conclusioni scientifiche con quanto accertato nei precedenti procedimenti.
Il quadro accusatorio si fonda dunque su una rilettura complessiva delle risultanze investigative. Sarà il confronto tra consulenti dell'accusa e della difesa a stabilire quale valore probatorio possano assumere i singoli elementi.
Sempio respinge le accuse: «Dimostrerò la mia innocenza»
La reazione dell'indagato è arrivata attraverso i suoi difensori, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Il 38enne si dice pronto ad affrontare la nuova fase giudiziaria ed è convinto che verrà riconosciuta la propria innocenza.
Per il legale Cataliotti, la richiesta di rinvio a giudizio non rappresenta una sorpresa. Le contestazioni erano già emerse nell'avviso di conclusione delle indagini e la difesa aveva depositato cinque consulenze tecniche per contrastare le conclusioni degli esperti della Procura.
La strategia difensiva non si limiterà però alla contestazione delle prove. Gli avvocati intendono chiedere la sospensione del procedimento, sostenendo la necessità di attendere gli sviluppi della revisione della condanna di Stasi. È stata prospettata anche la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale.
La posizione dell'indagato resta quindi quella di chi respinge integralmente l'accusa e chiede che ogni elemento venga valutato attraverso le garanzie previste dal processo penale.
Stasi prepara la revisione della condanna
La nuova inchiesta potrebbe avere conseguenze rilevanti anche sulla posizione di Alberto Stasi, condannato definitivamente nel 2015 a sedici anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata.
I suoi avvocati, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno preparando una nuova istanza di revisione, che potrebbe essere presentata entro la metà di novembre. L'iniziativa punta a ottenere un riesame della sentenza alla luce degli elementi raccolti nelle indagini più recenti.
I difensori ritengono che il nuovo quadro investigativo contenga elementi incompatibili con la ricostruzione posta alla base della condanna. Alle risultanze della Procura intendono affiancare ulteriori approfondimenti che, secondo quanto anticipato, potrebbero rafforzare la richiesta.
La revisione, tuttavia, non è una conseguenza automatica della richiesta di processo nei confronti di un'altra persona. Si tratta di un procedimento straordinario, sottoposto a condizioni rigorose, nel quale occorre dimostrare la rilevanza di elementi nuovi rispetto a quelli già valutati dai giudici.
La Corte d'Appello di Brescia aveva già respinto precedenti tentativi di riaprire il caso. La nuova istanza dovrà quindi superare un esame autonomo, indipendente dal procedimento che potrebbe aprirsi davanti al tribunale di Pavia.
La famiglia Poggi resta ferma sulla sentenza definitiva
Nel nuovo scenario giudiziario assume un significato particolare anche la posizione della famiglia della vittima. I genitori di Chiara Poggi continuano a riconoscersi nella verità processuale stabilita dalla condanna definitiva dell'allora fidanzato.
Secondo quanto emerso, i familiari non intendono costituirsi parte civile nell'eventuale nuovo processo, anche alla luce delle questioni giuridiche legate al precedente procedimento.
La loro posizione conferma quanto il caso continui a presentare una frattura profonda tra la ricostruzione giudiziaria consolidata e quella elaborata dalla nuova inchiesta.
Da una parte esiste una sentenza definitiva pronunciata dopo un lungo percorso processuale. Dall'altra una nuova accusa che attribuisce il delitto a una persona diversa e che dovrà ancora essere esaminata dai giudici.
Due percorsi giudiziari per una sola verità
Il prossimo passaggio sarà la fissazione dell'udienza preliminare. Il giudice dovrà valutare se gli elementi raccolti dalla Procura giustifichino l'apertura del processo nei confronti di Andrea Sempio. La prima udienza potrebbe svolgersi nel 2027, anche considerando la complessità e la quantità degli atti depositati.
Parallelamente potrebbe prendere forma il procedimento di revisione richiesto dalla difesa di Stasi. Due percorsi distinti, ma strettamente collegati dal tentativo di chiarire definitivamente la responsabilità per l'omicidio.
La questione non riguarda soltanto l'individuazione dell'autore del delitto, ma anche la tenuta delle ricostruzioni investigative e delle valutazioni scientifiche che hanno accompagnato quasi vent'anni di vicende giudiziarie.
La richiesta di rinvio a giudizio segna dunque una svolta importante, ma non costituisce una dichiarazione di colpevolezza. Allo stesso modo, la nuova inchiesta non annulla la condanna già pronunciata.
A diciannove anni dalla morte di Chiara Poggi, il caso di Garlasco entra così in una fase particolarmente delicata. La giustizia è chiamata a confrontarsi con due ricostruzioni profondamente differenti dello stesso delitto, mentre resta immutata la necessità di accertare i fatti nel rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie processuali.