La vertenza dei lavoratori della logistica abbandona i cancelli dei depositi ed entra nel cuore spirituale della città. Gli operai e i dipendenti della GLS di Napoli, da giorni in sciopero a oltranza per protestare contro l'improvviso licenziamento di 14 colleghi, si sono riuniti oggi in preghiera all'interno del Duomo di Napoli. Un gesto simbolico ma dal forte impatto politico e sociale, che ha raccolto l'immediata e durissima presa di posizione dell'arcivescovo di Napoli, il cardinale Don Mimmo Battaglia. Le parole del presule tracciano i contorni di una vera e propria d'inchiesta morale sul settore delle spedizioni e dei trasporti veloci, dove troppo spesso ritmi insostenibili ed esternalizzazioni mettono a rischio le tutele fondamentali dei lavoratori.
La denuncia dell'Arcivescovo: "La logistica non sia spietata"
Nel suo accorato intervento a sostegno delle famiglie colpite dai provvedimenti espulsivi, il cardinale Battaglia ha puntato il dito contro i meccanismi disumani che regolano il mercato dei corrieri espressi: "Non c'è lavoro senza diritti, e non ci sono diritti senza lavoro. In questo cammino imperfetto, dove la dignità dell'uomo viene troppo spesso calpestata tra le pieghe di una logistica frenetica e spietata, risuona forte il grido di chi perde la terra sotto i piedi. Penso ai lavoratori della GLS, a quanti oggi portano nel cuore il peso di un licenziamento già subito e a quanti vivono l'angoscia di un domani sospeso."
L'arcivescovo ha ribadito come dietro l'efficienza della catena di montaggio digitale si nasconda un costo umano non più tollerabile. "Il lavoro non è una merce, né il lavoratore può essere ridotto a un numero da tagliare" ha incalzato Don Mimmo Battaglia, ricordando che "dietro ogni singola tuta e dietro ogni pacco consegnato da mani stanche ci sono famiglie, speranze e il diritto sacro a una vita dignitosa".
L'ombra delle ritorsioni sindacali e il nodo dei reintegri
La vertenza GLS non riguarda solo i tagli al personale, ma tocca da vicino la libertà dell'attività sindacale. Stando a quanto denunciato durante la protesta, l'allontanamento dei 14 lavoratori rischia di configurarsi come una risposta dell'azienda all'adesione degli operai a nuove sigle rappresentative. Un aspetto su cui la Chiesa partenopea ha chiesto massima chiarezza istituzionale: "Il licenziamento di 14 persone non può essere l'arma di ritorsione con cui tenere sotto scacco il resto dei lavoratori che hanno deciso di aderire a una sigla sindacale. Si aprano spazi di intesa per il reintegro di chi è stato allontanato e per la tutela di chi rischia il posto."
Secondo la Curia di Napoli, il profitto aziendale rimane legittimo solo se "genera valore per tutti", mentre diventa ingiusto "quando il suo prezzo viene pagato sempre dai più deboli".
L'appello alle istituzioni
La mobilitazione degli operai al Duomo riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro nella filiera dei grandi player dei trasporti in Campania. L'arcivescovo ha rivolto un chiaro appello alle istituzioni locali, alle organizzazioni sindacali e ai vertici aziendali di GLS per superare l'attuale muro contro muro e mettere al centro la responsabilità sociale d'impresa. Si chiede un tavolo di concertazione urgente: sedersi attorno a un tavolo "non per contare le perdite, ma per custodire le persone" e avviare percorsi di intesa per revocare i provvedimenti d'espulsione e restituire serenità ai dipendenti. La Chiesa di Napoli ha assicurato che continuerà a rimanere al fianco dei cancelli e delle famiglie dei lavoratori GLS per impedire che la giustizia sociale venga sacrificata sull'altare della produttività aziendale.