Ventuno elementi investigativi, una ricostruzione dell'aggressione e un presunto movente legato al rifiuto di un approccio sessuale. È su queste basi che la Procura di Pavia ha costruito la nuova accusa contro Andrea Sempio, chiedendone il rinvio a giudizio per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco.

Il quadro delineato dagli inquirenti attribuisce all'amico del fratello della vittima un ruolo centrale ed esclusivo nella dinamica del delitto, in aperto contrasto con la ricostruzione giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a sedici anni di reclusione.

La richiesta di processo, depositata il 3 novembre, dovrà essere valutata dal giudice per l'udienza preliminare. Sempio, che respinge le accuse, resta presunto innocente. Le conclusioni della nuova indagine rappresentano infatti la tesi della Procura e non un accertamento definitivo di responsabilità.

Il presunto movente e il rifiuto di Chiara

Al centro della ricostruzione dei magistrati c'è l'ipotesi di un approccio sessuale respinto dalla vittima. Secondo gli investigatori, Sempio avrebbe sviluppato un interesse non ricambiato nei confronti di Chiara Poggi, alimentato anche dalla conoscenza di filmati intimi che ritraevano la giovane insieme al fidanzato Alberto Stasi.

Il rifiuto avrebbe provocato una reazione improvvisa e violenta. Nella ricostruzione accusatoria, il tentativo della ragazza di allontanare l'aggressore e sottrarsi alle sue intenzioni avrebbe trasformato la tensione in una colluttazione, degenerata in un attacco di particolare brutalità.

I colpi, concentrati soprattutto sul volto e sulla testa, vengono interpretati dai magistrati come espressione di una violenza sproporzionata rispetto alla situazione iniziale. La Procura di Pavia contesta a Sempio le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti, collegando questi ultimi al risentimento maturato per il presunto rifiuto.

A sostenere questa interpretazione ci sarebbero anche scritti personali, ricerche effettuate su internet e contenuti pubblicati online dall'indagato. Gli inquirenti ritengono che quel materiale descriva un rapporto problematico con la sessualità e con l'universo femminile. Si tratta tuttavia di valutazioni investigative, la cui effettiva rilevanza rispetto all'omicidio dovrà essere esaminata in sede giudiziaria.

Le telefonate alla villetta e i dubbi sull'alibi

Tra i ventuno elementi raccolti figurano le telefonate effettuate all'abitazione dei Poggi nei giorni precedenti il delitto. Gli investigatori contestano a Sempio di aver fornito spiegazioni non veritiere sulla ragione di quei contatti.

Secondo l'ipotesi accusatoria, le chiamate del 4, 7 e 8 agosto 2007 non sarebbero state dirette semplicemente a cercare Marco Poggi, fratello della vittima e amico dell'indagato. Avrebbero invece avuto lo scopo di verificare la presenza di Chiara nell'abitazione, mentre il resto della famiglia si trovava fuori città.

Un altro punto riguarda i movimenti di Sempio nella mattinata del 13 agosto. La Procura considera non attendibile l'alibi fondato sullo scontrino di un parcheggio di Vigevano, ritenendo che l'indagato avrebbe comunque avuto il tempo necessario per raggiungere la villetta e commettere il delitto.

Nel fascicolo trovano spazio anche le dichiarazioni rese nel corso delle precedenti indagini e gli accertamenti relativi al procedimento del 2016-2017, concluso allora con l'archiviazione della posizione di Sempio. Le nuove verifiche investono anche il sospetto di irregolarità nella gestione di quella prima inchiesta, oggetto di un distinto filone giudiziario.

Il Dna sulle unghie e l'ipotesi della colluttazione

Uno degli elementi più importanti dell'impianto accusatorio riguarda il materiale genetico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi.

Secondo i consulenti della Procura, Pierangela Grignani e Carlo Previderé, il profilo genetico recuperato sarebbe compatibile con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio. L'accusa considera questo risultato significativo perché lo collega a un possibile contatto diretto tra l'indagato e la vittima durante l'aggressione.

La ricostruzione degli inquirenti prevede che Chiara abbia tentato di difendersi, opponendo resistenza per diversi minuti. Durante la colluttazione avrebbe potuto entrare in contatto con l'aggressore, lasciando sotto le unghie tracce biologiche riconducibili a quest'ultimo.

Per i magistrati assume rilievo anche la frequenza con cui Sempio visitava la casa dei Poggi. Contrariamente all'ipotesi di una presenza abituale, gli investigatori ritengono che la frequentazione fosse sporadica e che gli ultimi accessi all'abitazione risalissero a diverse settimane prima dell'omicidio.

Da questa valutazione deriva la contestazione della possibile origine indiretta del Dna. Secondo la Procura, sarebbe difficilmente sostenibile che il materiale genetico fosse arrivato sulle unghie della vittima attraverso un oggetto precedentemente toccato dall'indagato.

La difesa contesta però l'interpretazione dei risultati genetici e il valore probatorio delle tracce, richiamando i problemi legati alla qualità del materiale analizzato e alle modalità con cui potrebbe essersi depositato.

L'impronta 33 e la possibile presenza di sangue

Un altro elemento centrale è la cosiddetta impronta 33, rilevata sulla parete della scala che conduce alla cantina, nei pressi del luogo in cui venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi.

La Procura di Pavia attribuisce quella traccia palmare ad Andrea Sempio e ritiene che possa essere stata lasciata durante le fasi dell'aggressione.

Secondo la ricostruzione investigativa, l'impronta sarebbe stata prodotta da una mano bagnata, con la possibilità che nella sostanza depositata sulla parete fossero presenti sangue e sudore. Questa ipotesi viene considerata rilevante perché collocherebbe la formazione della traccia in un momento vicino all'omicidio, anziché durante una precedente visita alla casa.

L'eventuale presenza di sangue non risulta però dimostrata con certezza scientifica. Proprio la natura della sostanza, la datazione dell'impronta e la sua attribuzione costituiscono alcuni dei principali punti di confronto tra accusa e difesa.

Le nuove consulenze comprendono anche valutazioni sulle dimensioni delle calzature e sulla compatibilità delle impronte rinvenute nella villetta con le caratteristiche fisiche dell'indagato.

Gli esami sui reperti e la posizione di Alberto Stasi

La riapertura delle indagini ha comportato nuove analisi su reperti raccolti nel 2007 e conservati per quasi vent'anni.

Gli accertamenti genetici e dattiloscopici, compresi quelli eseguiti nell'incidente probatorio con il contributo della perita Denise Albani della Polizia Scientifica, hanno consentito di riesaminare numerose tracce presenti nell'abitazione.

Molti dei profili individuati sono stati considerati compatibili con i familiari della vittima oppure con possibili contaminazioni intervenute durante i primi sopralluoghi.

Tra i reperti esaminati figura anche una confezione di Estathé ritrovata nella spazzatura, sulla quale è stato rilevato un profilo genetico parziale e fortemente degradato riconducibile ad Alberto Stasi.

Per i magistrati di Pavia, questo elemento non sarebbe sufficiente a dimostrare una presenza dell'ex fidanzato nella villetta durante l'omicidio, considerando che Stasi aveva frequentato la casa anche il giorno precedente.

La questione rimane particolarmente delicata perché la nuova ricostruzione entra in conflitto con una sentenza definitiva. Alberto Stasi è stato infatti condannato per l'omicidio di Chiara Poggi, e quel giudicato conserva piena efficacia fino a un eventuale provvedimento di revisione.

La famiglia della vittima continua a riconoscersi nella ricostruzione giudiziaria che ha portato alla sua condanna.

La nuova ricostruzione dell'aggressione

Nella richiesta di rinvio a giudizio, la Procura di Pavia descrive un'aggressione articolata in diverse fasi.

Secondo i magistrati, dopo una prima colluttazione Chiara Poggi sarebbe stata colpita ripetutamente al volto e alla testa con un oggetto contundente, mai ritrovato. La giovane sarebbe caduta a terra e sarebbe stata successivamente trascinata verso l'accesso alla cantina.

La vittima avrebbe tentato ancora di reagire, prima di essere raggiunta da ulteriori colpi che le avrebbero fatto perdere conoscenza. L'aggressione sarebbe proseguita anche lungo le scale, provocando le lesioni mortali.

L'accusa individua almeno dodici ferite al cranio e al volto e considera la violenza dell'azione uno degli elementi a sostegno dell'aggravante della crudeltà.

Si tratta di una ricostruzione che dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice e confrontata con le consulenze della difesa, oltre che con gli accertamenti e le conclusioni dei precedenti processi.

La richiesta di processo e il nodo della doppia ricostruzione

Il procuratore Fabio Napoleone ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio dopo aver valutato anche gli ultimi atti e le consulenze depositate dalla difesa.

La decisione apre una fase giudiziaria particolarmente complessa. Da una parte esiste una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. Dall'altra, la nuova Procura sostiene che l'autore materiale del delitto sia stato Sempio, senza il concorso di altre persone.

I difensori dell'indagato, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, contestano l'impianto accusatorio e intendono sollevare anche questioni processuali legate alla coesistenza dei due procedimenti.

Il prossimo passaggio sarà l'udienza preliminare, nella quale il giudice dovrà stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti per celebrare un processo.

Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco si trova così davanti a una nuova e decisiva verifica giudiziaria. I ventuno elementi indicati dalla Procura dovranno dimostrare la loro tenuta nel contraddittorio, mentre resta aperta la questione più complessa: come conciliare la nuova ipotesi accusatoria con una responsabilità già stabilita da una sentenza passata in giudicato.