Riceviamo e pubblichiamo un intervento relativo ad una storia certamente triste, paradigmatica della situazione che si registra nel nostro Paese. L'autore, che ovviamente Ottopagine conosce, ha scelto di non firmarsi perchè, ha scritto, "non importa chi dice, ma cosa si dice".
"Vi racconto una piccola storia.
Una sera di molti anni fa, una giovane ragazza appena maggiorenne, accompagnata dalle sue quattro sorella, tutte più piccole di età, si recò presso una caserma dei carabinieri per denunciare le violenze che tutte avevano subito e subivano da parte del padre.
Quel genitore fu arrestato.
La madre e i nonni, con i quali abitavano, le cacciarono di casa.
Furono momentaneamente accolte da uno zio che diede loro almeno un tetto.
Avendone necessità si rivolsero ad un avvocato che, a fronte della situazione, non avendo alcuna possibilità di scelta, decise di anticipare la norma sul gratuito patrocinio addebitando a se stesso l’onere della difesa.
Il processo che ne seguì fu lungo, difficile e tormentato in tutti e tre i gradi di giudizio.
Il padre, ma anche la madre, furono condannati anche al risarcimento del danno, ma non avendo alcun bene, fu impossibile ottenere alcunchè.
Le cinque ragazze furono lasciate al loro destino.
Lo Stato si limitò ad esercitare il potere punitivo e tanto gli fu sufficiente.
Del destino delle vittime non interessava a nessuno.
Vi era una sollecitazione del Consiglio d’Europa del 1999 che invitava gli Stati membri a prevedere una tutela per le vittime di violenze, anche sessuali, sfociata poi in una direttiva del 2004 alla quale ci si sarebbe dovuto conformare entro il primo gennaio 2006.
L’Italia rimase lungamente inadempiente.
Ritenemmo fosse possibile avere, almeno in questo caso, una risposta positiva da parte dello Stato, per cui fu intrapresa un’azione giudiziaria contro il Consiglio dei Ministri.
Senza entrare in una stucchevole analisi delle opposte ragioni, dopo una prima sentenza favorevole, la Corte di Appello respinse la richiesta di indennizzo affermando che all’epoca dei fatti lo Stato Italiano non prevedeva alcuna tutela per le vittime di violenza sessuale.
Ovviamente anche per questi giudizi la difesa, allargata ad altri valenti professionisti, anticipò la legge sul gratuito patrocinio, assumendosi anche l’onere delle spese, cui le cinque ragazze certamente non avrebbero potuto far fronte.
La scelta dei difensori non fu un mero gesto di buon animo, ma fu dettata dalla necessità di sopperire alla totale assenza di tutela concreta da parte dello Stato, sino ad allora del tutto assente.
Ma ci sbagliavamo.
Lo Stato c’è ed ha in questi giorni fatto sentire la sua presenza.
Ha richiesto, infatti, inviando cinque raccomandate, una per ognuna delle intimate, la somma di cento euro quale quota parte per le spese di registrazione della sentenza della Corte d’Appello.
Né ci si scandalizza per la somma richiesta.
Cento euro si trovano.
Ma quella richiesta, fors’anche tecnicamente legittima, è immorale.
Queste poche righe non possono contenere le sofferenze, le lotte combattute anche contro il sentire comune, gli anni trascorsi in attesa di essere giudicate, ma già condannate da chi avrebbe dovuto essere a loro fianco, i disagi anche economici delle cinque ragazze rimaste sole con se stesse.
Dal 1999 ad oggi lo Stato è stato assente.
In nessun modo è stato al fianco di queste cinque ragazze vittime di un odioso reato.
Ha punito il colpevole, ma anche le vittime lasciandole sole al loro destino, abbandonandole finanche nella difesa tecnica.
E tanto appare più ingiusto se si considera che quello che loro avrebbero dovuto avere allora, è stato ora riconosciuto come un diritto.
Forse le difese avevano anticipato i tempi, ma ci certo nella vita delle protagoniste di questa storia lo Stato è comparso solo per chiedere dei soldi.
E questo è immorale.
E perciò abbiamo ritenuto giusto far conoscere questa storia.
Questa vicenda, non unica, dovrebbe farci riflettere, e se può apparire che qualcosa sia cambiato siate attenti e riflettete sulle parole lette nel “ Gattopardo”.
La disciplina sul gratuito patrocinio diventa ancora più ad ostacoli, ed è contenuta, nella nuova finanziaria, nel capitolo di “contenimento della spesa”.
Non aggiungo altro.
E perdonate se non mi firmo, ma non importa chi dice, ma cosa si dice.
E questa è solo una piccola storia".