Si incrina uno degli equilibri più consolidati della politica israeliana. Ebraismo Unito nella Torah, alleanza dei partiti ultraortodossi, ha deciso di non indicare alcun candidato per la formazione del prossimo governo, prendendo le distanze dallo storico alleato Benjamin Netanyahu. La decisione è stata comunicata giovedì 5 novembre al presidente Isaac Herzog, durante la seconda giornata delle consultazioni istituzionali successive alle elezioni per la Knesset.

La scelta dei sette parlamentari ultraortodossi rappresenta un passaggio significativo nella crisi del blocco conservatore. Per la prima volta dopo anni di collaborazione politica, la formazione religiosa non garantisce il proprio sostegno al leader del Likud e apre alla possibilità di valutare maggioranze alternative.

La svolta potrebbe favorire Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell'esercito e leader del partito Yashar, che punta a ricevere dal presidente l'incarico di formare il nuovo esecutivo.

La rottura con Netanyahu dopo anni di alleanza

La decisione è maturata all'interno delle due componenti di Ebraismo Unito nella Torah: Degel HaTorah, espressione dell'ebraismo ultraortodosso di tradizione lituana, che dispone di quattro seggi, e Agudat Yisrael, rappresentante delle comunità chassidiche, con tre parlamentari.

Entrambe le fazioni hanno scelto di non indicare un candidato dopo aver consultato le rispettive autorità religiose. I rappresentanti del partito hanno chiarito al presidente Herzog di non considerarsi vincolati ad alcuno degli schieramenti politici.

La decisione segna una frattura nei rapporti con Netanyahu, che per anni ha potuto contare sul sostegno delle formazioni ultraortodosse per costruire e mantenere le proprie maggioranze parlamentari.

Ebraismo Unito nella Torah aveva partecipato direttamente al governo fino al luglio 2025, quando era uscito dall'esecutivo per le tensioni sulla legislazione relativa al servizio militare. Da allora aveva continuato a sostenere la coalizione dall'esterno, senza però ottenere le garanzie richieste.

La mancata indicazione di Netanyahu rappresenta dunque il punto di arrivo di un deterioramento politico iniziato molti mesi prima delle elezioni.

Il nodo della leva militare per gli studenti religiosi

Il principale motivo della rottura riguarda l'esenzione dal servizio militare per gli studenti delle scuole religiose ebraiche, le yeshivot.

In Israele, la questione del reclutamento degli ultraortodossi è diventata uno dei temi più divisivi del dibattito politico, soprattutto dopo i lunghi anni di guerra e le crescenti esigenze di personale delle Forze di difesa israeliane.

I partiti religiosi chiedono una legge che garantisca la possibilità agli studenti impegnati nello studio della Torah di non prestare servizio militare. Le autorità rabbiniche considerano la continuità degli studi religiosi una priorità fondamentale per le rispettive comunità.

Il precedente governo guidato da Netanyahu non era riuscito ad approvare una normativa in grado di soddisfare queste richieste. L'insuccesso ha progressivamente compromesso il rapporto con i tradizionali alleati.

Durante l'incontro con Herzog, i rappresentanti ultraortodossi hanno ribadito che l'eventuale sostegno a un nuovo esecutivo dipenderà dalle garanzie legislative sullo status degli studenti religiosi.

È una condizione che potrebbe complicare anche un'intesa con Eisenkot, sostenitore di un ampliamento del reclutamento militare e di una maggiore distribuzione degli obblighi di servizio tra i cittadini israeliani.

Eisenkot avanti nelle consultazioni

La scelta di Ebraismo Unito nella Torah modifica gli equilibri emersi dalle elezioni del 27 ottobre.

Secondo il quadro delle indicazioni registrate nella mattinata del 5 novembre, Gadi Eisenkot dispone del sostegno di formazioni che rappresentano complessivamente 56 deputati, mentre Netanyahu può contare su 46 indicazioni.

Determinante per il leader di Yashar è stato anche il sostegno del partito arabo Ra'am, guidato da Mansour Abbas, che ha deciso di indicarlo come candidato alla guida del governo.

I numeri conferiscono a Eisenkot un vantaggio nella fase delle consultazioni, ma non equivalgono ancora alla disponibilità di una maggioranza parlamentare stabile. Per governare con una maggioranza assoluta sono necessari almeno 61 seggi sui 120 della Knesset.

La distanza tra le indicazioni al presidente e la possibilità concreta di costruire una coalizione resta uno dei principali problemi del quadro politico israeliano.

Alcune formazioni che sostengono Eisenkot hanno infatti espresso riserve sulla collaborazione con i partiti arabi o con quelli ultraortodossi. Queste incompatibilità rendono difficile tradurre il sostegno alla candidatura in un accordo di governo.

L'ipotesi di un governo di minoranza

La neutralità dichiarata da Ebraismo Unito nella Torah apre anche un'altra possibilità: la formazione di un governo guidato da Eisenkot con un sostegno parlamentare esterno o con l'astensione dei deputati ultraortodossi in alcune votazioni decisive.

Una simile soluzione permetterebbe ai partiti religiosi di non entrare formalmente nella coalizione, mantenendo comunque un ruolo determinante per la sopravvivenza dell'esecutivo.

Si tratta di uno scenario ancora incerto, anche perché gli ultraortodossi non hanno assunto alcun impegno nei confronti del leader di Yashar.

La posizione del partito appare soprattutto come una forma di pressione politica per ottenere una legge favorevole alle proprie richieste sul servizio militare, indipendentemente dal nome del futuro primo ministro.

Per Netanyahu, invece, la perdita del sostegno automatico dei sette deputati rappresenta un ulteriore ostacolo nel tentativo di conservare la guida del Paese.

Herzog verso la scelta del nuovo premier

Le consultazioni del presidente Isaac Herzog sono iniziate mercoledì 4 novembre a Gerusalemme e proseguono giovedì con gli incontri tra il capo dello Stato e le delegazioni dei partiti eletti alla nuova Knesset.

Tra le formazioni chiamate a esprimersi figurano Otzma Yehudit, i Democratici, Ra'am, la Lista Comune, B'Yachad, Yashar e il Likud.

Al termine degli incontri, Herzog dovrà decidere a quale parlamentare affidare il primo tentativo di formare un governo. La scelta non dipenderà esclusivamente dal numero di seggi conquistati dal singolo partito, ma anche dalla possibilità concreta del candidato di costruire una maggioranza.

Il quadro resta aperto. Eisenkot dispone di un sostegno più ampio nelle indicazioni finora raccolte, ma dovrà superare le divisioni tra le forze che potrebbero sostenerlo. Netanyahu, invece, si trova a dover ricostruire un rapporto con gli alleati religiosi che per anni hanno rappresentato una componente essenziale del suo sistema di potere.

La decisione degli ultraortodossi introduce così una nuova variabile nella formazione del governo israeliano. La partita non riguarda soltanto chi guiderà il prossimo esecutivo, ma anche il rapporto tra Stato e comunità religiose, il peso della leva militare e la tenuta delle alleanze che hanno segnato la politica di Israele negli ultimi anni.