In soldoni: lui pagava le spese della politica (manifestazioni, pranzi, cene et), Mastella sapeva che lo faceva, ma ignorava la natura e la provenienza del denaro, ritenute illecite. Un modus operandi comune anche ad altri impegnati come amministratori.
Parola dell'ex dirigente di Palazzo Mosti Gennaro Santamaria (avvocati Antonio Di Santo ed Ettore Freda), ascoltato nell'incidente probatorio fissato dinanzi al gip Maria Amoruso nell'inchiesta dei carabinieri su lavori, appalti, incarichi e concorsi al Comune di Benevento. Santamaria ha risposto solo alle domande del procuratore aggiunto Gianfranco Scarfò e del sostituto Maria Colucci, e farà altrettanto fino a quando non saranno passati in rassegna i venticinque capi di imputazione. Poi, come nel gioco dell'oca, si tornerà indietro, e ad interrogarlo saranno i difensori delle venti persone che ha tirato in ballo con le sue dichiarazioni auto ed etero accusatorie.
In discussione, oggi, dovevano esserci solo tre capitoli: a Santamaria viene contestata nel primo, in concorso con l'ingegnere Vincenzo Rosiello (avvocato Angelo Leone), una presunta corruzione tra il 2024 e il 2025: si sarebbe fatto promettere e dare somme per due incarichi di “verificatore”: uno a lui per il progetto di piazza Risorgimento, per il quale avrebbe ricevuto 40mila euro in due tranche – 7500 sarebbero poi andati ad Antonella Matticoli (avvocati Gabriele Melogli e Claudio Sgambato), nei confronti della quale è stata prospettata una ipotesi di ricettazione, l'altro, relativo ai lavori all’ex scuola San Modesto, ad un tecnico che lui avrebbe indicato, per il quale sarebbero stati sborsati in tre occasioni 27mila e passa euro.
Santamaria, Rosiello vengono poi tirati in ballo per i 50mila euro che Vincenzo Caretti (avvocato Gerardo Giorgione), un imprenditore di San Giorgio La Molara, avrebbe consegnato loro il 30 agosto 2024, “ senza iscrizione a bilancio”, per finanziare le spese elettorali del partito Noi di Centro. Un versante rispetto al quale Santamaria ha precisato di non aver mai dato denaro al partito ed ai candidati, spiegando che i 50mila euro sarebbero stati usatti per sé e per la sua attività. Per i tre anche una ipotesi di corruzione legata alla promessa, non attuata, di future commesse all’impresa di Caretti. Una promessa, ha sostenuto Santamaria, che non riguardava lavori del Comune, mai avuti da quell'impresa, ma la possibilità per la ditta di essere inserita in qualche Consorzio.
L'appuntamento odierno è stato esteso anche ad altri capi di imputazione, ad iniziare da quello, per corruzione, a carico di Santamaria e dell'ingegnere Lorenzo Iannotti (avvocato Antonio Leone), la cui posizione è stata però stralciata. Nel mirino la presunta promessa di 16 mila euro per ottenere il conferimento di un incarico di progettazione a un tecnico da lui indicato. A Santamaria, Maurizio Perlingieri e Antonella Moretti – per entrmbi l'avvocato Sergio Rando - viene attribuito un ruolo in un presunto accordo relativo ai lavori di recupero dell’ex scuola San Modesto, per i quali sarebbe stata chiesto all'impresa il 5 per cento (circa 182mila euro) dell’importo dell’appalto. Ne sarebbero stati versati 80mila, 20mila dei quali sarebbero andati ad Antonella Moretti, indagata per ricettazione.
Il capitolo delle assunzioni, due quelle affrontate: Santamaria compare in entrambe, in un caso (scorrimento graduatoria concorso vigili urbani) con il sindaco di San Leucio del Sannio, Nascenzio Iannace (avvocati Carmine Cavuoto e Marcell D'Auria), dal quale avrebbe ricevuto 20mila eurro, nell'altro con Giorgio Saginario (avvocato Vincenzo Regardi), assunto come istruttore amministrativo, che gli avrebbe consegnato 30mila euro.
L'udienza è ancora in corso, probabile che salti quella in programma domani e che si riprenda la prossima settimana.