Napoli

Il Sud che non vuole arrendersi allo spopolamento. E che chiede di poter scegliere il proprio futuro. È il filo conduttore della giornata celebrativa per i vent'anni della Fondazione Con il Sud, che ha scelto il complesso monumentale di Donnaregina, a Napoli, per l'appuntamento dal titolo «Sud Vivo». Un'occasione per fare il punto sul ruolo della filantropia, sull'importanza del Terzo settore e sulle prospettive di un Mezzogiorno alle prese con una delle sue emergenze più profonde: la crisi demografica.

Un appuntamento impreziosito dalla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato non aveva in programma un intervento, ma di fronte alla suggestiva bellezza dei luoghi e alla presenza dei bambini e delle famiglie coinvolte nelle attività della Fondazione ha voluto prendere la parola per un saluto. Poche battute, ma un messaggio preciso, che ha restituito il senso dell'iniziativa e, soprattutto, la dimensione nazionale della questione meridionale.

«Non è previsto il mio intervento, ma non posso lasciare questo splendido luogo senza rivolgere un saluto», ha esordito Mattarella, ringraziando il cardinale Mimmo Battaglia per l'accoglienza in quello che ha definito uno «stupendo complesso», un «gioiello d'arte» capace di testimoniare ancora una volta l'immenso patrimonio culturale di Napoli. Un patrimonio che, nelle parole del Presidente, rappresenta anche il contesto ideale per ricordare le motivazioni che vent'anni fa portarono alla nascita della Fondazione, frutto dell'iniziativa delle fondazioni bancarie e del Forum del Terzo settore.

Il cuore del suo intervento è stato però il futuro del Mezzogiorno. Mattarella ha richiamato i quattro verbi che guidano l'attività della Fondazione: restare, tornare, arrivare e scegliere. «Chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove, e possa allora aggiungersi chi viene da fuori per arrivare nel Meridione». Un obiettivo che va ben oltre i confini geografici del Sud. «Questa è una chiave di sviluppo dell'intero Paese, d'interesse nazionale dell'Italia», ha sottolineato il Capo dello Stato, ringraziando quanti in questi vent'anni hanno lavorato con generosità e impegno per trasformare questa prospettiva in iniziative concrete.

Parole cui hanno fatto eco quelle delle istituzioni presenti. A partire dal presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ha indicato nella collaborazione tra istituzioni e Terzo settore una leva fondamentale per la crescita del territorio. «La sinergia tra le istituzioni, la collaborazione a tutti i livelli e l'alleanza strategica con il Terzo settore» sono, secondo Fico, gli strumenti necessari per valorizzare il capitale umano e costruire nuove opportunità.

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha invece posto l'accento sulla necessità che la crescita e l'attrattività della città si traducano in occasioni concrete per i giovani. «Serve lavoro qualificato e prospettive stabili», ha sottolineato, ricordando che la possibilità di restare dipende anche dalla qualità della vita e dei servizi pubblici. Per il primo cittadino, ampliare le opportunità nel Mezzogiorno significa contribuire alla crescita e alla coesione dell'intero Paese.

Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, che ha parlato di una cerimonia «bellissima» e ha letto la presenza del Capo dello Stato come un ulteriore segnale di attenzione e affetto nei confronti di Napoli e della Campania. Il tema della restanza, ha spiegato, deve diventare la nuova sfida, soprattutto in una fase in cui alcune delle risorse legate al Pnrr si avviano verso l'esaurimento. Da qui la necessità di consolidare quanto costruito, attraverso una rete che coinvolga istituzioni, Terzo settore e imprenditoria privata.

Ma a restituire la dimensione del problema sono soprattutto i numeri presentati nel corso dell'incontro. Secondo l'indagine Demopolis per la Fondazione Con il Sud, il 73% degli italiani si dichiara preoccupato per lo spopolamento, una quota che nel Mezzogiorno sale all'81%. Ancora più diffusa la preoccupazione per il trasferimento dei giovani all'estero o verso il Centro-Nord: l'82% a livello nazionale, con una percentuale che raggiunge il 92% nel Sud. La denatalità, invece, è una questione che attraversa tutto il Paese: otto italiani su dieci la considerano un fenomeno preoccupante.

Tra il 2001 e il 2023 il Mezzogiorno ha perso circa 730mila residenti. E le proiezioni Istat, anche nello scenario meno pessimista, stimano una contrazione di circa otto milioni di abitanti entro il 2080, con una particolare riduzione delle fasce più giovani. Numeri che raccontano il rischio di un territorio destinato a perdere non soltanto popolazione, ma anche energie, competenze e possibilità di sviluppo.

È proprio contro questa prospettiva che la Fondazione Con il Sud ha scelto di festeggiare il proprio ventennale. Il presidente Stefano Consiglio ha ricordato come lo spopolamento non sia una questione esclusivamente meridionale: «Se il Sud si spopola questo non è soltanto un problema del Sud, è un problema di tutta l'Italia». L'obiettivo è raccontare anche l'altra faccia del Mezzogiorno, quella delle comunità che reagiscono, dei progetti che generano lavoro e dei giovani che scelgono di investire nella propria terra.

In apertura, il cardinale Mimmo Battaglia aveva ricordato il significato di quella scommessa nata vent'anni fa: credere che il Sud potesse diventare protagonista del proprio destino. Un messaggio al quale ha fatto eco la presenza di Mattarella, per il quale la possibilità di restare, tornare o arrivare nel Mezzogiorno non è soltanto un'ambizione territoriale, ma una questione che riguarda il futuro dell'Italia intera.

Prima di ripartire per Roma, il presidente Mattarella ha voluto concedersi anche una visita all'antico quadriportico della Cattedrale di Napoli, accompagnato da don Antonio Loffredo, direttore del Mudd, il Museo diocesano diffuso. Il Capo dello Stato ha attraversato la parte più antica del Duomo, risalente al V secolo, soffermandosi sugli scavi archeologici, sui mosaici e sul calendario marmoreo del IX secolo che racconta la vita liturgica della città. Un'ultima tappa tra le testimonianze di una Napoli che custodisce nel suo patrimonio storico e culturale una parte importante della propria identità.