La Corte d'Assise di Roma ha condannato all'ergastolo Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, e della loro figlia Andromeda, di appena undici mesi. La sentenza di primo grado è arrivata giovedì 5 novembre 2026, a diciassette mesi dal ritrovamento dei corpi nel parco di Villa Pamphili, nella Capitale.
I giudici hanno accolto la richiesta di condanna all'ergastolo avanzata dalla Procura di Roma, al termine di un processo che ha ricostruito gli ultimi giorni di vita della giovane madre e della bambina, le condizioni precarie nelle quali viveva la famiglia e i numerosi contatti che l'imputato aveva avuto con le forze dell'ordine prima della scoperta dei cadaveri.
Kaufmann, conosciuto anche con il nome di Rexal Ford, ha sempre respinto le accuse. La difesa aveva chiesto l'assoluzione per entrambi gli omicidi, sostenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare la responsabilità dell'imputato.
I corpi ritrovati nel parco il 7 giugno 2025
La vicenda aveva sconvolto Roma il 7 giugno 2025, quando nel grande parco di Villa Pamphili erano stati scoperti i corpi senza vita di una donna e di una bambina.
La piccola Andromeda era stata trovata vicino a una siepe. A circa cento metri di distanza, nascosto sotto un telo nero tra gli oleandri, si trovava il corpo della madre, Anastasia Trofimova, cittadina russa di 28 anni.
Le indagini avevano successivamente consentito di ricostruire l'identità delle vittime e i loro rapporti familiari. La donna aveva conosciuto Francis Kaufmann a Malta, dove era iniziata una relazione dalla quale era nata la bambina.
L'uomo, cittadino statunitense, utilizzava il nome di Rexal Ford e si presentava come regista e sceneggiatore cinematografico. Dopo essersi trasferiti a Roma, i tre avevano progressivamente perso una sistemazione stabile e avevano cominciato a vivere in condizioni di grave precarietà.
Nelle settimane precedenti al delitto trascorrevano spesso le notti all'interno del parco, utilizzando giacigli di fortuna.
La ricostruzione dei due omicidi
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Procura di Roma, Anastasia Trofimova sarebbe stata uccisa per prima, intorno al 2 giugno 2025.
Gli accertamenti medico-legali hanno individuato nel soffocamento la causa della morte della donna. Il corpo sarebbe stato successivamente occultato tra la vegetazione del parco.
La piccola Andromeda sarebbe invece rimasta in vita per alcuni giorni dopo la morte della madre. Secondo l'accusa, Kaufmann avrebbe continuato a spostarsi per la città con la figlia, fino a ucciderla mediante strangolamento.
Le due morti, pur avvenute in momenti differenti, sono state considerate dagli inquirenti parte di una stessa vicenda criminale.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero Antonio Verdi, ha portato alla contestazione del duplice omicidio aggravato e dell'occultamento di cadavere.
Tra le aggravanti contestate figuravano i motivi futili e abietti, la minorata difesa, la relazione affettiva con la vittima adulta e il rapporto di discendenza con la bambina.
I controlli della polizia prima della tragedia
Uno degli aspetti più discussi del processo ha riguardato i controlli effettuati dalle forze dell'ordine nei confronti di Kaufmann nei giorni precedenti al ritrovamento dei corpi.
L'uomo era stato identificato in strada almeno tre volte. L'ultimo intervento risaliva al 5 giugno 2025, quando si trovava insieme alla bambina e appariva in evidente stato di alterazione dovuto all'alcol.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, in quel momento Anastasia era già morta, mentre Andromeda sarebbe stata ancora viva.
Il pubblico ministero Antonio Verdi, durante la requisitoria, aveva criticato l'operato degli agenti intervenuti, ritenendo che una valutazione più approfondita delle condizioni dell'uomo e della minore avrebbe potuto determinare un intervento di protezione.
La vicenda ha sollevato interrogativi sulla capacità di riconoscere situazioni di rischio e vulnerabilità, soprattutto quando coinvolgono bambini molto piccoli e persone prive di una sistemazione abitativa stabile.
Nel processo si è costituita parte civile anche l'associazione Differenza Donna, che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di accertare eventuali carenze nei meccanismi istituzionali di prevenzione e tutela delle vittime.
La fuga in Grecia e l'arresto a Skiathos
Dopo il ritrovamento dei corpi, Francis Kaufmann aveva lasciato l'Italia, raggiungendo la Grecia.
Le indagini avevano consentito di ricostruire i suoi spostamenti e di localizzarlo sull'isola di Skiathos, dove era stato arrestato il 13 giugno 2025.
Successivamente era stato estradato in Italia e trasferito nel carcere romano di Rebibbia.
Fin dalle prime fasi del procedimento, l'imputato aveva contestato le accuse e sostenuto di non essere responsabile delle morti della compagna e della figlia.
Durante il processo erano emerse anche questioni legate alle sue condizioni psichiche e alla capacità di partecipare consapevolmente al giudizio.
Il dibattimento aveva subito una sospensione per consentire accertamenti specialistici. Dopo un periodo di monitoraggio clinico e di trattamento sanitario, nel giugno 2026 i giudici avevano disposto la ripresa del processo, ritenendo che l'imputato fosse nuovamente in grado di affrontarlo.
La richiesta dell'ergastolo e la posizione della difesa
Il 26 ottobre 2026, al termine della requisitoria davanti alla Prima Corte d'Assise di Roma, il pubblico ministero Antonio Verdi aveva chiesto la condanna di Kaufmann all'ergastolo, accompagnata da tre anni di isolamento diurno.
La Procura aveva descritto una condotta caratterizzata, secondo la propria interpretazione, da lucidità e capacità di manipolazione, respingendo l'ipotesi che l'imputato fosse incapace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Nel corso del dibattimento erano state esaminate testimonianze, comunicazioni personali e immagini delle telecamere che avevano contribuito a ricostruire gli ultimi spostamenti della famiglia.
Particolare attenzione era stata riservata anche ai messaggi inviati dai genitori di Anastasia, nei quali emergevano preoccupazioni per la relazione della figlia e per il comportamento del compagno.
La difesa, rappresentata dall'avvocato Paolo Foti, aveva invece sostenuto l'insufficienza del quadro probatorio, richiamando l'assenza di impronte digitali dell'imputato sui corpi e contestando la possibilità di attribuirgli con certezza entrambi gli omicidi.
Nell'ultima udienza, celebrata il 5 novembre, il legale aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto, anche attraverso una formula che tenesse conto degli eventuali dubbi sulla responsabilità penale.
La Corte d'Assise ha pronunciato una sentenza di segno opposto, disponendo la pena dell'ergastolo.
Il processo e gli accertamenti psichiatrici
Le condizioni di salute mentale dell'imputato avevano rappresentato un altro passaggio importante del procedimento.
Durante il dibattimento, Kaufmann aveva manifestato comportamenti che avevano reso necessario un approfondimento sulla sua capacità di partecipare al processo.
I giudici avevano inizialmente disposto accertamenti e un percorso sanitario, sospendendo temporaneamente il giudizio. Nel giugno 2026, dopo le valutazioni cliniche, il procedimento era ripreso.
L'8 ottobre la Corte d'Assise aveva respinto un'ulteriore richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa. Secondo i giudici, la documentazione sanitaria disponibile non conteneva elementi oggettivi sufficienti a giustificare nuovi accertamenti sulla capacità processuale e sull'imputabilità dell'uomo.
La decisione aveva consentito di proseguire verso le conclusioni delle parti e la sentenza di primo grado.