C'è un momento nella vita in cui il passato diventa una specie di lasciapassare universale. Hai scritto canzoni che hanno attraversato generazioni, cambiato il linguaggio della musica, vinto un Premio Nobel per la Letteratura e allora puoi anche presentarti incappucciato davanti al Papa. Senza toglierti il cappuccio, senza preoccuparti troppo del cerimoniale, come se stessi entrando in una stazione ferroviaria e non nel Palazzo Apostolico.
Bob Dylan, 85 anni, si è presentato così all'incontro con Leone XIV. Vestito di nero, una felpa con il cappuccio calato sulla testa, un cappello sotto, e in mano un ombrello altrettanto nero. Sembrava un personaggio uscito da un film di Star Wars, uno di quelli che compaiono nell'oscurità, pronunciano poche parole e poi scompaiono prima che qualcuno riesca a capire da quale pianeta siano arrivati.
E l'ombrello completa la scena. Non tanto uno strumento per ripararsi dalla pioggia, quanto un accessorio di scena, quasi un dispositivo magico. Uno di quegli oggetti che, quando il proprietario decide di aprirli, lo rendono invisibile. Un piccolo trucco per sottrarsi al mondo, almeno finché il mondo continua ostinatamente a fotografarlo.
Il personaggio è diventato più forte dell'uomo
L'incontro con il Pontefice, documentato dalle fotografie diffuse dal Vaticano, è durato pochi minuti. Il Papa ha donato al cantautore un rosario, ricevendo in cambio una copia di Chronicles - Volume 1, l'autobiografia dell'artista.
Ma più dello scambio dei doni ha colpito l'immagine dei due protagonisti. Da una parte Leone XIV, nella tradizionale veste bianca, espressione di un'istituzione che ha costruito la propria identità anche attraverso i simboli e i rituali. Dall'altra Dylan, avvolto nel nero, quasi intenzionato a dimostrare che l'unico cerimoniale che riconosce è quello inventato da lui stesso.
È una contrapposizione visiva perfetta. Il bianco e il nero, la solennità e l'imprevedibilità, l'istituzione e il personaggio.
Certo, l'anticonformismo è stato una delle caratteristiche fondamentali della carriera di Dylan. Negli anni Sessanta ha cambiato pelle quando il pubblico pretendeva che restasse il portavoce della canzone di protesta. Ha abbandonato l'immagine del cantautore folk, si è presentato con una chitarra elettrica, ha attraversato il rock, il country, il gospel e decine di altre identità musicali.
Ma c'è una differenza tra sfuggire alle aspettative e fare della propria imprevedibilità un costume permanente. A forza di non voler essere riconoscibile, Dylan è diventato riconoscibilissimo proprio per la sua ostinazione a non assomigliare mai a quello che gli altri si aspettano.
L'ombrello nero e l'arte di scomparire
Nelle fotografie dell'incontro, l'ombrello è forse il dettaglio più interessante. Perché il cappuccio può essere una scelta di abbigliamento, una vecchia abitudine, persino una forma di protezione dal freddo. L'ombrello, invece, aggiunge un elemento quasi cinematografico.
È difficile non immaginare Dylan come un vecchio cavaliere Jedi, sopravvissuto a mille battaglie musicali, che si aggira nei corridoi del Vaticano custodendo segreti che nessuno riuscirà mai a conoscere.
E quando qualcuno cerca di avvicinarsi troppo, ecco l'ombrello. Basta aprirlo per sparire alla vista, interrompere le domande, lasciarsi alle spalle giornalisti e fotografi.
Naturalmente è una fantasia. Ma tutta l'immagine di Dylan sembra costruita per alimentarla. L'artista che ha trascorso la vita a fuggire dalle definizioni è diventato, con il passare degli anni, una definizione ambulante di mistero.
Il paradosso è che più cerca di sottrarsi allo sguardo pubblico, più attira l'attenzione. Un uomo qualsiasi vestito in quel modo durante un'udienza pontificia provocherebbe probabilmente qualche perplessità. Bob Dylan, invece, diventa immediatamente un'icona.
Quando il passato autorizza tutto
È questo il vero privilegio dei grandi personaggi. Non tanto poter ignorare le convenzioni, quanto riuscire a trasformare qualsiasi eccentricità in una manifestazione della propria grandezza.
Se hai scritto Blowin' in the Wind, Like a Rolling Stone e The Times They Are a-Changin', puoi presentarti davanti al Papa anche come un misterioso viaggiatore intergalattico. Nessuno si scandalizza davvero. Anzi, tutti cercano un significato nascosto.
Forse il cappuccio rappresenta la distanza dalla celebrità. Forse l'ombrello simboleggia il desiderio di proteggere la propria identità. Forse il nero è una dichiarazione estetica. O forse, molto più semplicemente, Dylan si veste così perché gli piace.
Il problema, semmai, è nostro. Abbiamo trasformato i grandi artisti in creature alle quali non è più consentita la normalità. Ogni gesto deve contenere un messaggio, ogni silenzio una filosofia, ogni accessorio un simbolo.
E Dylan, che questo meccanismo lo conosce benissimo, sembra divertirsi a non offrire spiegazioni.
Dal cappello da cowboy al cappuccio di Star Wars
Non era la prima volta che il cantautore incontrava un pontefice. Nel 1997 si era esibito davanti a Giovanni Paolo II durante il Congresso eucaristico nazionale di Bologna, davanti a centinaia di migliaia di persone.
Allora indossava un cappello da cowboy, che si tolse prima di salutare Karol Wojtyla. Quasi trent'anni dopo, il cappello ha lasciato spazio al cappuccio e l'immagine è diventata ancora più enigmatica.
Nel frattempo Dylan ha continuato a esibirsi, a cambiare arrangiamenti, a rendere irriconoscibili persino alcune delle sue canzoni più celebri. Nei concerti limita le fotografie e le riprese con gli smartphone, mantenendo un controllo rigoroso sulla propria presenza pubblica.
L'incontro con Leone XIV aggiunge un altro tassello a questa lunga costruzione del personaggio.
Il Pontefice, peraltro, conosce bene la sua musica. Nel luglio 2026 aveva utilizzato alcuni versi di Go Away You Bomb, una composizione contro le armi nucleari scritta nel 1963, nella prefazione di un volume dedicato alla pace e al disarmo.
Esiste dunque un legame culturale reale tra i due, che va oltre la curiosità suscitata dalle fotografie.
Il privilegio di non dover spiegare niente
Alla fine, il dettaglio più interessante non è che Bob Dylan si sia presentato incappucciato davanti al Papa. È che probabilmente nessuno avrebbe immaginato di vederlo arrivare in modo diverso.
Quando si diventa un personaggio a tutti i costi, anche l'eccentricità finisce per trasformarsi in una forma di conformismo personale. Il pubblico non si aspetta più un gesto normale. Pretende il mistero, l'aria sfuggente, il cappuccio, l'ombrello nero.
E forse Dylan lo sa meglio di chiunque altro.
A 85 anni non ha più niente da dimostrare. Può permettersi di entrare in Vaticano come un personaggio di Star Wars, stringere la mano al Pontefice e andarsene senza spiegare il proprio abbigliamento.
Resta soltanto una domanda, inevitabilmente ironica: se un giorno decidesse di presentarsi in giacca e cravatta, senza cappello, senza cappuccio e senza quell'ombrello capace di renderlo invisibile, riusciremmo ancora a riconoscerlo?