Ercolano

Dopo decenni di chiusura, la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio tornano accessibili al pubblico ed entrano nel percorso di visita del Parco Archeologico di Ercolano.

Due dimore molto diverse tra loro, ma entrambe straordinarie per tecniche costruttive e ricchezza di reperti e decorazioni, che segnano una nuova tappa del Progetto Domus.

Per chi visita, le novità sono concrete. Le due case aprono una finestra sul modo di abitare una città romana di duemila anni fa.

Da una parte, la Casa dell’Atrio a Mosaico, un’ampia e sfarzosa dimora affacciata sul mare, in cui gli effetti catastrofici dell’eruzione del ’79 d.C. sono ben visibili non solo nei numerosi elementi in legno carbonizzato rinvenuti, ma soprattutto nel suggestivo pavimento dell’atrio, che mostra i segni del peso del materiale vulcanico che per quasi due millenni ne ha nascosto la bellezza.

Si potrà passeggiare lungo il giardino e ammirare gli ambienti restaurati che vi si affacciano, ricchi di preziosi intonaci e controsoffitti finemente decorati. Dallo splendido salone monumentale, l’Oecus Aegyptius, si vedrà il grande atrio con il maestoso e suggestivo mosaico pavimentale da cui la casa prende il nome.

Dall’altra, la Casa a Graticcio, è invece un edificio più modesto, una sorta di piccolo “condominio”, con bottega al piano terra e alloggi al primo piano che conservano ancora intatto il loro arredo. Inoltre, offre scorci inaspettati e del tutto nuovi; si tratta della prima casa in cui il pubblico potrà accedere ad un primo piano ed ammirare dall’alto il percorso lungo il cardo IV, l’antica strada di età imperiale che in antico conduceva al mare.

"La riapertura della Casa dell’Atrio a Mosaico e della Casa a Graticcio - dichiara il Direttore generale Musei Luca Mercuri - rappresenta un risultato importante per Ercolano e un esempio concreto delle politiche di valorizzazione, fruizione e accessibilità che la Direzione generale Musei ha strutturato e promosso negli ultimi anni su scala nazionale.

Il Parco archeologico di Ercolano si conferma un modello di buone pratiche, capace di coniugare l’attenzione alla manutenzione e alla conservazione programmata del patrimonio con il progressivo ampliamento delle opportunità di visita e di conoscenza. La lunga e proficua collaborazione con il Packard Humanities Institute dimostra inoltre il valore di una cooperazione tra pubblico e privato fondata sulla condivisione degli obiettivi e sulla continuità degli interventi.

È proprio questa capacità di integrare conservazione, ricerca e accessibilità, attraverso una progettualità di lungo periodo, a rendere l’esperienza di Ercolano particolarmente significativa per l’intero sistema museale nazionale".

"Restituire al pubblico due case rimaste chiuse per decenni significa aprire le porte a luoghi straordinari per architettura, decorazioni e stato di conservazione. Ma significa anche mostrare un modo di lavorare: con il Progetto Domus consideriamo le dimore come parti di un unico patrimonio da conservare e mantenere nel tempo.

La riapertura non chiude il lavoro, è una tappa di un percorso continuo di cura e tutela, che portiamo avanti con il Packard Humanities Institute, grazie ad un partenariato pubblico-privato attivo a Ercolano da oltre venticinque anni", dichiara Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano.

Con queste due riaperture il programma dedicato a sei tra le dimore più importanti del sito compie un ulteriore passo avanti. Avviato per recuperare edifici che nel corso degli anni avevano accumulato numerose criticità, tra coperture deteriorate, esposizione agli agenti atmosferici e fragilità delle strutture antiche, il programma ha già consentito di restituire al pubblico la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025, e la Casa del Mobilio Carbonizzato, tornata accessibile nel luglio 2026.

L’arch. Jane Thompson, incaricata della gestione della collaborazione pubblico-privata per conto delle fondazioni Packard dal suo esordio nel 2001, dichiara: "Si è trattato di affrontare una grande sfida conservativa, un lavoro lungo, meticoloso e molto complesso, perché qui ad Ercolano da tempo si è scelto di misurarsi non solo con la materia antica, ma anche con i restauri realizzati all’epoca dello scavo a cielo aperto condotto da Amedeo Maiuri, di cui celebreremo il centenario l’anno prossimo".

Questa scelta ha permesso di affrontare via via le situazioni più critiche e, allo stesso tempo, di creare le condizioni per una manutenzione continua degli edifici già recuperati. Raggiunte le condizioni di sicurezza e conservazione necessarie per la riapertura, il lavoro continuerà sugli apparati decorativi e sugli arredi che richiedono ulteriori interventi. Altre attività già inserite nella programmazione del Parco permetteranno di completare progressivamente il recupero delle case e di ampliare nel tempo gli spazi visitabili.

Il Progetto Domus conferma così l’impegno del Parco per una conservazione che non si esaurisce nel singolo intervento, ma prosegue con manutenzione, monitoraggio e nuove fasi di lavoro. Restituire al pubblico luoghi rimasti a lungo chiusi significa ampliare l’esperienza di visita e garantire che la riapertura sia parte di un percorso continuo di cura e tutela.

Alla presentazione hanno fatto gli onori di casa la Direttrice Federica Colaiacomo e i rappresentanti del Packard Humanities Institute e del suo braccio operativo in Italia l’Istituto Packard per i Beni Culturali.