Riconoscere la cura dei cavalli tra le attività agricole connesse, dando alle imprese certezze normative e fiscali e valorizzando il ruolo dell’agricoltura nella tutela degli animali anche dopo la fine della loro carriera sportiva o lavorativa.
È la proposta lanciata da Coldiretti nel corso del convegno “Il cavallo nella filiera agricola: riconoscimento, tutela e sviluppo”, promosso da Donne Coldiretti nell’ambito della 128ª edizione di Fieracavalli a Verona.
La richiesta è di qualificare come attività agricola connessa l’attività di ricovero, custodia e mantenimento di cavalli ed equini, anche di proprietà di terzi e dietro corrispettivo, quando svolta dall’imprenditore agricolo.
Una proposta che comprende la disponibilità di strutture e spazi, la somministrazione degli alimenti e le ordinarie attività di cura e gestione degli animali, con l’applicazione del regime fiscale previsto dall’articolo 5 della legge 413 del 1991.
“Il cavallo non può essere considerato una risorsa soltanto durante la sua carriera sportiva o quando viene impiegato in attività ricreative come l’ippoturismo.
Anche dopo il fine carriera ha bisogno di cure, alimentazione, ricoveri e assistenza quotidiana, spesso per molti anni. Le aziende agricole, grazie alla disponibilità di terreni, strutture e competenze, possono offrire una risposta concreta a queste esigenze. Occorre però riconoscere e sostenere questa funzione, superando le incertezze normative e fiscali che oggi frenano lo sviluppo di un'attività importante per il benessere degli animali e per il reddito delle imprese” spiega il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.
La proposta si inserisce in un settore che conta già una presenza significativa nel mondo agricolo: sono circa 27mila le aziende agricole italiane con allevamenti di equini, secondo il Censimento Istat 2020. Una realtà che può contribuire a sviluppare nuove attività e servizi, dalla cura degli animali al turismo rurale, fino ai progetti educativi e di inclusione.
Il cavallo è infatti sempre più protagonista dell’ippoturismo, con i cammini di Campagna Amica, le ippovie e i sentieri. Non a caso sono quasi 1.400 gli agriturismi italiani che propongono attività di equitazione, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, anche in Campania ci sono numerose opportunità.
Ci sono mete ambite per il turismo equestre praticamente in tutte le province:
Area Flegrea e Parco Nazionale del Vesuvio: sono le zone più attive per le escursioni. Le mete più gettonate sono le passeggiate lungo i sentieri del Lago d'Averno. Sui sentieri vesuviani si cavalca in percorsi lavici unici al mondo, spesso attraversando vigneti storici con soste per degustazioni enogastronomiche locali.
Litorale Domizio ed area casertana: molto suggestivi percorsi sulla spiaggia al tramonto tra Cuma e Castel Volturno. Ippoturismo in agriturismo nella zona di Vairano. Parco Nazionale del Vesuvio: perfetto per chi desidera cavalcare su sentieri
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano: offre trekking equestri più lunghi e immersivi tra macchia mediterranea, montagne e fiumi montani, ideali per staccare dal caos cittadino.
Entroterra Sannita e Irpino: le aree montane del Matese, del Taburno e di Montella sono perfette per il turismo equestre rurale d'alta quota, circondati da boschi e vallate incontaminate.
Accanto al turismo, cresce anche il ruolo del cavallo nell’agricoltura sociale, attraverso iniziative di ippoterapia e attività assistite rivolte a ragazzi e adulti con disabilità. Esperienze che contribuiscono a costruire un nuovo modello di welfare rurale, particolarmente importante nelle aree interne, dove i servizi alla persona sono spesso più difficili da raggiungere.