Ariano Irpino

Hanno indossato una maglietta con il suo volto e quel sorriso disarmante, che non ha mai conosciuto nella vita, ostilità e rabbia verso quelcuno, neppure nei giorni più difficili del suo breve e duro calvario che lo ha strappato per sempre all'affetto di tutti a soli 58 anni. Dal campo polivalente Maddalena di Ariano Irpino l'omaggio degli amici rivolto a Marco D'Agostino, venuto a mancare troppo presto. Una morte ingiusta che ha addolorato un'intera città.

Il messaggio sincero e profondo dell'Over 35 di cui Marco faceva parte attivamente:

"Oggi l’Over35 scende in campo. Non lo fa con la solita leggerezza, non lo fa con il solito spirito goliardico. Oggi, ogni componente di questa grande famiglia, scenderà in campo con una grande tristezza e con un unico pensiero: rendere omaggio a Marco che è stato parte di questa grande famiglia. Marco con il suo sorriso, la sua bontà, la sua nobiltà d’animo, ci ha fatto dono della sua amicizia, della sua presenza. Questa sera, per l’ottava giornata del nostro campionato, su tutti i campi è stato osservato un minuto di silenzio. Un silenzio pieno di parole. Un silenzio capace di arrivare a Marco e alla sua famiglia. Per far sentire tutto il nostro affetto".

Emozionante la lettera pubblica di John Leo indirizzata a Marco, un fratello prezioso e impossibile da sostituire con nessun'altra cosa al mondo nella vita.

La scelta di rendere pubblica questa lettera di commiato non nasce dal desiderio di dare visibilità a un dolore che appartiene, prima di tutto, alla sfera più intima e personale. Nasce, piuttosto, dal desiderio di condividere una testimonianza, affinché chi leggerà queste parole possa comprendere quanto sia prezioso incontrare, nel corso della propria vita, una persona come te. Una persona capace, con la semplicità di un sorriso, di avvicinare gli altri, creare empatia, costruire legami autentici e far sentire ciascuno parte di qualcosa.

"Sei stato un pilastro della nostra comunità, non per il ruolo che occupavi, ma per ciò che eri e per quel dono, tanto raro quanto straordinario, di saper entrare nel cuore delle persone lasciandovi un segno.

È questo il senso della pubblicazione: non mettere in mostra il dolore di chi resta, ma dare valore all'esempio di chi se ne va. Perché certe persone meritano di essere ricordate non soltanto per il vuoto che lasciano, ma soprattutto per la ricchezza umana che hanno saputo donare.

E se queste parole riusciranno a far comprendere anche a una sola persona quanto siano importanti la gentilezza, il sorriso, la capacità di ascoltare e di creare legami, allora avranno raggiunto il loro scopo.
È con questo spirito che scelgo di condividere il mio ricordo di te, nella speranza di riuscire a restituire almeno una parte della grandezza della tua bontà e del valore che hai rappresentato per me e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti.

Ma ora voglio rivolgermi direttamente a te, con la semplicità e l'affetto che hanno sempre accompagnato la nostra amicizia.

Caro Marco, non avrei mai voluto trovarmi qui, oggi, a cercare le parole per salutarti. In queste ultime ore ho ripercorso tante volte con la mente la nostra vita, i momenti trascorsi insieme, le gioie, le difficoltà, le risate e le preoccupazioni. E ogni volta mi sono reso conto che quarantadue anni non si possono raccontare in poche parole. Ma soprattutto mi sono chiesto come si fa a salutare un fratello.

Perché è questo che sei stato per me, Marco. Un fratello. E oggi, mentre cerco di trovare la forza di lasciarti andare, sento dentro di me un dolore che conosco già e che avrei sperato di non dover provare mai più.

Perché oggi, con te, perdo il mio secondo fratello. Il primo era mio fratello di sangue. Tu, invece, sei stato il fratello che la vita mi ha fatto incontrare e che io ho scelto, giorno dopo giorno, per quarantadue anni. Uno mi è stato donato dalla nascita, l'altro dalla vita.

Sono due legami diversi, ma il dolore di perdervi ha qualcosa di terribilmente simile. È come se ogni volta se ne andasse una parte di me, della mia storia, di ciò che sono.

Non avrei mai immaginato di dover affrontare due volte un dolore così grande. E forse ciò che oggi mi pesa di più è sapere che, insieme alla tua presenza, perderò anche quella parte di me che esisteva soltanto quando eravamo insieme.

Quarantadue anni, Marco. Abbiamo trascorso insieme quasi una vita intera. Eravamo giovani quando le nostre strade si sono incontrate. Avevamo davanti un futuro che ci sembrava infinito, tanti sogni, tante speranze e quella spensieratezza che soltanto la giovinezza sa regalare.

Poi, senza quasi accorgercene, siamo cresciuti. Abbiamo visto cambiare le nostre vite, fatto scelte importanti, costruito le nostre famiglie. Ci siamo visti diventare uomini, mariti, padri.

Abbiamo condiviso la gioia dei nostri matrimoni, l'emozione della nascita dei nostri figli e la felicità di vederli crescere. In tanti dei momenti più importanti della nostra vita tu c'eri, come io c'ero nei tuoi. Le nostre esistenze si sono intrecciate con quella naturalezza che appartiene soltanto ai rapporti veri.

Non avevamo bisogno di dimostrarci continuamente quanto fossimo importanti l'uno per l'altro. Lo sapevamo. Era una di quelle certezze alle quali, proprio perché sembrano così solide, si finisce per abituarsi. Forse troppo.

Perché oggi mi accorgo di quante cose abbiamo dato per scontate, convinti che ci sarebbe stato sempre un altro giorno, un'altra telefonata, un'altra risata. E invece darei qualsiasi cosa per vivere ancora una di quelle giornate normali che allora sembravano non avere nulla di speciale.

Ma noi, Marco, non abbiamo condiviso soltanto la felicità. Abbiamo attraversato insieme anche i momenti più difficili. Abbiamo conosciuto la sofferenza, le perdite, le paure e le preoccupazioni per le persone che amavamo.

Ci siamo stati vicini quando la vita ci ha chiesto di essere forti, anche quando forti non ci sentivamo affatto. E poi è arrivata questa malattia.

Una malattia ingiusta, crudele, che ha cambiato le nostre giornate e ci ha messo davanti a qualcosa che nessuno di noi voleva accettare.

Ho sperato tanto, Marco. Anche quando la ragione cominciava a comprendere ciò che il cuore continuava a rifiutare.

Ho sperato che ci fosse ancora tempo, che potessimo continuare a condividere la vita, che esistesse un modo per non arrivare a questo giorno.

E forse una parte di me continuerà a chiedersi perché. Perché proprio tu. Perché così presto. Perché, dopo tutto quello che avevamo attraversato insieme, ci sia stato chiesto anche questo.

Non credo che troverò mai una risposta. So soltanto che oggi sento un vuoto enorme. E il dolore più grande non è soltanto sapere che non potrò più vederti, ma immaginare tutti quei momenti nei quali sentirò il bisogno di parlarti e non potrò farlo.

Ci saranno cose che accadranno nella mia vita e che istintivamente vorrò raccontarti. Giorni in cui mi verrà naturale cercarti, perché per quarantadue anni sei stato parte delle mie abitudini, dei miei pensieri, della mia quotidianità.

Sarà soprattutto nelle piccole cose, nei gesti semplici, nelle parole che non potrò più dirti, che sentirò la tua mancanza. Perché quando perdi un fratello non perdi soltanto una persona che ami. Perdi qualcuno che custodiva insieme a te una parte della tua vita.

Tu conoscevi il ragazzo che sono stato, l'uomo che sono diventato, le mie gioie, le mie difficoltà. Eri testimone di tanti momenti che oggi appartengono soltanto ai nostri ricordi.

Ma c'è una cosa che, almeno in parte, mi consola: sapere che tutto ciò che abbiamo vissuto è stato vero, profondo, sincero. E che nessuno, nemmeno la morte, potrà portarci via questi quarantadue anni.

Oggi, però, il dolore non è soltanto mio. Lo vive profondamente anche mia moglie, perché tu non sei mai stato soltanto un mio amico. Sei stato parte della nostra famiglia. Le nostre mogli, i nostri figli, le nostre case, le gioie e le preoccupazioni: negli anni tutto si è intrecciato fino a diventare una storia condivisa. Abbiamo costruito molto più di un'amicizia tra due persone. Abbiamo costruito un legame tra due famiglie.

Ed è per questo che oggi voglio rivolgermi anche a Nadia. Cara Nadia, so che nessuna parola, soprattutto oggi, può davvero consolare il tuo cuore. Hai condiviso con Marco una vita fatta di amore, sacrifici, speranze, progetti, gioie e difficoltà. Avete costruito insieme una famiglia bellissima, ed è proprio in quella famiglia che continuerà a vivere la parte più importante di lui.

Ma oggi voglio soprattutto dirti grazie. Grazie per la forza, il coraggio, la pazienza e la dignità con cui hai affrontato questi momenti così difficili. Grazie per la dedizione instancabile, per la dolcezza e per l'amore incondizionato con cui sei rimasta accanto a Marco, anche quando la stanchezza, la paura e il dolore avrebbero potuto prendere il sopravvento.

Sei stata per lui tutto ciò che una persona, nei momenti più difficili della malattia, potrebbe desiderare: una presenza amorevole e rassicurante, un sostegno instancabile, una mano da stringere, un rifugio sicuro nei giorni più bui.

Hai saputo prenderti cura di lui con una generosità e una sensibilità straordinarie, mettendo tante volte da parte te stessa, senza mai fargli mancare la cosa più preziosa: la certezza di essere amato e di non essere solo. E questo, Nadia, è qualcosa di immenso, che merita tutta la nostra gratitudine e ammirazione. Non voglio dirti che il tempo cancellerà il dolore, perché certe assenze non si cancellano. L'amore vero, però, non finisce con un addio: continua a vivere nei ricordi, nei gesti, negli sguardi e in tutto ciò che avete costruito insieme.

E voglio dirti una cosa, con tutto il cuore: non sarai sola. Così come tu non hai mai lasciato solo Marco, voglio che tu sappia che anche noi ci saremo per te, con affetto, discrezione e riconoscenza, ogni volta che ne avrai bisogno.

Io e mia moglie continueremo a esserti vicini, come abbiamo cercato di fare in tutti questi anni. Nulla sarà più come prima, lo sappiamo. Ma l'affetto che ci ha uniti a Marco non finisce oggi, così come non finisce il legame tra le nostre famiglie.

Anzi, oggi sento ancora più forte il desiderio di custodirlo. E poi ci siete voi, Giovanni, Mariachiara e Matteo. Vorrei potervi togliere almeno una parte del dolore che state vivendo. Vorrei che la vita non vi avesse chiesto così presto di affrontare una perdita tanto grande. Avete avuto un padre che vi ha amato profondamente e che continuerà a vivere dentro di voi. Io ho avuto il privilegio di conoscerlo per quarantadue anni.

L'ho conosciuto quando eravamo giovani, quando ancora nessuno di noi sapeva quale strada avrebbe preso la propria vita. L'ho visto crescere, affrontare le sue responsabilità, costruire la sua famiglia. L'ho visto diventare vostro padre.

Per questo, se un giorno vorrete ascoltare qualcosa di lui, magari anche qualcosa che non sapete, io avrò sempre un ricordo da raccontarvi.

Vi parlerò del Marco che ho conosciuto da ragazzo, dell'amico, del fratello. Vi racconterò gli episodi che oggi riescono a farmi sorridere anche attraverso le lacrime, i momenti belli e tutto ciò che ha reso così speciale la nostra amicizia.

Vorrei che, attraverso i miei ricordi, poteste continuare a conoscere anche quella parte della sua vita che abbiamo vissuto insieme.

E quando arriveranno i momenti importanti del vostro futuro, quelli in cui avreste desiderato avere vostro padre accanto, sappiate che il suo amore continuerà ad accompagnarvi. Lo ritroverete nei valori che vi ha trasmesso, nella famiglia che ha costruito e nel bene che ha lasciato.

E io, per quanto potrò, ci sarò. Non pretenderò mai di riempire il vuoto che vostro padre lascia, perché nessuno potrebbe farlo e nessuno dovrebbe provarci.

Ma vi vorrò bene anche per lui. Continuerò a sentire la vostra famiglia parte della mia, come è sempre stato. Perché Marco era mio fratello. E i figli di un fratello non diventano estranei nel giorno in cui quel fratello se ne va. Marco, fratello mio, adesso torno a parlare a te. Tra le tante cose che vorrei dirti, ce n'è una che racchiude tutte le altre. Grazie.

Grazie per aver attraversato con me quarantadue anni di vita. Grazie per esserci stato nei giorni felici e in quelli difficili, per aver condiviso la giovinezza, la maturità, le nostre famiglie, le gioie e i dolori. Grazie per essere stato una presenza così importante da non dover mai mettere in discussione il posto che avevi nella mia vita.

Quel posto era tuo. E lo sarà sempre. Quando ho perso mio fratello di sangue ho capito quanto possa essere doloroso continuare a vivere senza una persona che è parte di te. Pensavo di conoscere già quel dolore.

Ma oggi, perdendo te, scopro che la vita può chiederti di affrontarlo ancora, in un modo diverso, ma altrettanto profondo.

Ho avuto due fratelli. Uno me lo ha dato il sangue, l'altro me lo ha regalato la vita. E oggi mi ritrovo a dover vivere senza entrambi. È un pensiero che mi spezza il cuore. Eppure voglio provare a trasformare almeno una parte di questo dolore in gratitudine. Perché, anche se oggi la sofferenza è immensa, so di essere stato fortunato ad averti incontrato.

Non tutti hanno la fortuna di trovare, lungo il proprio cammino, un amico che diventa famiglia. Non tutti possono guardarsi indietro e ritrovare accanto a sé la stessa persona per quarantadue anni.
Io questa fortuna l'ho avuta. E quella persona eri tu. Mi mancherai, Marco. Mi mancheranno le nostre parole, le nostre abitudini, la possibilità di condividere anche le cose più semplici.

Mi mancherà soprattutto quella sicurezza che nasce dal sapere di avere accanto un fratello, qualcuno che conosce la tua storia senza bisogno che tu debba raccontarla. So che ci saranno momenti nei quali sentirò la tua assenza con una forza che oggi non riesco nemmeno a immaginare.

Ma ti faccio una promessa. Non permetterò che la tua assenza cancelli la tua presenza dalla nostra vita. Continueremo a parlare di te, a ricordarti, a raccontare quello che abbiamo vissuto. Continueremo a voler bene a Nadia, a Giovanni, a Mariachiara e a Matteo, custodendo quel legame tra le nostre famiglie che considero una delle cose più preziose che questi quarantadue anni ci abbiano lasciato.

E cercheremo, anche quando sarà difficile, di continuare a vivere con la voglia di sorridere, perché so che è questo che vorresti per le persone che ami. Vorrei abbracciarti ancora una volta.

Un abbraccio di quelli che non hanno bisogno di parole, perché dentro ci sono anni di vita, di amicizia, di affetto e di gratitudine. Vorrei avere ancora un po' di tempo per dirti quanto sei stato importante per me.

Forse non ce lo siamo detti abbastanza. Forse certe cose, tra fratelli, si danno per scontate. Ma oggi voglio dirtelo, davanti a tutti, senza nascondere le lacrime.

Ti ho voluto bene come a un fratello. E come a un fratello continuerò a volertene per tutta la vita. Non so cosa ci sia dopo questo nostro cammino. Ma mi piace pensare che, da qualche parte, un giorno, ci sarà ancora la possibilità di ritrovarci. E se quel giorno arriverà, vorrei ritrovare voi due, i miei fratelli. Quello che la vita mi aveva dato attraverso il sangue e quello che mi aveva donato attraverso l'amicizia. Mi piace immaginare che allora non ci sarà più bisogno di salutarci, né di avere paura di perderci ancora. E che io e te, Marco, potremo riprendere a parlare proprio da dove ci siamo interrotti. Come abbiamo fatto tante volte in questi quarantadue anni.

Oggi non riesco a dirti addio. E forse non ci riuscirò mai. Perché a un fratello non si dice davvero addio. Lo si porta dentro, nella memoria, nel cuore, nelle persone che ha amato e in tutto ciò che ci ha lasciato.

Ciao Marco, fratello mio. Grazie per avermi regalato una fratellanza lunga quarantadue anni. Avrei voluto che durasse ancora, molto più a lungo. Ma quello che mi hai lasciato sarà con me finché vivrò. Ho perso un altro fratello, ma non perderò mai il bene che ci ha uniti. E finché avrò voce per raccontare di te e cuore per ricordarti, tu continuerai a essere parte della mia vita. Ti voglio bene, fratello mio. Oggi, domani, sempre.