La sconfitta elettorale, il crollo di Wall Street, le accuse rivolte agli americani che hanno votato per i Democratici e adesso anche una giudice federale che blocca uno dei suoi progetti monumentali. Per Donald Trump sono giorni difficili. Il presidente degli Stati Uniti, 80 anni, si ritrova ad affrontare una delle fasi più complicate del suo secondo mandato, mentre il dibattito pubblico americano torna a interrogarsi sulla sua lucidità, sulle reazioni sempre più aggressive alle critiche e sulla capacità di gestire una presidenza politicamente indebolita.

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno consegnato ai Democratici il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato, ridimensionando il potere del presidente negli ultimi due anni alla Casa Bianca. Un risultato che ha modificato gli equilibri istituzionali e che Trump continua a commentare con attacchi agli avversari, contestazioni politiche e dichiarazioni destinate ad alimentare nuove polemiche.

Trump accusa gli elettori: il crollo della Borsa è colpa vostra

L'ultima offensiva è arrivata attraverso Truth Social, il social network utilizzato dal presidente per comunicare direttamente con i suoi sostenitori. Dopo la pesante seduta di giovedì 5 novembre, quando il Nasdaq ha perso il 5,52% e il Dow Jones ha bruciato oltre 1.800 punti, Trump ha attribuito la responsabilità del tracollo finanziario alla vittoria democratica.

Il presidente ha sostenuto che il mercato azionario abbia vissuto una delle peggiori giornate della sua storia a causa del risultato elettorale, ricordando agli americani le perdite subite dai fondi pensione e dai risparmi investiti in Borsa. Poi l'attacco diretto agli elettori, accusati di avere provocato con il loro voto la caduta dei mercati.

Una ricostruzione politica che non esaurisce le ragioni del crollo. Le vendite hanno interessato soprattutto le società tecnologiche legate all'intelligenza artificiale, in un contesto caratterizzato dai timori per nuove restrizioni sui data center e dai dubbi sulla sostenibilità degli investimenti miliardari del settore.

Significativo anche il fatto che, nella giornata immediatamente successiva alle elezioni, gli indici americani avessero inizialmente registrato forti rialzi. Il collegamento diretto tra voto democratico e crisi finanziaria, proposto dal presidente, non trova quindi una spiegazione univoca nell'andamento dei mercati.

Le accuse di brogli e il peso della sconfitta

La reazione di Trump riporta al centro anche il tema della regolarità delle elezioni. Nel mondo politico e mediatico vicino al presidente sono circolate nuove accuse di irregolarità, ma non sono emerse prove di frodi sistematiche capaci di mettere in discussione il risultato delle consultazioni.

Anzi, rispetto alle precedenti competizioni elettorali, molte contestazioni si sono rapidamente esaurite. Numerosi candidati repubblicani sconfitti hanno riconosciuto la vittoria degli avversari, mentre lo stesso presidente, nelle prime dichiarazioni dopo il voto, aveva affermato di accettare i risultati.

La portata della sconfitta rende particolarmente difficile sostenere una contestazione generalizzata. I Democratici hanno conquistato seggi e incarichi di governo anche in Stati tradizionalmente conservatori, intercettando il malcontento per il costo della vita, le politiche commerciali e la guerra con l'Iran.

Il presidente, che durante la campagna elettorale aveva chiesto agli americani di considerare il voto come un giudizio sulla sua amministrazione, dopo la sconfitta ha cercato di prendere le distanze dal risultato, sottolineando di non essere personalmente candidato.

Una contraddizione politica che alimenta le tensioni all'interno del Partito repubblicano, chiamato ora a confrontarsi con la perdita delle maggioranze parlamentari e con le prospettive delle elezioni presidenziali del 2028.

Una giudice blocca l'Arco di trionfo voluto dal presidente

Alle difficoltà politiche si aggiunge una nuova battuta d'arresto giudiziaria. La giudice federale Tanya Chutkan ha ordinato la sospensione per quattordici giorni dei lavori per la costruzione dell'imponente Arco di trionfo che Trump intende realizzare a Washington.

Il monumento, alto circa 76 metri, dovrebbe sorgere nei pressi del Cimitero nazionale di Arlington e dell'aeroporto Ronald Reagan, in un'area particolarmente delicata per la viabilità e per il suo valore storico.

Il provvedimento è arrivato poche ore dopo l'approvazione del progetto da parte della National Capital Planning Commission, che aveva espresso parere favorevole con otto voti contro quattro, nonostante le proteste di cittadini, veterani e rappresentanti delle amministrazioni locali.

La giudice ha sollevato dubbi sulla legittimità delle autorizzazioni, contestando in particolare il tentativo dell'amministrazione di utilizzare una legge risalente a circa un secolo fa per giustificare la costruzione di un monumento di dimensioni completamente diverse rispetto a quelle originariamente previste.

Al centro del contenzioso ci sono anche i possibili danni alla circolazione, alla sicurezza e ai servizi di emergenza. Il Distretto di Columbia e la Virginia hanno promosso iniziative giudiziarie per fermare l'opera, sostenendo che manchino le necessarie autorizzazioni del Congresso.

Per Trump il progetto rappresenta un intervento destinato a celebrare la storia e l'identità nazionale americana. I critici lo considerano invece un monumento eccessivo, capace di alterare uno dei luoghi più simbolici della capitale.

Il dibattito sulla salute mentale del presidente

Mentre si moltiplicano gli scontri politici e istituzionali, negli Stati Uniti è tornata al centro dell'attenzione anche la questione delle condizioni cognitive di Donald Trump.

Il presidente ha compiuto 80 anni a giugno e continua a rivendicare pubblicamente la propria efficienza fisica e mentale. Ma discorsi caratterizzati da lunghe divagazioni, affermazioni controverse, cambiamenti improvvisi di argomento e reazioni aggressive agli avversari hanno alimentato nuove discussioni tra commentatori, giornalisti e alcuni specialisti.

Lo psicologo clinico Vincent Greenwood, direttore del Washington Center for Cognitive Therapy, ha espresso preoccupazione per le possibili reazioni del presidente alla sconfitta elettorale e al ridimensionamento del suo potere politico.

Anche altri osservatori hanno avanzato interrogativi sull'evoluzione del suo comportamento pubblico. Si tratta, tuttavia, di valutazioni che non equivalgono a una diagnosi medica.

Non esistono elementi clinici pubblicamente verificabili sufficienti per affermare che il presidente soffra di una specifica patologia neurodegenerativa. L'osservazione di discorsi, apparizioni televisive o dichiarazioni sui social non consente, da sola, di accertare un declino cognitivo.

Il dibattito riguarda dunque una questione più ampia: quanto dei comportamenti di Trump appartenga a uno stile comunicativo e politico consolidato e quanto, secondo i suoi critici, possa rappresentare un cambiamento legato all'età.

Declino cognitivo o strategia della confusione?

L'interrogativo divide gli osservatori della politica americana. Da una parte c'è chi interpreta le uscite del presidente come il segnale di una crescente difficoltà a mantenere un discorso coerente e a gestire situazioni politicamente sfavorevoli. Dall'altra, chi ricorda che l'imprevedibilità e la provocazione costituiscono da anni elementi ricorrenti della sua comunicazione.

Fin dalla prima campagna presidenziale, Trump ha utilizzato attacchi personali, affermazioni provocatorie e improvvisi cambiamenti di argomento per orientare l'attenzione pubblica. Una modalità che spesso costringe gli avversari a inseguire le sue dichiarazioni, spostando il confronto dai contenuti delle politiche alle polemiche del momento.

La successione degli ultimi avvenimenti sembra riproporre questo schema. Mentre il Partito repubblicano deve fare i conti con la perdita del controllo del Congresso, il dibattito pubblico si concentra sulle accuse agli elettori, sulle polemiche finanziarie e sul monumento bloccato dalla magistratura.

Stabilire se questa dinamica sia il risultato di una scelta comunicativa deliberata oppure di altri fattori non è possibile sulla base delle sole dichiarazioni pubbliche. Resta però evidente il suo effetto politico: le polemiche sul comportamento del presidente finiscono per sovrapporsi alla discussione sulle conseguenze concrete della sconfitta elettorale.

Una presidenza più debole, ma ancora dotata di ampi poteri

Il risultato delle elezioni di metà mandato ha cambiato profondamente la posizione istituzionale del presidente. Con entrambe le Camere controllate dai Democratici, l'amministrazione dovrà affrontare maggiori ostacoli nell'approvazione delle leggi, nella gestione della spesa pubblica e nella realizzazione di nuovi programmi.

Il Congresso potrà inoltre intensificare le attività di controllo sull'esecutivo, promuovere audizioni e avviare indagini sulle decisioni dell'amministrazione.

Trump, tuttavia, conserva poteri significativi. Può opporre il veto alle leggi approvate dal Parlamento, esercitare le proprie competenze in materia di politica estera e sicurezza nazionale e ricorrere agli ordini esecutivi nei limiti previsti dalla legge.

La crisi politica non implica quindi una paralisi automatica della Casa Bianca. Potrebbe invece aprire una fase di confronto istituzionale particolarmente acceso, soprattutto sui temi dell'immigrazione, delle politiche economiche e dei rapporti internazionali.

Il presidente dovrà anche fare i conti con le tensioni interne al suo partito, dove la sconfitta ha riaperto la discussione sulla leadership e sulla successione politica.

Gli ultimi due anni alla Casa Bianca

La questione più importante per gli Stati Uniti non riguarda soltanto le condizioni personali di Trump, ma la direzione che prenderà la sua amministrazione dopo il voto.

La perdita della maggioranza parlamentare limita la possibilità di realizzare nuove riforme senza accordi con l'opposizione. Allo stesso tempo, il presidente dispone ancora di strumenti politici e istituzionali per incidere sulle scelte del Paese e sulle relazioni internazionali.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se la Casa Bianca cercherà forme di collaborazione con il nuovo Congresso oppure se il confronto si trasformerà in uno scontro permanente.

Intanto, il crollo dei mercati, le contestazioni elettorali e il blocco dell'Arco di trionfo restituiscono l'immagine di una presidenza entrata in una fase di forte pressione.

Il dibattito sulla salute mentale rimane aperto, ma non può essere risolto attraverso impressioni o giudizi politici. Quello che è già misurabile è il cambiamento dei rapporti di forza a Washington. Dopo il voto del 3 novembre, Donald Trump non dispone più del sostegno parlamentare che aveva accompagnato la prima parte del suo secondo mandato. E dovrà governare per altri due anni in un contesto profondamente diverso.