L'organismo che deve vigilare sulla trasparenza degli appalti pubblici potrebbe essere guidato da un esponente politico della maggioranza. La decisione del governo di Giorgia Meloni di indicare Trifone “Nuccio” Altieri, dirigente della Lega e uomo vicino a Matteo Salvini, alla presidenza dell'Autorità nazionale anticorruzione scatena uno scontro politico destinato ad accompagnare l'intero percorso parlamentare della nomina.

Il Consiglio dei ministri del 5 novembre ha deliberato l'avvio della procedura per affidare ad Altieri la guida dell'Anac, l'autorità indipendente chiamata a controllare la regolarità degli affidamenti pubblici, prevenire i fenomeni corruttivi e vigilare sull'impiego delle risorse dello Stato.

Una scelta che le opposizioni considerano un attacco all'autonomia degli organismi di garanzia. Il problema, secondo i critici, non riguarda soltanto il curriculum del candidato, ma il rischio che un'autorità chiamata a controllare anche le decisioni del governo finisca sotto la presidenza di una figura direttamente legata a uno dei partiti della maggioranza.

Chi è Nuccio Altieri, dalla politica pugliese ai vertici delle società pubbliche

Trifone Altieri, conosciuto come Nuccio, è un politico pugliese con una lunga esperienza nelle istituzioni e nelle società partecipate dallo Stato.

In passato è stato deputato di Forza Italia e uno degli uomini più vicini a Raffaele Fitto, attuale vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Successivamente ha seguito il percorso politico di Direzione Italia, prima di rompere con il suo storico riferimento e avvicinarsi alla Lega.

Nel 2018 si è candidato alle elezioni politiche nel collegio di Monopoli, senza essere eletto. Due anni dopo il suo nome era circolato come possibile candidato leghista alla presidenza della Regione Puglia, prima della candidatura di Fitto per il centrodestra.

Il rapporto con Matteo Salvini è rimasto uno degli elementi centrali della sua attività politica. Altieri ha ricoperto anche l'incarico di responsabile del dipartimento Difesa della Lega, consolidando la propria posizione all'interno del partito.

Parallelamente ha assunto ruoli di rilievo nelle società pubbliche. Nel dicembre 2018, durante il primo governo guidato da Giuseppe Conte, è stato nominato presidente di Invimit, società controllata dal Ministero dell'Economia e specializzata nella valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Nella primavera del 2026 è entrato nel consiglio di amministrazione di Leonardo, uno dei principali gruppi industriali italiani operanti nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza.

Proprio il passaggio da questi incarichi alla presidenza dell'Anac è diventato uno dei punti più contestati dalle opposizioni.

Il Pd: scelta irresponsabile che colpisce l'indipendenza dell'Autorità

La reazione del Partito democratico è stata immediata. Enza Rando, responsabile nazionale Legalità del partito, ha definito la decisione del governo «irresponsabile e gravissima».

Secondo l'esponente democratica, affidare la guida di un organismo di garanzia a una figura proveniente direttamente dalla politica rischia di comprometterne l'autonomia, l'indipendenza e la credibilità.

La preoccupazione riguarda il ruolo stesso dell'Anac, che non deve limitarsi a verificare il rispetto formale delle procedure, ma deve poter intervenire anche quando emergono irregolarità o criticità nelle decisioni delle amministrazioni pubbliche.

Per il Pd, trasformare un'istituzione di controllo in un luogo di collocazione di esponenti di partito significa indebolire una delle principali garanzie poste a tutela dei cittadini e della corretta gestione delle risorse pubbliche.

L'accusa è quella di una progressiva occupazione politica degli organismi indipendenti, attraverso nomine che privilegerebbero l'appartenenza alla maggioranza rispetto alla distanza dai soggetti sottoposti a vigilanza.

Si tratta di una valutazione politica contestata alla scelta del governo, non della dimostrazione che il candidato abbia già compromesso l'attività dell'Autorità.

Bonelli: hanno ucciso l'Anac, il governo mette i fedelissimi nei controlli

Ancora più duro l'intervento di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

«Hanno ucciso l'Anac», ha dichiarato, accusando il governo Meloni di modificare progressivamente gli equilibri degli organismi incaricati di controllare l'azione della pubblica amministrazione.

Secondo Bonelli, la designazione di Altieri si inserisce in un percorso più ampio che comprende le modifiche ai controlli della Corte dei Conti, l'abolizione del reato di abuso d'ufficio e l'allentamento di alcune procedure relative agli appalti pubblici.

Il parlamentare sostiene che il risultato di queste decisioni sia una riduzione degli strumenti di controllo sull'operato della politica, proprio mentre vengono affidati incarichi di vigilanza a persone provenienti dai partiti di governo.

Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha contestato la scelta. Il suo giudizio è affidato a poche parole pubblicate sui social: «Oltre la lottizzazione. Ma molto oltre. Che vergogna».

Le dichiarazioni mostrano come il tema abbia coinvolto forze di opposizione con posizioni politiche differenti, accomunate dalla richiesta di preservare l'indipendenza delle autorità di garanzia.

Il nodo del Ponte sullo Stretto e gli scontri con Busia

La designazione di Altieri assume un significato particolare anche alla luce del lavoro svolto dal presidente uscente dell'Anac, Giuseppe Busia.

Negli ultimi anni l'Autorità ha espresso ripetutamente osservazioni critiche su alcune decisioni del governo, soprattutto in materia di appalti, concessioni e grandi infrastrutture.

Uno dei dossier più delicati riguarda il Ponte sullo Stretto di Messina, progetto fortemente sostenuto dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Busia ha sollevato rilievi sulle procedure relative all'opera e sui possibili vantaggi per i soggetti privati coinvolti, richiamando la necessità di tutelare la concorrenza e garantire un utilizzo trasparente delle risorse pubbliche.

Le osservazioni dell'Autorità hanno provocato tensioni con esponenti dell'esecutivo, che hanno difeso le scelte compiute per accelerare la realizzazione dell'infrastruttura.

Un altro terreno di confronto ha riguardato le concessioni autostradali. Nell'agosto scorso l'Anac ha contestato il sistema delle proroghe e il mancato rispetto di alcuni obblighi di affidamento mediante procedure concorrenziali.

Per i concessionari senza gara europea, la normativa prevede infatti specifici obblighi di esternalizzazione di lavori, servizi e forniture, con quote comprese tra il 50 e il 60 per cento in determinate condizioni.

L'Autorità ha inoltre segnalato criticità in operazioni e sponsorizzazioni legate all'Enit durante la gestione riconducibile alla ministra del Turismo Daniela Santanchè.

È anche alla luce di questi precedenti che le opposizioni contestano l'opportunità politica della nomina di una figura vicina a Salvini alla guida dell'organismo di controllo.

Dall'abuso d'ufficio agli affidamenti diretti, le battaglie dell'Anac

La presidenza di Giuseppe Busia è stata caratterizzata da una posizione di forte attenzione ai rischi derivanti dall'indebolimento dei controlli amministrativi.

L'Anac ha espresso contrarietà all'abolizione del reato di abuso d'ufficio, sostenendo la necessità di mantenere strumenti efficaci per prevenire comportamenti illegittimi nella gestione della cosa pubblica.

L'Autorità ha inoltre richiamato più volte il problema dei conflitti di interesse, dell'insufficiente concorrenza negli affidamenti e della crescente diffusione delle procedure dirette.

Il dibattito riguarda soprattutto il rapporto tra semplificazione amministrativa e trasparenza. Il governo sostiene la necessità di ridurre gli ostacoli burocratici per velocizzare investimenti e opere pubbliche. L'Anac, pur riconoscendo l'importanza dell'efficienza, ha evidenziato il rischio che deroghe e affidamenti senza gara possano diminuire la possibilità di confronto tra imprese e indebolire i controlli.

Sono questioni che incidono direttamente sulla spesa pubblica, sulla concorrenza e sulla capacità delle amministrazioni di prevenire sprechi e irregolarità.

La futura presidenza sarà quindi chiamata a pronunciarsi su materie nelle quali il confronto tra governo e Autorità è già stato particolarmente acceso.

Non soltanto Altieri, la Lega ottiene anche un posto nella Consob

La polemica si allarga perché la scelta per l'Anac non è stata l'unica nomina politicamente significativa deliberata dal governo.

Nella stessa riunione del Consiglio dei ministri è stato indicato anche Giulio Centemero, deputato ed ex tesoriere della Lega, come componente della Consob, l'autorità incaricata della vigilanza sui mercati finanziari.

Due esponenti riconducibili allo stesso partito vengono dunque designati per incarichi in organismi che svolgono funzioni di controllo su settori particolarmente delicati dell'economia italiana.

La Consob vigila sulla trasparenza dei mercati e sulla tutela degli investitori, mentre l'Anac esercita competenze in materia di anticorruzione e contratti pubblici.

Le due autorità hanno funzioni differenti, ma condividono l'esigenza di operare con autonomia rispetto ai soggetti controllati.

Le opposizioni hanno contestato anche la designazione di Centemero, richiamando i requisiti di indipendenza e autorevolezza richiesti ai componenti della commissione.

Dal fronte leghista, invece, le due scelte sono state accolte come un risultato politico, a conferma del peso del partito negli equilibri della maggioranza.

La nomina non è ancora definitiva: ora tocca al Parlamento

Un elemento importante riguarda la procedura istituzionale. Altieri non ha ancora assunto formalmente la presidenza dell'Anac.

La decisione del Consiglio dei ministri rappresenta l'avvio dell'iter di nomina, su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.

Il nome indicato dal governo dovrà essere sottoposto al parere delle competenti commissioni parlamentari, secondo le maggioranze qualificate previste dalla normativa.

Successivamente la proposta tornerà all'esame del Consiglio dei ministri e la nomina definitiva sarà formalizzata attraverso un decreto del Presidente della Repubblica.

Fino al completamento della procedura, Giuseppe Busia continuerà a esercitare le funzioni di presidente dell'Autorità.

La normativa prevede inoltre specifici requisiti professionali e condizioni di incompatibilità, finalizzati a tutelare l'indipendenza dell'organismo.

Proprio l'applicazione di queste disposizioni sarà uno dei temi centrali dell'esame parlamentare, anche alla luce della precedente attività politica di Altieri e degli incarichi ricoperti nelle società pubbliche.

La designazione governativa, dunque, non equivale ancora alla conclusione del percorso istituzionale.

La questione di fondo: chi controlla chi gestisce il denaro pubblico

Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizioni, la vicenda solleva una questione che riguarda direttamente il funzionamento delle istituzioni.

L'Autorità nazionale anticorruzione esercita un ruolo essenziale nella prevenzione delle irregolarità amministrative e nella vigilanza sui contratti pubblici. Le sue decisioni possono riguardare ministeri, enti locali, società partecipate e grandi opere infrastrutturali.

La credibilità di un organismo di questo tipo dipende non soltanto dalle competenze dei suoi dirigenti, ma anche dalla percezione della loro indipendenza rispetto ai soggetti controllati.

La provenienza politica di un candidato non dimostra automaticamente una futura gestione parziale, ma rende particolarmente importante verificare il rispetto delle garanzie previste dalla legge e l'effettiva autonomia nell'esercizio delle funzioni.

Per il governo la scelta di Altieri si inserisce nel normale esercizio delle prerogative di nomina. Per le opposizioni rappresenta invece il rischio di un indebolimento delle istituzioni di garanzia.

Sarà il confronto parlamentare a verificare i requisiti del candidato e a determinare i prossimi passaggi.

Resta intanto una questione centrale per cittadini e imprese: la necessità che chi vigila sugli appalti pubblici possa controllare l'operato di qualunque amministrazione, indipendentemente dall'appartenenza politica di chi la guida.