Dodici euro. È questa la cifra per la quale una bambina di appena nove anni sarebbe stata lasciata senza pranzo nella mensa della sua scuola, mentre tutti gli altri compagni mangiavano regolarmente. È accaduto a Taranto, in un istituto comprensivo dove gli alunni seguono le lezioni a tempo pieno, dalle 8 alle 16. Una vicenda che ha spinto il padre della piccola, un uomo di 42 anni, a rivolgersi a un avvocato e a diffidare formalmente il Comune di Taranto, chiedendo il ripristino immediato del servizio di refezione.
L'episodio risale a lunedì 2 novembre. Secondo la ricostruzione della famiglia, la bambina si trovava a scuola quando è arrivata la comunicazione che il suo pasto non sarebbe stato consegnato a causa di una presunta morosità relativa all'anno scolastico precedente.
Il debito contestato al padre ammonta a circa dodici euro. Una somma della quale, sostiene l'uomo, non aveva mai ricevuto alcuna comunicazione e che avrebbe pagato senza difficoltà se gli fosse stata richiesta.
La telefonata mentre gli altri bambini mangiavano
Il padre ha saputo dell'accaduto attraverso una telefonata dell'istituto scolastico. Gli è stato comunicato che la figlia non avrebbe potuto usufruire del servizio mensa per un arretrato nei confronti dell'amministrazione comunale.
La bambina era rimasta senza pranzo mentre i compagni consumavano il pasto previsto per la giornata scolastica.
L'uomo ha quindi raggiunto l'istituto e ha prelevato la figlia prima del termine delle lezioni, interrompendo una giornata che avrebbe dovuto concludersi alle 16.
Solo dopo aver chiesto spiegazioni avrebbe appreso che la scuola era stata contattata dagli uffici comunali proprio quella mattina. Secondo quanto riportato nella diffida, dal servizio competente del Comune sarebbe arrivata l'indicazione di impedire alla minore di usufruire della refezione scolastica a causa della posizione debitoria attribuita al genitore.
Una decisione che, nella ricostruzione della famiglia, avrebbe avuto conseguenze direttamente sulla bambina, pur trattandosi di una questione amministrativa riguardante gli adulti.
Il padre: nessuno mi aveva mai chiesto quei soldi
L'aspetto che ha maggiormente colpito il genitore è la modalità con cui sarebbe venuto a conoscenza del debito.
Non una richiesta di pagamento, un sollecito o una comunicazione formale, ma una telefonata della scuola per informarlo che la figlia non avrebbe ricevuto il pranzo.
Secondo quanto riferito dall'uomo al proprio legale, nessuna morosità gli sarebbe stata precedentemente contestata.
Il padre afferma inoltre di non sapere a quale servizio o pagamento specifico si riferisca la cifra di dodici euro, pur essendo riconducibile, secondo l'amministrazione, al precedente anno scolastico.
Se fosse stato informato, sostiene, avrebbe provveduto immediatamente a regolarizzare la posizione.
La contestazione della famiglia riguarda quindi sia la mancata comunicazione del presunto arretrato sia la decisione di sospendere il pasto alla figlia, esponendola a una situazione di disagio davanti agli altri bambini.
La diffida al Comune: ripristinare la mensa entro 24 ore
Il padre si è rivolto all'avvocato Fabrizio Del Vecchio, che venerdì 6 novembre ha trasmesso una diffida formale al Comune di Taranto.
Nell'atto il legale chiede l'immediato ripristino del servizio di refezione per la bambina, fissando un termine di 24 ore dalla ricezione della comunicazione.
La posizione espressa nella diffida è netta. Secondo l'avvocato, il Comune può legittimamente richiedere il pagamento delle somme eventualmente dovute dai genitori, ma non dovrebbe utilizzare la sospensione del pasto come strumento per ottenere il recupero di un credito.
Il legale contesta soprattutto il fatto che le conseguenze di una presunta inadempienza economica siano ricadute direttamente su una minore.
In assenza di un intervento dell'amministrazione, la famiglia si riserva di rivolgersi all'autorità giudiziaria, anche attraverso un ricorso urgente, valutando un'eventuale richiesta di risarcimento dei danni.
Il pranzo a scuola non è soltanto una questione alimentare
Nella diffida, l'avvocato Del Vecchio richiama il valore educativo della refezione scolastica, soprattutto negli istituti che adottano il tempo pieno.
Il pranzo, infatti, rappresenta uno dei momenti della giornata in cui i bambini condividono esperienze, imparano a rispettare regole comuni e sviluppano relazioni con i compagni.
Per il legale, la mensa non può essere considerata un servizio semplicemente accessorio rispetto all'attività didattica, perché contribuisce al percorso formativo degli alunni e alla loro partecipazione alla vita scolastica.
L'esclusione della bambina, avvenuta secondo la denuncia mentre gli altri alunni mangiavano regolarmente, avrebbe quindi prodotto una situazione di disparità particolarmente delicata.
La questione non riguarda soltanto il pasto non ricevuto, ma il possibile disagio provato dalla piccola, rimasta esclusa da un'attività condivisa con i compagni per una controversia economica della quale non aveva alcuna responsabilità.
Il richiamo alla dignità dei minori e al diritto all'istruzione
Nell'atto inviato all'amministrazione comunale vengono richiamati il principio di uguaglianza, la tutela della dignità personale e il superiore interesse del minore, riconosciuto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia.
Secondo la posizione della famiglia, la sospensione del servizio avrebbe esposto la bambina a una discriminazione davanti ai compagni di classe, con possibili conseguenze sul piano emotivo e relazionale.
L'avvocato sostiene che le controversie relative ai pagamenti debbano essere affrontate direttamente con gli adulti responsabili, attraverso gli strumenti amministrativi previsti dall'ordinamento.
La valutazione sull'eventuale illegittimità della sospensione spetterebbe comunque all'autorità competente, qualora la vicenda arrivasse davanti a un giudice.
Per ora la contestazione formale riguarda le modalità con cui è stata gestita la presunta morosità e il coinvolgimento diretto della minore.
Le regole comunali sui pagamenti arretrati
La vicenda si inserisce nell'organizzazione del servizio di refezione scolastica del Comune di Taranto, avviato per l'anno 2026-2027 attraverso una procedura di iscrizione online.
Nell'avviso pubblicato dall'amministrazione il 16 ottobre viene specificato che l'accesso al servizio è subordinato alla convalida della domanda da parte degli uffici competenti e alla regolarità dei pagamenti eventualmente dovuti per le annualità precedenti.
È un elemento importante per comprendere il contesto amministrativo della controversia.
La previsione di requisiti economici per accedere al servizio non chiarisce però, da sola, se nel caso specifico siano state rispettate tutte le procedure, se la famiglia abbia ricevuto le comunicazioni dovute e se fosse possibile adottare una soluzione diversa dalla mancata consegna del pasto.
Proprio questi aspetti sono al centro della richiesta di chiarimenti avanzata dal padre.
La questione sarà verificabile attraverso la documentazione relativa alla posizione dell'alunna, agli eventuali solleciti di pagamento e alle comunicazioni intercorse tra uffici comunali e istituto scolastico.
Il Comune chiamato a chiarire la vicenda
Al momento della diffusione della denuncia non risultava ancora una risposta ufficiale dell'amministrazione comunale alla diffida presentata dalla famiglia.
Non è stato quindi possibile accertare se gli uffici abbiano già disposto il ripristino del servizio oppure se intendano contestare la ricostruzione del padre e del suo avvocato.
La famiglia chiede soprattutto che la bambina possa tornare a pranzare con i compagni senza ulteriori esclusioni.
Resta aperta anche la questione della somma contestata, della quale il padre vuole conoscere l'origine e le eventuali precedenti richieste di pagamento.
La vicenda pone un problema che va oltre i dodici euro: il rapporto tra gli obblighi economici delle famiglie e la tutela dei bambini nei servizi scolastici.
Il recupero di un credito è una questione amministrativa. La partecipazione alla vita della classe riguarda invece un minore, che non può scegliere né gestire gli adempimenti economici dei propri genitori.
Sarà la risposta del Comune di Taranto, e se necessario l'intervento della magistratura, a chiarire se la sospensione sia stata disposta nel rispetto delle norme.
Intanto resta l'immagine raccontata dal padre: una bambina di nove anni costretta ad aspettare di tornare a casa mentre i suoi compagni mangiavano. Tutto per una cifra di dodici euro, della quale la famiglia sostiene di non essere mai stata informata.