Una nuova ondata di allarmi bomba mette in difficoltà il traffico aereo europeo e raggiunge anche le sedi di giornali e televisioni. Dopo le decine di segnalazioni registrate giovedì, venerdì 6 novembre le minacce hanno coinvolto nuovamente aeroporti e velivoli in diversi Paesi, compresi due collegamenti da e per l'Italia. Intanto a Dublino sono state evacuate le redazioni di importanti emittenti e quotidiani, dopo l'arrivo di messaggi che annunciavano esplosioni imminenti.
La situazione ha assunto una dimensione internazionale. Le autorità stanno cercando di capire se gli episodi siano riconducibili a un'unica organizzazione, a una campagna coordinata di intimidazione oppure ad azioni indipendenti che imitano le minacce precedenti.
Una nuova email, firmata da un individuo che si presenta come Mikhail Andropov, rivendica un collegamento con gli allarmi degli ultimi giorni e annuncia ulteriori azioni contro i trasporti europei. L'identità del mittente e l'attendibilità delle sue affermazioni non sono state accertate.
Finora, nei controlli effettuati sugli aerei e negli edifici interessati, non sono stati trovati ordigni esplosivi. Tutti i velivoli coinvolti nelle segnalazioni hanno raggiunto un aeroporto in sicurezza.
Il volo Praga-Roma dirottato a Venezia
Uno degli episodi più rilevanti della giornata riguarda un aereo della compagnia Wizz Air, partito da Praga e diretto a Roma Fiumicino.
Il velivolo avrebbe dovuto raggiungere la capitale italiana intorno alle 11, ma durante il collegamento è arrivata una segnalazione sulla possibile presenza di un ordigno a bordo.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, l'allarme sarebbe scattato dopo una telefonata anonima alla torre di controllo dell'aeroporto di Fiumicino.
Per precauzione, il volo è stato dirottato sull'aeroporto di Venezia, dove sono state attivate le procedure di sicurezza.
L'aereo è atterrato senza incidenti ed è stato sottoposto alle verifiche previste per questo tipo di emergenza.
L'intervento ha comportato disagi per i passeggeri e per l'organizzazione del traffico aereo, ma non sono state segnalate conseguenze per le persone a bordo.
La polizia sta lavorando per ricostruire l'origine della telefonata e stabilire se esistano collegamenti con le numerose comunicazioni minatorie inviate negli ultimi giorni.
Allarme anche sul Ryanair Roma-Lisbona
Un secondo episodio ha coinvolto un volo Ryanair partito dall'aeroporto di Roma Fiumicino e diretto a Lisbona.
L'aereo, operato da Malta Air, è decollato alle 6.05 ed è atterrato nella capitale portoghese intorno alle 8 locali, le 9 italiane.
L'allarme è stato segnalato alla Polizia di pubblica sicurezza portoghese, che ha attivato le verifiche necessarie.
Secondo i media portoghesi, la comunicazione sarebbe arrivata attraverso una telefonata effettuata da un appartenente alle forze dell'ordine, successivamente identificato dagli investigatori.
L'aereo è atterrato regolarmente all'aeroporto Humberto Delgado. Dopo l'arrivo sono scattati i controlli di sicurezza, con l'intervento delle autorità competenti.
Anche in questo caso non risultano segnalazioni di esplosivi rinvenuti a bordo.
Le autorità portoghesi stanno verificando la credibilità della minaccia e le circostanze nelle quali è stata trasmessa.
A Praga almeno otto voli coinvolti dalle minacce
La giornata di venerdì ha registrato numerose segnalazioni anche all'aeroporto Václav Havel di Praga.
Secondo quanto comunicato dai responsabili dello scalo, almeno otto collegamenti in partenza o in arrivo sono stati interessati da allarmi bomba.
Le minacce hanno riguardato aerei provenienti da Danimarca, Spagna e Regno Unito, oltre a voli diretti nei Paesi Bassi, a Cipro, in Romania, in Italia e ancora nel Regno Unito.
Uno degli episodi ha coinvolto un collegamento della compagnia romena Tarom diretto a Bucarest, con 108 persone a bordo.
L'aereo ha raggiunto la destinazione prevista, dove sono state effettuate le verifiche. Le autorità romene hanno successivamente comunicato che l'allarme era infondato.
La polizia ceca ha spiegato di avere adottato le necessarie misure di sicurezza in collaborazione con la società di gestione aeroportuale, cercando di limitare le conseguenze sull'operatività dello scalo.
Nuove segnalazioni hanno interessato anche velivoli in volo nello spazio aereo francese e l'aeroporto di Copenaghen.
Nella capitale danese la polizia ha riferito che, sulla base delle prime valutazioni, non risultavano pericoli per i passeggeri o per le persone presenti nell'aeroporto.
A Dublino evacuate televisioni, radio e giornali
L'episodio più significativo della giornata si è verificato in Irlanda, dove la campagna di minacce si è estesa dalle compagnie aeree ai mezzi di informazione.
Nelle prime ore del mattino diverse redazioni di Dublino hanno ricevuto email che annunciavano la presenza di ordigni esplosivi e una possibile detonazione entro 45 minuti.
La televisione pubblica RTÉ ha disposto l'evacuazione dei principali edifici del proprio complesso di Donnybrook.
Le trasmissioni sono state temporaneamente interrotte. Il programma radiofonico Today With David McCullagh è stato sospeso e sostituito da musica, mentre il personale raggiungeva le aree esterne agli edifici.
L'attività ordinaria di RTÉ Radio One è ripresa alle 10.13.
Provvedimenti analoghi sono stati adottati nelle sedi di Newstalk, Today FM, Virgin Media e del quotidiano Irish Independent.
Anche gli uffici di Mediahuis Ireland, in Talbot Street, sono stati temporaneamente evacuati.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Garda Síochána, la polizia irlandese, con unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi.
Le verifiche hanno permesso di escludere la presenza di ordigni negli edifici controllati.
Le minacce hanno interessato anche altre organizzazioni giornalistiche europee, tra cui l'emittente britannica Sky e la televisione bulgara Nova TV.
La nuova email: è soltanto l'inizio
Al centro delle indagini c'è un messaggio inviato a diverse testate giornalistiche europee, con oggetto Message to the West, cioè «Messaggio all'Occidente».
Il testo è firmato da un individuo che si presenta come Mikhail Andropov e sostiene di appartenere al gruppo responsabile delle minacce contro gli aerei europei.
Il mittente descrive gli episodi degli ultimi giorni come una dimostrazione della capacità di provocare disagi attraverso segnalazioni simultanee, costringendo le autorità ad attivare procedure di emergenza e a impiegare ingenti risorse.
La comunicazione annuncia inoltre una nuova fase di intimidazioni che potrebbe riguardare non soltanto gli aerei, ma anche altri mezzi di trasporto.
Il messaggio presenta quanto accaduto come l'inizio di una campagna più ampia contro le infrastrutture europee.
Le affermazioni contenute nella presunta rivendicazione non sono state verificate e gli investigatori non hanno stabilito se il mittente abbia effettivamente partecipato agli episodi precedenti.
L'uso di un nome apparentemente russo non costituisce una prova dell'origine geografica della minaccia né consente di attribuire responsabilità a uno Stato.
Le minacce firmate dai Combattenti dello Stato Maschile
L'ondata di venerdì segue una giornata, quella del 5 novembre, nella quale erano stati segnalati oltre venti allarmi bomba su voli europei, con conteggi differenti a seconda delle autorità e delle fonti.
Numerosi episodi avevano interessato collegamenti da e per l'Italia, in particolare gli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa.
Una email anonima, scritta in italiano e inviata ad alcune società collegate allo scalo romano, annunciava la presenza di esplosivi su due aerei diretti nella capitale: un collegamento proveniente da Helsinki e uno da Dublino.
Il messaggio sosteneva che gli ordigni sarebbero esplosi entro un'ora.
La comunicazione era firmata dai sedicenti Combattenti dello Stato Maschile, un nome che richiama il movimento ultranazionalista russo Muzhskoye Gosudarstvo, noto anche come Male State.
Il gruppo, fondato dall'attivista di estrema destra Vladislav Pozdnyakov, è stato vietato in Russia.
La firma utilizzata nelle email non dimostra però che il movimento sia realmente coinvolto negli allarmi.
Lo stesso fondatore ha negato collegamenti con la vicenda, mentre gli investigatori continuano a verificare l'autenticità delle rivendicazioni.
Caccia militari in volo e aeroporti sotto pressione
Le minacce hanno provocato nei giorni scorsi una vasta mobilitazione dei sistemi di sicurezza aeroportuale.
Il volo Aer Lingus da Dublino a Roma, con 151 passeggeri e sei membri dell'equipaggio, era stato dirottato verso la base aerea francese di Évreux-Fauville, in Normandia.
Un aereo Finnair proveniente da Helsinki era stato accompagnato verso Fiumicino da velivoli dell'Aeronautica Militare italiana.
Altri collegamenti sono stati deviati su aeroporti alternativi, mentre in Bulgaria sono intervenuti caccia militari per accompagnare alcuni aerei interessati dalle segnalazioni.
Le procedure prevedono verifiche sul velivolo, controlli sui bagagli e interventi delle squadre specializzate, con conseguenze sull'organizzazione degli scali e sul traffico aereo.
Finora gli accertamenti non hanno confermato la presenza di bombe.
Il ripetersi degli episodi ha tuttavia costretto le autorità a mantenere elevata l'attenzione, perché ogni segnalazione deve essere valutata prima di poter essere considerata infondata.
L'ipotesi di una campagna coordinata contro l'Europa
Le indagini stanno cercando di stabilire se gli allarmi siano riconducibili a una strategia organizzata.
Una delle ipotesi esaminate è quella di un'azione ibrida, finalizzata a generare insicurezza e disagi attraverso strumenti che non richiedono un attacco materiale.
In questo scenario, anche una minaccia priva di esplosivi può provocare conseguenze significative: interruzioni dei collegamenti, evacuazioni, ritardi, costi per le compagnie e mobilitazione delle forze di sicurezza.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha richiamato il tema delle minacce ibride, mentre il ministro degli Esteri spagnolo ha parlato della possibilità di operazioni di pressione psicologica.
Gli investigatori stanno comunque considerando anche spiegazioni differenti, come iniziative individuali, imitazioni delle comunicazioni precedenti o azioni prive di un coordinamento centrale.
Non esistono al momento elementi pubblicamente verificati che consentano di attribuire la responsabilità dell'intera sequenza di episodi a un governo straniero.
Il possibile collegamento con le tensioni internazionali e con la guerra in Ucraina resta un'ipotesi da accertare.
Le indagini italiane sulle email anonime
In Italia, gli investigatori della Polizia postale e della Polizia di frontiera stanno esaminando le comunicazioni ricevute dagli aeroporti.
L'obiettivo è ricostruire il percorso delle email, individuare i server utilizzati e verificare gli indirizzi informatici attraverso i quali sono state inviate.
Le prime analisi indicano il possibile utilizzo di caselle compromesse e servizi che consentono di nascondere l'identità del mittente.
Per gli episodi che hanno interessato gli scali lombardi, la Procura di Milano ha ricevuto informative dalla polizia e ha avviato un fascicolo preliminare senza indagati né ipotesi di reato formalizzate.
Anche la Procura di Busto Arsizio si sta occupando delle minacce relative a collegamenti che hanno interessato l'aeroporto di Malpensa.
La cooperazione internazionale sarà fondamentale per stabilire se i messaggi provengano dalle stesse persone o da soggetti differenti.
L'Europol ha manifestato disponibilità a sostenere le autorità nazionali qualora venga richiesto un intervento di coordinamento.
Il precedente degli allarmi nelle scuole italiane
L'ondata che coinvolge il trasporto aereo si inserisce in una settimana segnata anche da centinaia di allarmi bomba negli istituti scolastici italiani.
Lunedì 2 novembre, email contenenti minacce di esplosioni erano state inviate a 271 scuole, provocando evacuazioni e interventi delle forze dell'ordine.
Solo a Roma erano stati interessati diversi istituti, con migliaia di studenti coinvolti nelle procedure di sicurezza.
Anche in quel caso gli accertamenti non avevano rilevato la presenza di ordigni.
Le comunicazioni, in alcune circostanze, contenevano riferimenti a presunte organizzazioni terroristiche e annunciavano ulteriori azioni.
Non è stato dimostrato che gli episodi nelle scuole e quelli sugli aerei abbiano gli stessi responsabili.
La somiglianza nelle modalità delle minacce rappresenta comunque uno degli elementi sui quali gli investigatori potrebbero svolgere ulteriori verifiche.
L'Europa cerca i responsabili mentre proseguono i controlli
Il dato più importante, al termine delle verifiche disponibili, è che gli allarmi finora accertati non hanno portato alla scoperta di esplosivi e non hanno provocato incidenti aerei.
Resta però l'impatto di una sequenza di minacce che ha coinvolto aeroporti, compagnie aeree, redazioni giornalistiche e servizi pubblici in numerosi Paesi.
La diffusione degli episodi in un arco di tempo ristretto rende necessario un lavoro coordinato tra le autorità di sicurezza europee.
Le prossime indagini dovranno chiarire chi abbia inviato i messaggi, se esista una regia comune e quale sia l'obiettivo delle comunicazioni.
La priorità resta garantire la sicurezza dei passeggeri e del personale, evitando allo stesso tempo che minacce infondate provochino un'interruzione prolungata dei servizi.
L'email arrivata alle redazioni di Dublino ha ampliato il campo delle intimidazioni, mostrando come anche i mezzi di informazione possano diventare bersagli di una campagna finalizzata a provocare paura e disagi.
Per ora, tuttavia, una distinzione resta fondamentale: le minacce sono reali e hanno richiesto interventi concreti, ma gli attentati annunciati non si sono verificati. L'identità di chi cerca di mettere in difficoltà il sistema europeo dei trasporti e dell'informazione rimane da accertare.