Salerno

La Milano nerazzurra non ha mai portato sorrisi alla Salernitana e a Danilo Iervolino. Nel San Siro marchiato del colore dei campioni d’Italia la Bersagliera non è mai riuscita a portare a casa punti. Tante le sonore sconfitte: capitò con Nicola, certificò con Liverani la caduta fragorosa verso la serie B. Eppure, resta l’unica trasferta in casa dei maggiori club italiani in cui quella Salernitana alimentata dai sogni d'alta quota non riuscì a strappare punti e applausi. Lo fece con tutte: Milan, Juventus, Roma, Lazio, Napoli.

Da San Siro a Sesto San Giovanni

“Erano giorni di grandi sogni sai, eran vere anche le utopie”. La Scala del Calcio come palcoscenico per mettere in mostra ambizioni, velleità di 'parte sinistra di classifica', certificare la bontà del progetto, toccare con mano la grandezza della storia. E come Icaro, quella Salernitana si disintegrò, arrivò troppo vicina al sole ma con ali fatte di imprudenza, presunzione e sciatteria. Quelle che si sono sciolte quando l’altitudine richiedeva invece equilibrio. Quelle ali la Salernitana non ha avuto la forza di ricostruirle, imparando dalle esperienze del passato, provando a correggere gli errori. Si è adagiata sul blasone, sui nomi, su una solidità economica che non è segreto di successo. Almeno nel mondo del calcio. Si è affidata ad un valzer di nomi che ha portato idee e confusione. E così, tre anni fa la Salernitana veniva accolta da Beppe Marotta nella tribuna d’onore di San Siro. Tre anni dopo sempre Beppe Marotta ha salutato i resti della dirigenza granata nello scenario tutt’altro che da sogno di Sesto San Giovanni. Andando via mentre i tifosi granata cantavano forte: "Vergonatevi".

Le assenze rumorose

Dalla Scala del Calcio a quella di emergenza di una serie C che, al lunghissimo elenco delle mortificazioni, aggiunge un altro punto: sfidare le seconde squadre di chi appena tre anni fa all’Arechi lasciava punti Scudetto per un tiro-cross velenoso di Candreva, con Lukaku a litigare con gli ultras, con Lautaro a calmare gli animi mentre l’Arechi faceva festa. Ora invece la Salernitana rifiuta di prendersi i fischi dei tifosi, scappa di corsa negli spogliatoi. E fanno rumore le assenze. Beppe Marotta, investito intanto del ruolo di presidente dei nerazzurri, si stringe intorno all’Inter Under 23, studia da vicino i talentuosi Bovio, Mosconi. Sperava di poter ritrovare il ‘collega’ Danilo Iervolino. Niente da fare. Almeno il presidente Maurizio Milan, compagno di battaglie in Lega, quando la Salernitana voleva rivoluzionare il calcio: niet. C’erano solo un rabbuiato Umberto Pagano, amministratore delegato del club, e il direttore sportivo Daniele Faggiano, pizzicato prima della partita e all’intervallo dalle telecamere di Sky a conversare con il fido ‘amico della società’ Antonino Barillà, da inizio stagione sempre al fianco del ds. Uomini che restano, altri solo di passaggio. Forse una delle tante difficoltà è proprio questa qui.