Benevento-Juve Stabia rievoca anche ricordi bui, come quella mattina del primo giugno del 2011, quando i poliziotti bussarono alla porta di Marco Paoloni, portiere della squadra giallorossa, punto fermo di quella compagine che puntava dritta alla B. La sua storia, quella di una squadra travolta da una vicenda incredibile è narrata nell'app Campania Calcio, scaricabile gratuitemente da App Store e Google Play. Nella sezione "rubriche" alla voce "Che giorno quel giorno".
Eccone uno stralcio.
Erano le quattro del mattino, più o meno, quando i poliziotti bussarono alla sua porta per arrestarlo. Marco Paoloni non capì subito, aveva nella mente il play off di ritorno con la Juve Stabia. Disse proprio così a chi lo stava portando via verso Cremona: “Non posso, ho la partita”. Parole ingenue come quel suo carattere che vedeva lo sport con la leggerezza di una bolletta da giocare. Una malattia da cui non riusciva a guarire: alla prima trasferta con la maglia giallorossa da Benevento a Siracusa giocò almeno quattromila euro sulla parola telefonicamente con i suoi sodali che gli facevano credito e che forse neanche le giocavano quelle scommesse, incrementando però il suo debito. Nel derby di andata, 29 maggio 2011, al Menti il Benevento lo aveva salvato lui: parate al limite dell’impossibile, un rigore neutralizzato a Corona. L’1 a 0 finale sembrò andare stretto alle vespe che avrebbero meritato un bottino maggiore. Uno shock quella mattina, da cui è difficile riprendersi. Il pomeriggio d’allenamento surreale, l’assenza di Paoloni, la scelta del portiere da mandare in campo nella semifinale di ritorno: Baican o Corradino? Il tentativo di riportare tutto ad un fatto meramente sportivo. Tutto troppo difficile. Così nella semifinale di ritorno, il 5 giugno, arriva anche la beffa di un pareggio sgraffignato dalle vespe grazie ad un rigore provocato maldestramente da Pacciardi. Non vale a nulla il dominio incontrastato, almeno quattro-cinque palle gol clamorose.