Federico Cappelli è un promettente centrocampista della formazione Berretti dell’Avellino, ha diciassette anni e la consapevolezza di aver rischiato di morire per una partita di calcio. Era il 27 settembre scorso. A Lacedonia si giocava Avellino-Lupa Castelli Romani. Una sfida di campionato come le altre, fino all’insensato e al dramma sfiorato. Ricordi nitidi, poi il buio: “Eravamo verso la metà del secondo tempo” – racconta Federico – “Inizia una rissa fuori dal campo tra un mio compagno di squadra e un avversario. Altri quattro ragazzi della Lupa corrono fuori, non per separare i due, ma per darsela di santa ragione. Io vado per girarmi e non ricordo più nulla. Mi sono risvegliato in ambulanza, gonfio e intontito”. La corsa in ospedale e la triste verità di quanto accaduto: “Mi hanno raccontato che un avversario mi ha rifilato un pugno dietro alla nuca. Sono svenuto e ho battuto la faccia a terra. Come se non bastasse un altro di loro mi ha sferrato un calcio in faccia causandomi una crisi epilettica e la rottura dell’emoseno mascellare destro”. A distanza di quasi due mesi la paura è passata e Federico aspetta solo di tornare a giocare: “Quello che mi è accaduto non mi farà smettere di sognare un futuro radioso nel calcio”. (La storia completa di Federico, il ringraziamento al suo "Angelo custode" e i sogni del giovane atleta biancoverde: tutto sulla App Campania Calcio. Scaricatela gratuitamente)
Carmine Roca