Benevento

Sono trascorsi due anni da quel maledetto 15 febbraio. La notizia arrivò impietosa, la speranza era quella di un errore, di una comunicazione sbagliata. Era il solo modo per non soffrire. Per non credere ancora una volta nell’ingiustizia di un mondo sbagliato. Carmelo Imbriani era il capitano dei giallorossi, l’allenatore di un Benevento che aveva tanti sogni nel cassetto. Carmelo è il simbolo di un uomo semplice, di un ragazzo che non ha mai dimenticato le sue radici, nemmeno quando vestiva la maglia gloriosa del Napoli. Le sue prestazioni hanno fatto sognare, tante le piazze che lo hanno sempre accolto a braccia aperte, ma Benevento e il Benevento avevano un posto speciale nel suo cuore. Quando Oreste Vigorito decise di affidargli, assieme a Martinez, la guida della prima squadra, l’emozione era tanta, ma anche la consapevolezza che c’era un obiettivo importante da conquistare. Quello di un intero popolo, il suo. E’ stato l’inizio e forse mai la fine. Perché se è vero che Carmelo ha dovuto abbandonare la sua squadra, colpa di un bruttissimo male, il suo credo, la sua presenza non hanno mai lasciato questo mondo. Il calciatore della gente vive nel ricordo di chi lo ha apprezzato da calciatore e di chi lo ha amato nella vita. Ecco perché è stata creata dal fratello Giampaolo l’associazione «Imbriani non mollare». Una iniziativa benefica che vuole portare in tutti i paesi un messaggio di fratellanza e di pace. Perché la figura di Carmelo Imbriani diventi un punto di riferimento per i giovani che amano lo sport. 

 

Sonia Lantella