C’è una offensiva reale del crimine. Rapine, furti, truffe. E non solo. La cronaca di queste settimane segnala anche il ritorno della malavita organizzata, quella che ha causato lutti e paura dai primi anni ‘80 fino a poco dopo l’inizio del nuovo millennio.
E mentre un’inchiesta romana segnala il boss Domenico Pagnozzi come il presunto capo di una colonna capitolina della camorra, gli attentati, le tensioni, le minacce, accendono i riflettori sul Vallo di Lauro, dove tutto lascia presagire a una ripresa della sangunosa faida tra i Cava e i Graziano. Faida che si era interrotta soprattutto per gli arresti dei componenti dei due clan. Ma accanto a questa criminalità, che ha effetti devastanti sul tessuto economico dei territori, cresce anche quella che una volta veniva definita “microcriminalità”.
I furti nelle abitazioni stanno provocando reazione sempre più allarmate in intere comunità tra le province di Avellino e Benevento. Si segnalano ronde un po’ ovunque. Ronde che se non sono (e non lo sono), la soluzione del problema rappresentano comunque il termometro della rabbia e della insofferenza delle popolazioni. Ma oltre ai furti si verificano sempre più spesso rapine in casa. Ai danni di anziani che oltre a non avere possibilità di difesa nascondono spesso nelle abitazioni i pochi soldi che possiedono.
Rispetto a tutto questo non è semlice fare argine. E sappiamo bene che per le forze dell’ordine è impossibile garantire il presidio dell’intero territorio. Resta la realtà opprimente del ritorno del crimine, della violenza, della sopraffazione. Subita anche lì dove dovremmo sentirci più al sicuro, tra le mura domestiche.
di Luciano Trapanese