Vini che sull’etichetta riportano nomi di vitigni prestigiosi pur non condividendo con quest’ultimi le zone geografiche di appartenenza. Con le nuove disposizioni europee sull’etichettatura del vino, in vigore dal 2016, torna il rischio liberalizzazione: in sintesi, anche un vitigno coltivato in Africa o Australia potrebbe fregiarsi del nome di Lambrusco o della nostra falanghina perché non sarebbero più tutelati qui vini che nella denominazione non riportano la zona geografica di appartenenza. Come accade invece per nomi quali il Chianti o il Fiano di Avellino.
Andrea Fantucchio