Avellino

Il gran giorno è arrivato. Alle 20:30 la Scandone tornerà a giocare una partita delle Final Eight, la sesta della sua storia, tre anni dopo l'eliminazione subita per mano di Cantù nel 2012. Allora si giocava a Torino, questa sera l'appuntamento per i biancoverdi e per tutti i tifosi irpini è a Desio. Un appuntamento con quella che dovrà essere un'impresa per superare il turno. La Sidigas infatti si troverà di fronte, per la seconda volta in cinque giorni, i campioni d'Italia di Milano, nei quarti di finale di Coppa Italia. Lunedì scorso la Scandone è uscita dall'impegno contro l'Armani con un ko sul groppone ma non con le ossa rotte. Servirà una prestazione migliore e costante sui quaranta minuti a Cavaliero e compagni per provare a piazzare quello che sarebbe ben più di un colpaccio. Avellino è arrivata alle Final Eight non nel suo momento migliore, ma neanche in quello peggiore. Le cinque sconfitte a cavallo tra il girone d'andata e quello di ritorno sono state messe, almeno per il momento, da parte grazie alla vittoria di Pesaro e alla prestazione sufficiente contro l'Olimpia. Ma contro Hackett e compagni stasera la sufficienza non basterà. Solo una Scandone perfetta, o quasi, potrà giocarsi le proprie chance di qualificarsi alla semifinale di domani sera. Di sicuro, rispetto a quanto visto lunedì in campionato, servirà una solidità maggiore sotto canestro, dove Samuels dovrà essere limitato da Anosike, con l'aiuto di un Harper meno distratto e più consapevole del suo ruolo sul parquet. E servirà, in questo senso, anche un Adam Hanga libero da problemi di falli. L'ungherese, in questo momento, è l'ago della bilancia delle fortune irpine. Dovrà, per forza di cose, arrivare qualcosa in più dalla panchina. Cavaliero dovrà guidare i suoi compagni fuori dalle difficoltà, sperando che Trasolini possa ripetere quanto fatto vedere nella trasferta di Pesaro. Vitucci ha chiesto una squadra aggressiva, soprattutto in difesa, e lucida nei possessi offensivi. In questo senso, Gaines dovrà creare per sé stesso ma soprattutto per gli altri, calandosi nel ruolo di playmaker che non gli calza a pennello, e facendo altri passi in avanti dopo la prestazione sufficiente di lunedì scorso. Avellino deve e può provarci, senza le pressioni della favorita, che saranno tutte sulle spalle di Milano, e senza risparmiarsi mai. Anche perché il passato lo ha insegnato: la Scandone alle Final Eight difficilmente fa da comparsa. Nel 2008 arrivò la vittoria della Coppa Italia, nel 2010 e nel 2011 i successi proprio contro Milano nei quarti. Il primo arrivò al Del Mauro, sotto la guida di coach Pancotto. Il secondo a Torino e in panchina sedeva chi anche oggi dirigerà le operazioni da bordo campo. Coach Vitucci sa che le speranze dei suoi non sono moltissime, ma sa anche che nessuna partita è scontata, in un torneo ad eliminazione diretta come le Final Eight. E sa anche che la gioia di essere tra le otto squadre che si contenderanno il secondo trofeo nazionale per importanza può essere un punto di svolta. Lasciando per un momento da parte il campionato, la Scandone in questo week-end rientra nel club delle grandi, un primo risultato di cui andare fieri. La Sidigas sa di non avere nulla da perdere e di dover mettere sul parquet una prestazione senza troppi fronzoli o preoccupazioni. Nessun risultato è già scritto, nessuna partita è scontata. Il 2008 l'ha insegnato. Ora Avellino ha di nuovo l'opportunità di provarci. Senza paura.