Arsenico, benzene, cadmio, piombo, formaldeide, cloro e mercurio, questi alcuni dei composti utilizzati nelle attività di trivellazione per l'estrazione di petrolio e gas. Secondo l'ultimo studio dell'Università di Pittsburg la produzione di tali sostanze porta a compromettere il ciclo riproduttivo degli abitanti che si trovano nelle vicinanze dei siti d'estrazione e all'aumento di malattie per i neonati, dai semplici casi di bambini sottopeso a malformazioni genetiche gravi. Le acque reflue del processo estrattivo sono, per tanto, paradossalmente ancora più dannose del petrolio estratto.
Andrea Fantucchio