Alla vigilia del family day, fa discutere la lettera inviata a Papa Francesco dalla deputata di Forza Italia, Nunzia De Girolamo, pubblicata oggi sul Mattino. La parlamentare vorrebbe fare da madrina al battesimo della nipote, ma il parroco di Benevento, nonché vicario del vescovo, le ha rifiutato questa possibilità perché la De Girolamo e il marito non si sono mai sposati in chiesa, ma solo in Comune.
"Le devo confessare - scrive - che quel diniego mi ha fatto molto male. Credo che la mia situazione sia comune a migliaia di persone alle quali oggi viene vietata la concessione dell’Eucarestia soprattutto se separate o divorziate. Sinceramente sono disorientata. Credevo - continua la lettera - che i sacramenti fossero strumenti per aiutare gli uomini a raggiungere la grazia. Ma forse le regole sono più importanti della sostanza e non oso discutere sulla sostanza, quanto sulla loro attualità. In questo momento non mi sento pienamente serena e non Le nascondo la tentazione, che riesco a trattenere, nel voler dire a quel parroco di quanta ipocrisia oggi ci sia nel concedere grazie, sacramenti e benedizioni a quei sedicenti fedeli il cui abito appare bello e scintillante e invece dentro è pieno di marciume. E non sto parlando di camorristi e mafiosi ai quali molti di quei ministri di Dio concedono finanche gli inchini, no: mi riferisco a quelle unioni magari regolari, ma che di sano e di rispettabile hanno solo i timbri del vescovo di turno».
Si dice talmente disorientata Nunzia De Girolamo da non riuscire a vedere la luce nemmeno nell’analizzare la legge sui diritti civili. "Continuo a pensare che l’impianto generale sia sbagliato - aggiunge - ma mi chiedo se in alcuni momenti non serva quel colpo di rasoio che separi il passato dal futuro e che aiuti a guardare bene il presente".