«La Camorra si dedica alle agenzie di scommesse che - per la sua peculiare ramificazione territoriale, oltre che per la stretta relazione con il gioco on-line, per sua natura, dematerializzato - spesso implica il coinvolgimento di più di un sodalizio criminale. Su questo terreno spesso si formano e consolidano alleanze o, viceversa, si consumano sanguinose rotture». E’ la relazione del Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti che fa riferimento anche ai clan che insistono sul territorio irpino. Un’analisi sulla criminalità del periodo luglio 2013-giugno 2014. «L'equilibrio criminale dell'avellinese, dove è storicamente radicata l'organizzazione camorristica che fa capo alla famiglia Cava che, dopo un sanguinosissimo scontro con l'opposto sodalizio riconducibile alla famiglia Graziano, ha esteso la propria influenza criminale verso l'agro nolano e parte significativa della provincia di Salerno, proiettandosi pure, sotto l'aspetto delle cointeressenze economiche, in altre province italiane ed all'estero, è stato scosso da alcuni eventi omicidiari che avranno ripercussioni sugli attuali assetti criminali» si legge nella relazione.
Il procuratore fa un accenno ai fatti di sangue avvenuti proprio nel Mandamento - Vallo Lauro. L’omicidio di Fortunato Miele avvenuto a Baiano il 31 luglio del 2013 con chiare modalità camorristiche, e quello di Francesco Basile, titolare dell'impresa di costruzioni eseguito con le medesime modalità il 22 novembre dello stesso anno a Sperone e l'agguato commesso ai danni di Giulio Maffettone, esponente di spicco del clan Cava, eseguito il 24 settembre del 2014 a Pago del Vallo di Lauro. Secondo la Direzione nazionale antimafia «i tratti differenziali tra i due omicidi riguardano le vittime, il primo Fortunato Miele ritenuto vicino al clan Cava, uno dei referenti del sodalizio presenti nel mandamento baianese, il secondo Francesco Basile, almeno apparentemente estraneo alla criminalità organizzata e mai coinvolto in vicende giudiziarie in cui sia stato vittima di azioni minatorie o danneggiamenti personali con riferimento ai numerosi cantieri gestiti dalle sue imprese.
Gli accertati rapporti commerciali tra l'impresa di Basile che si riforniva di materiale edile, in particolare piastrelle, dalla ditta di Miele e le frequentazione tra le vittime, rendono altamente probabile un collegamento tra i due delitti». La tesi della Dna ricalca quanto riportato a fine gennaio dal rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia che già poneva l'allarme su una riorganizzazione del clan Cava.