"La querelle sulla mensa nelle scuole della città di Benevento sta coinvolgendo, da più di un anno, tanti “portatori di interessi” economici, politici, dei tanti grilli parlanti … si può pronunciare la parola “grilli” senza che nessuno pensi… a male? Chi si è posta la domanda: ma i bambini?". Purtroppo nessuno spiegano i sindacati in una nota congiunta a firma dei responsabili di Cgil, Cisl e Uil scuola sull'ormai "storica" vicenda della mensa scolastica.
"Il grado di apprendimento di un bambino non è una variabile indipendente - scrivono - dal tempo necessario a raggiungere quella competenza. Il tempo scuola è dunque una variabile decisiva rispetto alla qualità dell’istruzione e al successo scolastico e, quindi, delle premesse necessarie per successo di vita dello scolaro... È evidente che il tempo scuola è una variabile sociale che muta l’organizzazione familiare, ma che, soprattutto, offre quel possibile ascensore sociale che affonda le basi negli “strumenti” messi a disposizione dalla scuola ai ragazzi nei loro primi dieci anni di vita. Non è un caso che l’attivazione di classi a tempo pieno/prolungato ha interessato di più la parte del paese a vocazione industriale e, quindi, è meno diffusa al Sud.
La mensa è parte integrante di un importante momento educativo all’interno della giornata scolastica: si approcciano i problemi della varietà e della quantità di cibo. Ma va garantita la qualità e il giusto costo, quello che include totalmente le fasce più deboli: una sagra in meno, ma non un bambino a cui è negato l’accesso pieno ai saperi per un qualsiasi problema economico della famiglia. Bisogna ripensare agli impegni della nostra città nel garantire accoglienza, tenuta sociale, e nell’assicurare una solida formazione al pensare, e, non meno importante, per garantire posti di lavoro nella scuola e nei servizi". Poi il monitio: "Ciascuno faccia la sua parte, senza se e senza ma!"