Pronto soccorso al collasso, pressing su Stefano Caldoro per impegnare medici di base e delle guardie mediche per decongestionare corsie e liste di attesa. Lo propongono i referenti di Cittadinanzattiva e della rete Tmd di Avellino al Governatore, per risolvere le criticità del sistema sanitario campano magari vedendo a breve la nascita degli ospedali di comunità, strutture su cui sembra puntare lo stesso Caldoro, per aiutare i comuni isolati e lontani dagli ospedali in caso di emergenza.
«Una strategia temporanea utile - spiegano - per poter dare risposte concrete a chi cerca di curarsi ogni giorno tra mille difficoltà». Dal canto suo il manager del Moscati, Giuseppe Rosato, spiega come il percorso sia possibile ma serve l’intesa con l’Asl.
«Dobbiamo sapere con chiarezza quanti sono i medici disposti a lavorare per alcune ore al pronto soccorso e quali margini di azione potrebbero avere nel refertare e dimettere pazienti da codici bianchi. Se l’ospedale deve disporre di una certa somma per poter impegnare questi professionisti dobbiamo sapere anche se questi professionisti possono lavorare in autonomia e nel rispetto di tutti i parametri necessari».
Sullo sfondo le storie di chi al pronto soccorso è costretto ad aspettare anche 15 ore in barella, in attesa di un posto letto. Come nel caso del suocero della signora Maria Rosaria in attesa da oltre 15 ore per un ricovero. «Non ci sono posti letto - racconta la signora -. Siamo aspettando da ore mentre mio suocero aspetta in corsia. Ha trascorso una notte così. Purtroppo gli ospedali sono sovraffollati e questo è il risultato».
Sullo sfondo l’attesa e le polemiche per il mancato sblocco del turn over e dei tempi lunghi all’orizzonte proprio per l’attuazione della preannunciata riorganizzazione della medicina territoriale attraverso le istituenti 250 Unità Complesse di cure primarie.
«I recenti episodi, primo fra tutti il decesso di un giovane 34enne, lasciato al freddo su di una barella nei corridoi del Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Giovanni Bosco di Napoli nella vana attesa di un posto letto, risultano essere soltanto l’epilogo dei quotidiani disagi cui sono costretti i cittadini per accedere alle inderogabili cure di emergenza/urgenza in quasi tutti i pronto soccorso delle più importanti strutture sanitarie del territorio regionale campano - spiega Angela Marcarelli -. Prescindendo dalle cause del decesso, che sono tutte da verificare, a noi preme di stigmatizzare le precarie condizioni in cui esso è avvenuto. Non è possibile accettare che ad una persona ricorra a cure di emergenza urgenza, che spesso si rilevano anche di vitale importanza, possa essere strappata anche la speranza di essere accolto in modo dignitoso e di accedere alle cure il più serenamene possibile considerato che vive un particolare e delicato momento di bisogno della sua vita.
Questo non può e non deve più accadere. Aspettando lo sblocco del turnover e l’emanazione del decreto 15/18 dei giorni scorsi che prevede l’istituzione di ben 250 unità complesse da distribuire in tutto il territorio regionale per alleggerire il carico ormai ingestibile nei Chiediamo a Caldoro un ulteriore ed immediato sforzo affinchè, nelle more della citata e più complessa riorganizzazione della medicina territoriale, disponga già da domani, con altro decreto ad hoc, una regolamentata turnazione dei medici di base e della continuità assistenziale in tutti i pronto soccorso, sempre più affollati, per coadiuvare il personale sanitario, ormai stremato dal sovraccarico di lavoro e da turni massacranti, nelle cure primarie che non riescono ad avere risposta nei rispettivi territori». Sullo sfondo i numeri del pronto soccorso del Moscati. In un anno sono diminuiti gli accessi di duemila unità, ma aumentano le richieste di ricoveri.
«Sempre più malati affetti da patologie croniche o anziani arrivano al pronto soccorso - spiega il dottore Raimo -. Non ci sono posti letto nei reparti per questo si creano attese in corsia. Invece sono diminuiti i codici bianchi, ma proprio per le attese di ricovero in reparto si creano lunghe attese».
di Simonetta Ieppariello