“Una giustizia di qualità non può essere lenta: è una contraddizione in termini”. Non ha dubbi Francesco Caringella sulla necessità di snellire il sistema giudiziario affinché l'Italia allinei i tempi di conclusione dei procedimenti alla media europea. Il magistrato e consigliere di stato è a Benevento in veste di scrittore per presentare il suo ultimo giallo: “Dieci minuti per uccidere”, un thriller in cui il punto di vista narrativo è insolitamente quello della vittima, che in 600 secondi di agonia cerca di capire chi è l'assassino. Ma le vittime, in Italia, sono tutti coloro, i cui diritti sono compressi dagli anni di attesa per ottenere un verdetto di colpevolezza o assoluzione: “Un processo lungo che non finisce mai crea delle ferite non rimarginabili – spiega Caringella -, la giustizia deve cambiare passo e interessarsi dei diritti degli imputati, principalmente il diritto ad un verdetto veloce”. Giustizia lenta, magistrati improduttivi: le statistiche e le comparazioni con gli altri paesi dicono il contrario, il problema è più strutturale: “La giustizia – spiega - è una macchina farraginosa al di là delle colpe dei singoli, perché il processo è complicato, c'è una giungla di norme e garanzie, alcune delle quali inutili. In Europa un processo dura mediamente un anno, in Italia otto”. Alla presentazione hanno partecipato Clemante Mastella ex ministro della Giustizia; Marilisa Rinaldi, presidente Sezione Penale del Tribunale di Benevento; Alberto Mazzeo, presidente dell'Ordine degli avvocati; Norma Fortuna Pedicini, dirigente Liceo Classico Giannone; Pietrantonio Ricci, professore ordinario presso la Facoltà di Medicina Legale dell'Università di Catanzaro.