Benevento

“Non possiamo bollare frettolosamente quello di Paolo come il gesto estremo autolesionistico di un pazzo”. Ad oltre un mese di distanza dal suicidio di Paolo Pettorossi, lanciatosi da una finestra dell'ospedale “Rummo” di Benevento, la Rete Sociale torna a chiedere giustizia e verità sull'episodio, dopo aver presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica.

Non per cercare un responsabile da crocifiggere, chiarisce Serena Romano, ma affinché nel dibattito pubblico si apra una riflessione trasparente sulle tante inadeguatezze del sistema di assistenza ai malati mentali nella provincia di Benevento per evitare ulteriori casi. Il Servizio di Diagnosi e Cura non è una discarica dove gettare i casi più gravi, attacca la presidentessa della onlus, ma deve limitarsi a trattare solo le patologie acute. Bisogna chiarire cosa sia avvenuto tra le mura dell'azienda ospedaliera beneventana e se ci sono state negligenze da parte del personale sanitario: “Paolo è entrato lì calmo e tranquillo – spiega Serena Romano - doveva restare ricoverato per due giorni e invece ne è uscito dopo trentatré da una finestra del reparto di Infettivologia: non è normale. Laddove ci sono porte chiuse c'è qualcosa che non funziona nella salute mentale, che va discussa in rete e col contributo della cittadinanza”. Rete sociale stigmatizza inoltre la decisione della ASL di Benevento di affidare la conduzione di una indagine interna sull'episodio allo stesso direttore del Dipartimento di Salute Mentale: “Trovo che sia poco opportuno – afferma Romano - non è sufficiente rischia di essere poco trasparente e limita un dibattito che può avere qualcosa di positivo solo se affrontato in maniera collegiale da tutta la cittadinanza”.