Si è tenuto giovedì presso il Centro di Cultura “Raffaele Calabria” l’ottavo appuntamento di “Cives - Laboratorio di Formazione al Bene Comune”, che questa volta ha ospitato il gesuita Padre Francesco Occhetta, apprezzato scrittore della rivista Civiltà Cattolica riguardo le questioni sociali e politiche del nostro Paese. L’incontro, intitolato “La politica costruisce la felicità?”, è stato aperto da Ettore Rossi (Direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della diocesi di Benevento) che, ricordando il pluriennale impegno del relatore su questi temi e la centralità del tema per lo stesso percorso Cives, ha introdotto la questione: “Stiamo vivendo un tempo nel quale la politica ci rende pessimisti riguardo le sue possibilità - si legge in una nota - ma non dobbiamo cadere nel rischio della denigrazione ad ogni costo: le indicazioni che vengono anche da Papa Francesco sono molto precise per il raggiungimento di una nuova mentalità che dovremmo invece auspicare per noi e per il nostro Paese. Egli propone a chi è impegnato nella cosa pubblica anche un metodo per l’azione e cioè dialogo e incontro quali strumenti per sanare i mali della società. Nell’Esortazione Apolistolica Evangelii Gaudium, ritroviamo poi le principali prospettive a cui devono guardare i governanti per il loro impegno concreto: lavoro degno, istruzione, assistenza sanitaria per tutti i cittadini”. A seguire, dopo i saluti del Vicario Generale della Diocesi Don Pompilio Cristino è intervenuto padre Occhetta, il quale ha ritenuto opportuna una prima riflessione sui cambiamenti che stiamo vivendo: “Siamo di fronte ad una diversa dimensione del tempo e dello spazio, nella quale il primo è dilatato in un eterno presente senza memoria e senza progettualità futura e internet ci permette sì una navigazione, ma senza una strada tracciata e senza consegne da parte di chi ci ha preceduto, dove tutto è più complesso. Il rischio che corriamo è quello di venderci nel mondo con un’immagine che non corrisponde a quella che invece abbiamo realmente. Solo se siamo autentici costruiamo politiche autentiche”. E ha aggiunto: “La prima dimensione da custodire è quella spirituale e, negli spazi pubblici all’interno dei quali possiamo dare, dobbiamo farlo realmente. La vita spirituale è la più bella che possiamo vivere". Raccontando i cambiamenti che hanno investito il concetto di politico “classico”, padre Occhetta ha ricordato alcune parole chiavi dell’impegno dei cattolici: “La laicità, intesa come la capacità di entrare nello spazio pubblico con la propria fede senza imporla, ma proponendola; la ricerca delle garanzie, come metodo di contrappesi e bilanciamenti nelle scelte". Infine, il messaggio: "Dovremmo, invece, ripartire dalle chiare indicazioni che Papa Francesco ci dà nell’Evangelii Gaudium, quando chiede alla Chiesa stessa non di conquistare spazi, ma di accompagnare i processi umani”.