Avellino

Si allarga sempre di più lo scandalo degli alloggi popolari ad Avellino occupati abusivamente. La Procura indaga e nelle prossime ore sarà ascoltato anche il funzionario Domenico Piano, che si dice pronto ad andare in Procura, per chiarire definitivamente la propria posizione in merito alle pratiche di assegnazione nel periodo novembre 2012 - maggio 2014. Piano ha intenzione così di fugare ogni dubbio circa la propria attività in qualità di responsabile dell’Ufficio competente. Eppure, solo pochi anni fa, lo scandalo era già esploso. In un dossier dettagliato l'allora presidente dell’Iacp, Giovanni Romano, raccontava come quel mercato nero delle case fosse attivo in tantissimi comuni dell’Irpinia.

 

«E’ un fenomeno che va avanti da anni - spiega Romano -, ma che può essere eliminato se i responsabili pagano e il meccanismo viene definitivamente eliminato, restituendo pieni poteri all’Iacp. Assegnazioni e revoche delle case non devono essere competenza dei comuni. Una gestione troppo calata nel tessuto sociale di una comunità può generare errori». Romano presidente dell'istituto autonomo case popolari tra il gennaio del 2006 e il 2009, ricorda l’inchiesta scandalo sugli alloggi, che investì tutta l’Irpinia.

 

«Appurai che c’era un mercato nero delle case - spiega -. Attraverso pagamenti di denaro si otteneva un alloggio. Succedeva in tanti comuni, dal capoluogo a Grottaminarda, passando per Ariano e Solofra, solo per citarne alcuni. Secondo quanto ero riuscito a rilevare si pagava dai 500 ai 3mila euro». Un meccanismo rodato, che Romano si augura venga del tutto smantellato. «I?primi a sapere di case liberate e da assegnare sono i comuni, da lì partivano le prime cellule - spiega -». Lo scandalo esplose nel 2008 e travolse molte amministrazioni. «Sono stato ascoltato dalle procure di Ariano ed Avellino e anche dalla Guardia di Finanza - ricorda -. Queste nefandezze avvengono in tutti i comuni. Ed è triste speculare sui bisogni della povera gente. Ad Avellino ricostruimmo che si compravano alloggi con duemila euro. Un vero e proprio mercato parallelo, in cui i “ben informati” avvertivano di case vuote e appena liberate».