Benevento

“Fare assist ai miei compagni mi dà tanta soddisfazione, ma è giunta l’ora di tornare al gol”. Amato Ciciretti si confessa alla vigilia della sfida con la Juve Stabia, lo fa ai microfoni di Ottochannel nel lunedì dopo la preziosa vittoria di Pagani. “Successo di grande importanza – dice – perché il Benevento l’ha ottenuto giocando da operaio. E’ un bel segnale, vuol dire che si riesce ad ottenere il massimo anche quando non si riesce a fare le giocate migliori”. Il terreno del “Marcello Torre” era insidioso come pochi: da fuori sembrava perfetto, ma dentro l’erba nascondeva più di una imperfezione: controllare il pallone non era semplice. “La nostra è una squadra duttile, sa uscire dalle situazioni più intricate. Per giunta la Paganese ha giocato alla morte, non ci stava per niente a perdere, come è giusto che sia”. Sei gol finora per il fantasista romano, oltre ad uno su punizione, forse il più bello, annullato al via del Mare senza sapere perché. “Cicero”, come lo chiamavano i tifosi romanisti che seguivano le gesta della squadra giovanile giallorossa (gli avevano persino fatto un tazebao con la sua immagine e la scritta “Pazzi de Cicero”), si sente maturato, pronto a rientrare nel grande calcio. Magari proprio col Benevento, che ha creduto in lui e lo ha strappato per la prima volta alla Roma, facendogli sottoscrivere un biennale. I pensieri del ragazzo della Magliana sono già tutti rivolti alla partita con la Juve Stabia: “Mi dispiace che non ci siano i nostri tifosi, che pagano per l’inagibilità del settore del Menti. Ma noi siamo determinati a vincere anche questa partita e a dar loro un’altra grande soddisfazione”. Una difficoltà in più, quel terreno in sintetico dello stadio stabiese: “Bah, neanche ci penso. Ho cominciato a giocare proprio su un terreno sintetico, figuriamoci”.