“In cuor mio speravo nell’assoluzione perché non sento di aver commesso i reati che mi sono stati contestati. La mia colpa, se di colpa si può parlare, è quella di poter aver fatto qualche illecito amministrativo che però è stato solo utile a superare quella palude burocratica che avvolge la sanità”.
Con la voce rotta dal pianto, l'emozione palpabile in volto il dottore Carlo Iannace stamane ha incontrato la stampa per spiegare la sua verità dopo la sentenza di primo grado che nel pomeriggio di ieri lo ha condannato a sei anni (con pena indultata di tre anni) e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici nell’ambito dell’inchiesta Welfare.
Redazione