Avellino

Questa è la storia di Luigia, che ha gli occhi grandi e si vergogna a raccontarla. Una casa nonna Luigia ce l’aveva, poi quel grande fabbricato alla periferia della città il comune ha deciso di abbatterlo per ricostruirle una casa a lei e ad altre undici famiglie. Ma quelle dodici famiglie di via Penta a Picarelli dopo anni sono rimaste senza un tetto.

 

«La promessa era case nuove e più sicure in tempi brevi - racconta la signora Luigia D’Argenio -. Poi la burocrazia, il cantiere fermo e la promessa di un’altra casa. Eppure mi sono ritrovata qui, al Rubilli, con la promessa di doverci rimanere solo dieci giori, e invece vivo qui dimenticata dal Comune da dieci mesi».

 

La signora D’Argenio una nuova casa dal comune l’aveva avuta qualche mese fa, contrada Quattrograne. Si tratta di uno dei sei appartamenti riqualificati con una spesa di 250mila euro. «Ma quelle case sono senza accatastamento e senza impianto di riscaldamento e manca anche la caldaia. E’ impossibile vivere lì. Per questo chiedo a Foti di darmi una casa in cui posso vivere e trascorrere serena la mia vita. Non voglio morire qui al Rubilli. Sono ancora una donna autonoma, voglio e posso vivere in una casa. Voglio riavere la mia vita, le mie abitudini i miei ritmi e le mie cose da fare, non voglio morire qui. Questa è una casa di riposo, mi sento inutile».

 

Dal canto suo Elio Amodeo rimarca come ancora una volta l’amministrazione Foti dimentichi i bisogni della gente e i loro diritti. «Alla signora Luigia erano state fatte precise promesse, che sono state disattese - spiega Amodeo -. Ancora una volta Foti ha dimostrato di non poter essere alla guida di questa città. Si dimetta».

Simonetta Ieppariello