Una medaglia per i Comuni, una mannaia per i lavoratori quel 65% di raccolta differenziata e oltre raggiunto da tanti municipi della provincia di Benevento.
La virtuosità dei cittadini mette paradossalmente a rischio i livelli occupazioni della SAMTE, la partecipata della Provincia che gestisce lo STIR di Casalduni e le discariche dell'emergenza rifiuti. Perché l'impianto di tritovagliatura può lavorare solo rifiuto indifferenziato, e quindi i volumi trattati negli anni sono andati diminuendo man mano che aumentava la sensibilità nel separare plastica, carta e organico.
Si aggiungano le casse vuote della Provincia, e la bocciatura da parte del TAR delle delibere con cui a posteriori erano lievitati le tariffe rifiuti dei Comuni e quella per conferire l'immondizia al termovalorizzatore di Acerra, e si ottiene l'imminente cassa integrazione per venti lavoratori, l'anello debole del ciclo dei rifiuti.
Cgil Cisl e Uil al consigliere regionale Mino Mortaruolo hanno chiesto di perorare la causa dello Stir di Casalduni. I progetti per la riconversione dell'impianto sono già depositati, serve la volontà politica di destinarvi dei fondi.
Sindacati e management della Samte attendono ora la convocazione a Napoli dall'assessore all'Ambiente Fulvio Bonavitacola, per tamponare l'ennesima emergenza connessa ai rifiuti, dai cumuli di immondizia ai lavoratori.