Il disastro del 15 ottobre ha confermato una volta di più che sul fronte della prevenzione e mitigazione dei rischi e nella gestione delle emergenze si può sempre fare qualcosa di più. La giunta Pepe si appresta a lasciare in eredità un piano di protezione civile aggiornato, licenziato a marce forzate dalla commissione consiliare ambiente per approdare nell'aula del parlamentino cittadino prima del rompete le righe pre-elettorale. Vi si prevede tra l'altro l'uso di tecnologia con sensori di monitoraggio del livello delle acque fluviali e app per l'informazione e la comunicazione ai cittadini residenti nelle zone a rischio alluvione. Importante il contributo dell'Università degli Studi del Sannio il cui lavoro di ricerca e mappatura della vulnerabilità degli edifici e della “zonazione” del rischio sismico, sarà utile per la programmazione degli interventi di riqualificazione. Il patrimonio edilizio beneventano risalente all'epoca che va dal dopoguerra fino agli anni '80 è infatti quello dalla staticità più vulnerabile in caso di evento sismico. L'auspicio è che una volta approvato nella sua più recente versione il piano di protezione civile sia di agevole reperimento e consultazione sul sito web di palazzo Mosti, diversamente da quanto accade oggi. Sul fronte post alluvione intanto, la Regione Campania ha comunicato alle aziende agricole danneggiate dall'esondazione dei fiumi dello scorso ottobre che possono produrre una perizia giurata di un tecnico abilitato per la ricognizione del danno e al fine del riconoscimento di un indennizzo. Una scelta obbligata dato l'elevato numero di pratiche da istruire e i tempi ristretti e non compatibili con i processi produttivi da far ripartire.
Carus