Avellino

Guerra sui turni alla Clinica Malzoni di viale Italia ad Avellino, dove protestano i lavoratori e i sindacati annunciano ricorsi alla direzione provinciale del lavoro. Pesano i venti licenziamenti Tempor, che hanno creato una situazione di grande disagio e affanno in tutti i reparti della struttura. Ma non solo. Dopo il caso delle ferie negate, dei doppi turni e riposi saltati scoppia anche il caso del concordato preventivo, che avrebbe di fatto congelato gli stipendi per molte mensilità, ma solo per alcuni lavoratori.

 

Di fatto come riportato dalla referente Nursind, Romina Iannuzzi, solo i dipendenti del laboratorio analisi e radiologia sarebbero coinvolti, come gli altri colleghi di viale Italia, nella procedura di concordato preventivo, con il conseguente congelamento degli stipendi pregressi di novembre, dicembre e gennaio (fino al 28 gennaio, ndr).

 

Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che tutti gli altri lavoratori della diagnostica avrebbero percepito la mensilità di dicembre e tredicesima, perché non farebbero capo alla Malzoni Spa, ma ad altre società. Insomma, continuano ad esserci novità e sorprese alla Malzoni e i sindacati chiedono l’accesso agli atti del concordato, proprio per fare, una volta e per tutte, chiarezza su ogni procedura che interessa i lavoratori e il futuro della struttura. «Crediamo si tratti di un atto dovuto - spiega Iannuzzi - Non si può andare avanti così in un clima di generale incertezza e disordine. I?lavoratori hanno il diritto di sapere cosa succederà, quali sono le procedure e soprattutto di conoscere il nuovo piano industriale.

 

Da mesi i dipendenti lavorano in un clima di generale confusione e incertezza, senza aver percepito per mesi le spettanze e ora dovendo affrontare doppi turni, saltando il riposo e senza poter prendere neanche un giorno di ferie». Sullo sfondo l’incontro di mercoledì tra sindacati e azienda, per fare il punto. La proprietà intanto continua a rimarcare la necessità “di remare tutti nella stessa direzione”, ma i lavoratori si dicono stremati e annunciano nuove forme di mobilitazione. Dopo il pagamento dell’ottanta per cento delle spettanze di febbraio, entro il 15 marzo dovrebbe arrivare il restante venti per cento. Ma il sindacato per quella data chiede una ulteriore anticipazione. Sullo sfondo resta la procedura per far fronte ad una massa debitoria per l’azienda di cinquanta milioni di euro e resta il bilico il futuro di 400 lavoratori alle prese con disagi e una strada tutta in salita ormai da mesi.

Simonetta Ieppariello