Benevento

"Questa mattina abbiamo interrotto l'ultimo (forse) Consiglio Comunale per questa amministrazione”. Si tratta di un comunicato di un gruppo di anarchici che questa mattina hanno fatto irruzione all'interno di Palazzo Mosti durante il consiglio comunale per distribuire volantini "A difesa degli spazi autogestiti, Janara Squat non si tocca!". Si tratta di una struttura nei pressi di piazzetta Vari da tempo occupata e che ora, sembra il prossimo 5 maggio, dovrà essere sgomberata. Nel documento gli anarchici spiegano: ““Buon giorno a tutti. Qualcuno senz'altro perdonerà, semplicemente dimenticandosi, questa nostra interruzione. Qualcuno non lo farà, ma le scelte disastrose e che si ripercuotono sulla vita dei cittadini di Benevento che avete preso in questa aula e che continuerete a prendere, ripagano ampiamente questo nostro gesto. Vi facciamo visita senza invito perché un vostro burocrate ha commesso un errore”. In particolare, gli occupanti de La Janara Squat se la prendono con il dirigente del Comune Isidoro Fucci che ha firmato l'ordinanza che “ci intima di abbandonare l'immobile di via Niccolò Franco n°5, minacciando in caso contrario uno sgombero forzato in data 5 maggio.
Ma, c'è un però. L'immobile di via Niccolò Franco non è una semplice casa abitata da abusivi, come si vuole far credere in quelle cartuscelle. L'immobile di via Niccolò Franco, occupato il 31 Ottobre 2014 e ribattezzato col nome di “Janara Squat”, è uno di quei tasselli che compongono l'insieme degli spazi autogestiti e liberati di questa città. La Janara Squat – spiegano ancora - è un immobile strappato all'abbandono, al degrado ed all'incuria a cui questa, come le passate amministrazioni, avevano condannato; dà un tetto a chi non vuole lasciarsi rapinare da padroni di casa assetati di soldi; è uno spazio attraversato da decine di beneventani e non, in cerca di rapporti orizzontali e non mercificati; è un laboratorio di autoproduzione, dove intraprendere processi produttivi liberi dal ricatto del lavoro salariato.
Noi non siamo abituati a chiedere il permesso per vivere degnamente la nostra vita. E non siamo venuti qui per mercanteggiare o per mediare su nulla, così come per trovare accordi sottobanco. E neppure ricerchiamo la vostra santificazione o l'approvazione dei nostri percorsi di vita e di intervento politico in città. Ma ci tenevamo a far si che il messaggio arrivasse forte e chiaro a chi di dovere. Se di errore burocratico ed eccesso di solerzia si è trattato, beh! Sapete voi come provvedere...”. Il gruppo infine avverte: “noi continueremo nei nostri percorsi di autonomia e autogestione; ma, soprattutto che la Janara Squat non si tocca e noi non ce ne andiamo da dove stiamo!”