Avellino

 

di Luciano Trapanese

Baby camorristi, baby gang, baby criminali. Insomma, ragazzini che sparano, pestano, rapinano. A Napoli come nel resto della Campania. Nelle città e nei comuni della provincia. Violenze gratuite, brutali, spedizioni punitive. Danneggiamenti, furti, sassi dal cavalcavia, contro i treni in transito. C'è di tutto. In una escalation preoccupante, un aumento costante, com'è facile notare scorrendo le cronache degli ultimi mesi.

L'interesse dei media si è soffermato molto sulla paranza dei bambini, tra i Quartieri Spagnoli, Forcella e parte della Sanità. Giovanissimi barbuti, come i terroristi dell'Isis, feroci, brutali, in lotta con i vecchi clan della camorra partenopea. Ma quella è la punta dell'iceberg, il caso estremo, forse il tragico epilogo.

Il contorno non naviga nel dramma dei morti ammazzati, ma galleggia in un contesto di violenza esibita e che vede per protagonisti sempre più adolescenti.

L'ultimo caso arriva da Baiano. Tre ragazzini tra i 16 e 19 anni, sono stati denunciati dai carabinieri per il pestaggio brutale di un 30nne. Un caso non isolato. Ragazzini della stessa zona, il Mandamento, sono stati protagonisti qualche mese fa dell'aggressione ad un autista della Circumvesuviana. Lo hanno colpito ripetutamente. E' stato ricoverato in ospedale.

I mezzi di trasporto sono spesso nel mirino. E' accaduto a Salerno, Parco Arbostella. L'autista non rispetta la fermata e un gruppo di ragazzini tempesta il mezzo con un fitto lancio di sassi. Stessa cosa a Santa Maria del Pozzo. Una baby gang ha lanciato sassi contro un pullman della Circumvesuviana: vetri sfondati, panico tra i pendolari e una ragazza in ospedale.

Torniamo a Salerno. Sempre mezzi pubblici. Cinque adolescenti hanno picchiato selvaggiamente una ragazzina. Così, senza un apparente motivo.

Violenze gratuite. Come quella commessa ad Eboli. Solita baby gang, vittima un 14enne. Per “gioco” gli hanno spento una sigaretta sulla guancia, per poi lasciarlo a terra dopo averlo colpito con calci e pugni.

A proposito di sigarette, ne sa qualcosa il 18enne Emanuele Panico. Stava festeggiando il compleanno in piazza Oricello, a Loreto. Si è rifiutato di offrire delle sigarette a un gruppo di ragazzini. Pestato.

Del resto sulle sigarette la paranza dei bambini ha fatto di peggio. Per aver detto “no” al capo del clan, il 17enne Emanuele Sibillo, un giovane è stato fatto fuori a colpi di pistola.

Sulle violenze in ambito scolastico ci sarebbe da scrivere una enciclopedia. Ricordiamo un solo episodio. Avellino, qualche mese fa. Studente preso a cinghiate da una baby gang. Movente: sconosciuto. Mandante: una ragazza.

Ci sono poi i ragazzini che terrorizzano interi quartieri. Per mesi. Come i nove adolescenti che hanno seminato il panico a Ischia. Tra coetanei, studenti e anche adulti. Hanno pestato a sangue servendosi di catene e caschi.

O nel quartiere Chiaia, a Napoli, altra baby gang. Erano in tredici, armati di coltelli. Per mesi hanno innescato risse nei locali della zona. Si davano appuntamento via wathsapp...

E poi aggressioni anche alle forze dell'ordine. Come a Giugliano di Napoli. Lì i ragazzini hanno picchiato anche i vigili urbani.

E poi, naturalmente risse. Scontri fra gang (come in molte zone del napoletano), abusi su ragazze, o – come è accaduto a Scafati – pestaggi a coppiette.

Un elenco ricco, e che potrebbe continuare. Una situazione così allarmante da spingere il governatore De Luca a queste dichiarazioni: «Posso però dire di non essere contrario a interventi di repressione. La differenza tra la Caritas, le attività di volontariato e lo Stato e' questa. Alla ragazza che viene violentata, lo Stato deve dire che da domani gli garantisce maggiore sicurezza. Io credo che un intervento repressivo vada fatto anche nei confronti delle baby gang che vandalizzano i mezzi pubblici. Bene gli interventi preventivi con agenti in borghese, ma è necessaria anche un’azione repressiva, e dove occorre vanno mandati in galera. A me non spaventano le divise per strada anzi”.

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