Avellino

Un sistema funzionante, efficace ed efficiente, come quello che si può riscontrare in tante realtà italiane all'avanguardia. Pensiamo al centro storico di Trieste. Queste le premesse con le quali partiva il progetto della metropolitana leggera di Avellino voluto dall'allora amministrazione di Nunno. Oggi, siamo arrivati alle denunce dei cittadini, per l'invasione dei pali di sostegno che sono spuntati in prossimità dei balconi.

Capiamo come, in dieci anni, si sia riuscito a trasformare un progetto innovativo, in una boiata senza capo né coda.

Era il 2003 quando si iniziava a parlare concretamente di metropolitana leggera. Quella teorizzata da Di Nunno che nulla aveva a che vedere con fili e pali che oggi occupano sconciamente i marciapiedi, e che rischiano di cristallizzarsi nell'immaginario collettivo, esclusivamente come simboli totemici di ignoranza dilagante.

In primo luogo, quella metro prevedeva un'elettrificazione a terra, quindi strutturalmente meno invasiva di questa. Con l’utilizzo di piccole motrici alimentate elettricamente, messe in moto su un binario unico. I mezzi in questione, poi, avrebbero potuto immagazzinare energia nel corso della propria attività, muovendosi anche all'infuori del cursore principale che sarebbe stato sistemato a centro strada. Un sistema agile, veloce, e soprattutto incentrato sulle caratteristiche urbane di Avellino.

Oggi, per capire il fallimento che rischia di esplodere a giugno con l'inaugurazione dell'opera, basta pensare ai pullman che l'amministrazione si è affrettata a mettere in garage, quelli Euro 5. Senza allinearsi ai nuovi standard ecologici europei che prevedono l'Euro 6. Ecco, immaginiamo i pullman scelti, la cui grandezza è ben nota, muoversi sulle nostre strade piccole, intersecandosi poi con i mezzi di trasporto già esistenti. Un caos peggiore di quello riscontrabile nelle ore di maggior traffico. Un altro appunto, poi, ci sembra doveroso. Posto che la metropolitana leggera viene giustificata come opera ecologica, per quale ragione, se non di tipo meramente economico, ci si è affrettati a prendere quei bus non rispettando le ultime direttive di Bruxelles in materia di inquinamento?

Inoltre, perché non si è stati in grado di offrire un percorso confacente alle esigenze della città. Quello attuale, redatto dall'amministrazione Galasso, attraverserà anche strade senza pedonalizzazione con i conseguenti disastri che tutti possiamo immaginare. Manca fra l'altro l'aggiunta di un asse Nord-Est che leghi la periferia di San Tommaso alla città ospedaliera.

Altro rebus, è quello legato ai parcheggi. Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di spazi di sosta collocati a Pianodardine e accanto al Poligono di tiro, nonché a Valle e vicino alla Caserma Berardi, per ridurre la congestione nell'area centrale di Avellino. Oggi di questi parcheggi d'interscambio, nemmeno l'ombra.

Arriviamo così all'ultimo nodo, quello di tipo organizzativo. Quando il mostro sarà pronto, chi lo metterà in moto. Posto che l'Air, ente individuato per assunto dall'allora amministrazione di Nunno, non è stata interpellata. Nonostante logica lo suggerisse. E tenendo conto che la Regione non potrà accollarsi l'onere di un servizio integrativo e non sostitutivo a quelli preesistenti.

Con questo breve vademecum rivolgiamo alla nostra amministrazione i dubbi, più che legittimi, di tanti cittadini. La caccia al colpevole non serve. Perché tutti lo sono in parte. L'amministrazione Galasso che non seppe affermare con vigore il piano originale, dopo il parere negativo della Regione, con l'allora Assessore ai Trasporti Cascetta, che spiegò come motivo della propria bocciatura, fosse il fatto che il progetto rappresentava una sperimentazione dell'Ansaldo avvalorando un presunto caso di monopolio. Nè quell'amministrazione seppe offrire un'alternativa credibile che fosse almeno più praticabile dell'attuale “filovia”.

Esente da colpe non lo è questa giunta che si è presa in carico la fatica di Sisifo senza batter ciglio. Perseverando nell'errore. Non cercando variabili o alternative di sorta.

A loro ora chiediamo di rispondere ai dubbi di tutti. Sindaco, ma lei a quella metropolitana crede davvero?

Andrea Fantucchio