Benevento

È un quadro agghiacciante che obbliga a guardare con lenti diverse la realtà urbana di Benevento, quello che emerge dall'indagine su racket e usura condotta da Alilacco e dalla Cgil sannita tra i commercianti del capoluogo. Uno studio che oggi è stato presentato da Rosita Galdiero, numero uno Cgil Sannita e da Amleto Frosi dell'associazione Alilacco,
Fenomeni endemici e più radicati di quanto si possa credere, si legge tra le righe di grafici e percentuali. L'83% degli intervistati ritiene che dietro le richieste criminali vi siano affiliati alla criminalità organizzata, un commerciante su tre stima tra i 200 e i 500 euro la rata mensilmente versata ai taglieggiatori, per due su tre i pagamenti avvengono su base mensile. 
E ancora, circa la metà degli intervistati afferma che su cento commercianti, siano in oltre 50 a pagare il pizzo. Pur non essendo stato loro direttamente domandato se paghino il pizzo o abbiano richiesto un prestito usuraio, i commercianti dimostrano di avere precisa contezza del fenomeno; in subordine, il secondo blocco percentuale è la sfera dei "non rispondo", nella quale occorre computare il fattore "omertà".

Ed infatti sui cento commercianti individuati per l'indagine, cinquantatre hanno rifiutato la consegna, solo ventinove hanno risposto con cognizione di causa, senza limitarsi a barrare a tutte le caselle del "non so".
Banche e Stato sono sul banco degli imputati: i primi non agevolano l'erogazione del credito, obbligando chi fa impresa a rivolgersi agli strozzini, le istituzioni fanno poco o nulla per contrastare la piaga, dice il 90% degli intervistati. Una cappa criminale che getta un'ombra nera su Benevento, e non stupisce infatti che un esercente su quattro pensi spesso a trasferire altrove la propria attività.  

a cura di Carus