Quando ormai quasi un anno fa, era l’8 giungo 2015, l’Avellino ne annunciò l’ingaggio triennale di lui si sapeva poco o nulla. Bastarono i primi giorni di ritiro a Sturno e l’amichevole di lusso con l’Espanyol per capire di che pasta fosse fatto: grinta, determinazione e umiltà; puntuale a ringhiare sulle caviglie degli avversari; forte di testa e con la dinamite nel destro, che ha regalato un paio di lanci preludio a gol. Per Davide Biraschi, oggi rientrato in gruppo ma salificato sabato contro il Como, il futuro si chiama Serie A. Il difensore romano saluterà l’Irpinia al termine della stagione, per lui trampolino di lancio e soprattutto vetrina luccicante per accecare Ivan Juric. Il tecnico del Crotone lo stima profondamente; in lui intravede un interprete ideale per la sua difesa a tre in cui, all’ombra del Partenio, ha potuto giocare pochissime volte. E allora i destini del tecnico croato e del roccioso numero cinque, arrivato alla corte di Attilio Tesser dopo essersi svincolato dal Grosseto, sono strettamente incrociati. Le tinte calcistiche del suo domani, fatto salvo colpi di scena, sono in ogni caso già definite: rossoblu. Crotone o Genoa. A decidere per Biraschi sarà... la decisione di Juric: da una parte la possibilità di guidare i calabresi nella loro prima avventura in Serie A, diventata realtà dopo una cavalcata trionfale; dall’altra di far tornare ad essere la propria casa il Luigi Ferraris, tornando nel tempio del calcio genvoese dove ha già brillato con maglietta e calzoncini. Fosse un libro si potrebbe titolare “Va dove ti porta Juric”. L’Avellino, intanto, gongola; si prepara a far cassa e a fregiarsi dell’ennesimo talento, scovato nelle categorie inferiori e lanciato ai massimi livelli.
Marco Festa