di Luciano Trapanese
Il futuro di Avellino passa per l'area vasta. Ne è convinto il sindaco Foti («una sfida importante»), e la sua giunta. Sono stati elencati i progetti e sfogliato un bel libro dei sogni. Ma come al solito si è ragionato sul nulla. L'area vasta (l'unione strategica di 30 comuni irpini), altro non è che fuffa stantìa. Un'ambizione che poteva avere un senso venti anni fa (quando si iniziò a parlare di “città metropolitana”), ma che oggi appartiene al passato. Non ha alcun senso. Nè per Avellino, né per i comuni che potrebbero essere coinvolti. Non si capisce per quale motivo questo progetto dovrebbe portare con sé anche sviluppo, e come potrebbe far ridiventare centrale in provincia il ruolo del capoluogo.
Non c'è nessuna visione. Non c'è la capacità di guardare oltre. Si percorrono stancamente sentieri già solcati, riproponendo vecchie ricette e promuovendole con il solito ritornello della «sfida per il futuro». Il mondo corre e qui siamo fermi a guardare un film in bianco e nero. Senza sonoro.
Ve li elenchiamo i progetti che dovrebbero (secondo l'amministrazione comunale) cambiare Avellino e i comuni vicini, e dare finalmente prospettive ai vostri figli e i vostri nipoti: corridoio ecologico (Parco Fenestrelle, Parco del fiume Sabato); valorizzazione dell’identità culturale e turistica (Montevergine, centri storici di Avellino, Summonte, Chiusano San Domenico, scavi archeologici, i borghi, i palazzi signorili, le vie del vino); implementazione del sistema informatico; piattaforma digitale per la promozione del territorio; elettrificazione della tratta Avellino-Benevento-Salerno.
L'ovvio che si mischia alla banalità. Non si intravede traccia del futuro. Non si capisce perché tutto questo dovrebbe risollevare la città e la provincia dalla decadenza nella quale è stata ficcata in questi anni. Si tratta di progettini che seppure realizzati possono al più rendere più gradevoli alcuni aspetti della vita quotidiana. Del futuro non c'è traccia. E si spaccia come grande novità la piattaforma digitale per la promozione del territorio.
Altri meravigliosi progetti per Avellino? Sempre i soliti: recupero della Dogana, Victor Hugo, Cunicoli Longobardi e Castello. Da quindici anni sempre le stesse storie. Non si stancano neppure di ripeterle.
C'è un'idea di futuro che non prevede futuro. Si ferma all'ora. Manca – e in verità lo ha detto anche il consigliere d'opposizione Dino Preziosi – un vero piano industriale, le start up per i giovani, le infrastrutture, l'energia. E a nostro avviso è assente anche una visione più ampia, che apra l'Appennino verso il mare, sfruttando le enormi potenzialità che partono da Salerno e che hanno la necessità – per decollare – di un adeguato, complessivo e strategico coinvolgimento delle cosiddette aree interne.
L'idea della megalopoli diffusa è partita proprio da Salerno. Per superare l'idea della smart city (città intelligente, e neppure di questo si è discusso nel dibattito sull'area vasta), per quella di smart land. E cioè di un territorio esteso, interconnesso e che sia capace di ampliare le prospettive di ogni zona. Sempre nel rispetto delle peculiarità.
E infatti, l'unico progetto citato nel consiglio comunale avellinese che segue una logica di apertura è quello della elettrificazione della linea ferroviaria che collega Avellino a Benevento e Salerno. Ma su tratta di un piano che rientra nel Patto per la Campania firmato da De Luca e Renzi e che soprattutto si interseca con quel progetto di crescita complessiva della regione presentato dal governatore all'indomani della sua elezione.
Una ambizione più estesa paradossalmente svuota di significato qualsiasi tipo di campanilismo (che pure è stato ricordato in consiglio: come mettiamo d'accordo trenta sindaci?). In pratica: la strategia deve davvero riguardare il futuro e non il solito annunciato restyling della città. Quello non porta a niente (e oltretutto sono sotto gli occhi di tutti i ripetuti fallimenti di questi anni).
Non si capisce neppure dove poggia la pretesa di far ridiventare d'amblè Avellino il centro della provincia. Bastano le chiacchiere e le belle intenzioni? Non crediamo. La Valle Ufita e la Baronia viaggiano da sole. E la nascente piattaforma logistica di Grottaminarda rischia di isolare ancora di più il capoluogo.
Eppure Avellino può puntare su una posizione invidiabile. E' la vera cerniera tra la costa e l'Appennino. Il centro tra due città come Salerno e Benevento. Il nodo cruciale di uno sviluppo che non può essere più visto in termini di microterritorio, ma deve saper guardare oltre.
La vera forza di De Luca come sindaco di Salerno è stata la progettualità. La capacità di muoversi per obiettivi a breve termine ma tutti pensati in un'ottica di grande respiro. Ed è su questa scia che bisogna costruire, allinearsi a quella spinta propulsiva, agganciarsi a quella crescita e ribaltarla su questo territorio.
Perché il porto di Salerno non potrebbe essere “anche” il porto di Avellino (è a venti minuti)? Perché l'aeroporto di Pontecagnano non dovrebbe essere anche l'aeroporto dell'Irpinia. Così come l'università di Fisciano è indubbiamente l'ateneo di Avellino e Salerno.
E per fare questo basta migliorare le infrastrutture. Cosa oltretutto prevista nel Patto per la Campania (tratta ferroviaria, raccordo Avellino – Salerno, Lioni -Contursi- Grottaminarda).
E poi, sulla traccia segnata da questa partenza creare un indotto produttivo, con la promozione di start up pensate da gruppi di giovani, ma nel solco di una realtà più ampia.
Si continua banalmente a parlare di turismo in Irpinia. Ma senza mai immaginare una reale sinergia con la costa campana (un attrattore di livello internazionale).
E' la metropoli diffusa che apre Avellino alla modernità. Non le solite polpette. Ma per immaginare tutto questo la classe dirigente avellinese dovrebbe resettarsi e ripartire. Si resta invece ancorati ad un passato che non può produrre nulla. Sono tempi eccezionali, ondeggiano tra crisi e nuove opportunità, serve coraggio, idee e la forza per realizzarle. Ma se si continua a parlare, e con le solite stanche parole, di area vasta e di piattaforme digitali per far conoscere il territorio, beh, allora c'è poco da fare.