Avellino

Dopo gli annunci di febbraio, sembra che la riqualificazione di Piazza Castello, stavolta parta davvero. Evviva, fra documenti sbagliati, e varianti impazzite che saltano fuori come funghi all'interno dei progetti urbani, i rischi sono sempre dietro l'angolo.

Ma stavolta vogliamo crederci anche noi. Quantomeno per non essere tacciati di pessimismo cosmico e cronico, nonostante loro, i nostri cari amministratori e i professionisti o presunti tali dei quali si circondano, facciano di tutto per abbattere le nostre già parche speranze.

Ma come dicevamo, in barba al pessimismo, e immaginiamo insieme che Avellino sarebbe se i lavori fossero davvero completati. Non tutti, nemmeno con la fantasia osiamo spingerci fin là. Ci accontentiamo di tre piazze.

E sì, diciamo tre, perché consideriamo imprescindibile per la città anche lo spazio di Piazza Kennedy con annessi giardinetti.

TRE PIAZZE POSSON BASTARE

E' l'anno duemila e credici e Piazza Libertà e Piazza Castello sono belle che terminate. Interamente, intendiamo, niente piazza Libertà senza bagni e fontane, come qualcuno si è spinto a dire ipotizzando aperture parziali improponibili a quelle condizioni.

Eccola lì, la nostra cara Piazza. Finalmente recuperata. Quella spianata bianca arsa dal sole, popolata di vita, non è poi così male. Eppure quelle fontane, che poco hanno a che fare con i cigni e le paperelle di cui ci parlavano nostalgicamente i nostri nonni, non sono proprio da buttare. Dopotutto almeno è quello che chiedevamo: un luogo d'aggregazione a centro città. Niente di più. Come in tutte le città del mondo.

Mentre osserviamo i bimbi coraggiosi che giocano a calcetto, incuranti dell'ennesimo provvedimento anti-supersantos, udiamo un vociare confuso. E una calca di gente procede attraverso la stretta stradina di Via Nappi. In un tocco di genio si è deciso di guardare finalmente al passato e collegare, con un unico asse, Piazza Libertà a Piazza Castello, intersecandosi con il centro storico.

Ci lasciamo trasportare dal flusso. I nostri occhi vengono subito rapiti dalla vetrina variopinta della famiglia Gengaro, cappellai per tradizione, vocazione, e tribolazione visto gli ultimi accadimenti, da oltre duecento anni. Poco oltre, ci saluta il nostro caro amico Antonio Chiummo, lui continuava a combattere e a sognare anche quando il centro lo smantellavano pezzo a pezzo a suon di ordinanze boiate, e ora si gode meritatamente la rinascita.

ARTE, BACCALA' E FANTASIA

Così rivivono ad una ad una tutte le attività del cuore antico di Avellino regalandoci un distretto del commercio che si può vantare anche di un monumento finalmente restituito alla città, quella Dogana che non è più cantiere. Nell'attesa che si decida che farne, noi ce la godiamo e basta, degna anticamera dell' aria glamour di Avellino, quella con i bar che di sera offrono musica dal vivo e intrattenimento di vario genere. Mentre, a pranzo, baccalà e minestre di verdure, ci fanno riscoprire la tradizione irpina attraverso le nostre osterie. Non ci sono più portoni chiusi e cartelli vendesi, nella città del futuro.

Mentre siamo all'incrocio, un uomo attira la nostra attenzione. E' il maestro Spiniello, tutto indaffarato con le sue tele. Gli diamo una mano a salire in Piazza Duomo che finalmente è tornata degno manifesto della collina della Terra.

E' bastato del buon senso: nessun cancello orribile sulle scale e finalmente è scomparso anche quel cantiere di transenne e paratie che costringeva a giri impensabili prima di sbucare dinanzi all'Hugo.

Di nuovo aperte anche le botteghe degli artisti che mensilmente diventano tappa di workshop tematici e tour alla riscoperta della storia di Avellino.

Il nostro viaggio continua sulle scalette che fiancheggiano il Gesualdo.

L'AVELLINO DEI MISTERI, L'AVELLINO DEL VERDE

Con l'apertura di Piazza Castello, proprio tra il Massimo e il Cimarosa, si è sviluppata finalmente quel l'Agorà di arte e cultura di cui nel 2014 parlava Luca Cipriano. Con un calendario di attività che non lascia scoperto nessun mese dell'anno e affianca ai noti super palinsesti del Gesualdo, con i nomi importanti, anche le attività delle compagnie locali. Della quali, proprio il Massimo, si è fatto capofila.

Di riflesso riveve l'aria che si spinge fino alla Fontana del Grimoaldo e alla Rotonda di San Tommaso. Un'aria sul quale pesa l'ombra del mostro di Avellino per antonomasia, il Mercatone. Ma risolveremo anche quello. Vero?

In questo distretto della Cultura rientra anche la Casina del Principe con il suo ipogeo e, di rimpetto, il polmone verde della città: il Parco Fenestrelle. Con annessi, e ce lo auguriamo, i servizi di ristorazione e accoglienza che attendiamo da tempo. Per renderlo finalmente vivibile. Punto di incontro per famiglie e amanti dell'attività all'aria aperta. Un'oasi invidiabile, che poche città possono vantare. Sopratutto in una simile posizione.

E, visto che di spazi verdi stiamo parlando, è impossibile non citare i giardinetti di Piazza Kennedy che, finalmente, rivivono anch'essi. Riaperta la casetta di vetro, divisa fra punto ristoro e spazio dedicato alle associazioni per eventi cadenzati, si è assicurata finalmente la sorveglianza dovuta alla zona. Includendo, ed è ora, una vera illuminazione funzionale. Niente più degrado in quel verde costantemente ripulito, dove ora, si realizzano anche delle splendide passeggiate nelle ore estive. Niente stenditoi, con i rampicanti che si attorcigliano intorno ai piloni, finalmente curati. Niente più luoghi appartati dove si vanno a drogare. E giostre per bambini finalmente popolate.

THIS IS THE END?

E' ora di tornare a casa. E' stata una passeggiata davvero piacevole. E Ci concediamo persino un sorriso. Dopotutto, pensiamo, quella in cui viviamo non è una città così brutta. Certo, niente di trascendentale. C'è ancora così tanto da fare. Le scatole vuote da riempire. Un polo universitario che servirebbe come il pane. Per dire due cose.

Eppure, con quelle tre piazze, già si ritorna a respirare la speranza. Quella dell'aggregazione che guarda al futuro con meno paura. Una speranza che chiediamo di rendere possibile. Ci riusciranno?

(Foto di Luciano Trapanese)

Andrea Fantucchio