C'è un bassorilievo di oltre cinquant'anni realizzato da un artista di fama nazionale. E poi c'è chi decide di apporci sopra un numero civico come un francobollo. Che assurdità! Beh, forse per voi. Noi, che la polis teatro della vicenda abbiamo la fortuna di commentarla quotidianamente, non ci sorprendiamo.
Aggiungiamo, semmai, ulteriori conferme.
La città in questione, ovviamente, è Avellino. L'opera deturpata, si chiama il “Progresso”. Come se il fato si volesse far beffa di tanta sciatteria. O, se non si vuole scomodare le Parche ma attingere all'infinita saggezza popolare, le nostre nonne avevano una frase perfetta per situazioni simili: “Nun sputà 'ncielo ca 'nfaccia te torna”.
PAROLE, PAROLE, PAROLE
E così qualcuno si è accorto del fatto. E lo ha segnalato. Ripetutamente.
“A via Derna c'è qualcosa che non quadra. Ne sapete niente?”
Silenzio.
Insomma, immaginiamo che qualcuno avrà richiesto di mettere quel numero dove si trova adesso? E qualcun altro, una commissione toponomastica per esempio, avrà ricevuto la richiesta?
Quando la medesima richiesta è stata approvata, c'era chi supervisionava il lavoro degli operai? Diciamo, un qualcuno dotato almeno d'un paio d'occhi, perché quelli bastavano per capire che errore si stava commettendo.
E, ora, a disastro ultimato, c'è qualcuno che ricevute le dovute segnalazioni del caso pensa di fare qualcosa? Magari rimuovere il numero e aggiustare l'opera, chiamando degli esperti (basta nguacchi ad cazzum per carità).
L'ARTISTA SCOMPARSO
Pasquale Matarazzo, il segnalatore, è un osso duro. Uno di quelli che la sua città continua a difenderla nonostante gli scempi che Avellino subisce quotidianamente. E, così, nel corso degli anni, non si è accontentato della segnalazione. Sì, perché il fatto in questione è stato portato all'attenzione pubblica più di un anno fa.
Pasquale, come il famoso tarlo col noce, cercava, studiava e riordinava quanto raccolto, finché si è ritrovato fra le mani la storia dell'autore dell'opera mutilata. (la biografia completa potete leggerla su Avellinesi.it)
Un artista, Raro Pastorelli, che a molti, anche fra gli Avellinesi di vecchia data, non dirà nulla.
Più celebri sono le sue sculture che adornano edifici ben noti in città. Fra gli altri, Palazzo Saccone, l'Unicredit di Viale Italia ( vedi dinosauro bellissimo di ceramica), fino ad arrivare a quella Chiesa di San Francesco, a Borgo Ferrovia, spesso ricordata solo per lo straordinario Murales della Pace di Ettore de Conciliis.
Un artista, Raro, che ha una storia da romanzo. Sordomuto, veniva da Firenze ma si è innamorato dell'Irpinia e in particolar modo di Avellino che ha riempito delle sue opere. Sculture ultima traccia della sua presenza.
Ma Pasquale e il figlio dell'artista, Libero, si stanno battendo da anni per ottenere i dovuti riconoscimenti. E sembra che adesso il Comune si sia finalmente svegliato. Decidendo di intitolare proprio il parchetto di via Derna a Raro.
In realtà la delibera risale a novembre e, ci diceva Pasquale, il provvedimento si è attualmente fermato. Siamo certi che si provvederà a breve a sbloccare il tutto. Sarebbe almeno una magra consolazione, per l'onta subita dal lavoro di Raro.
UN NUOVO INIZIO
Noi di Ottopagine, dal canto nostro, approfittiamo di questa occasione per lanciare un progetto che già in passato stavamo ipotizzando, illustrandovi i luoghi del mistero dimenticati ad Avellino.
Fin dai prossimi giorni, raccoglieremo storie di vita, come quelle di Raro, e andremo in giro nella città alla ricerca dei tesori dimenticati. Perché crediamo fermamente che una scultura, un bassorilievo, un dipinto o un canto popolare, non siano opere morte, ma tracce delle nostre radici. Che non possono essere recise. Né, come è accaduto stavolta, barbaramente offese.
Andrea Fantucchio