Benevento

Fabrizio Melara parla da “capitano non giocatore”, questa Supercoppa forse la vedrà dalla tribuna: “Ho giocato contro il Lecce facendo leva sulle poche energie che avevo conservato. Ora preferisco stare un po' riguardato. Dunque domenica niente partita dell'ex a Ferrara, dove sono stato bene a prescindere da un'annata un po' difficile e terminata con problemi societari. Ora sto lavorando bene, non so se vale la pena di essere in campo nell'ultima partita col Cittadella. Vedremo”. Quello che è appena finito è stato un campionato durissimo: “E' così, lo è stato sia a livello fisico che mentale. Una stagione dispendiosa, ma non abbiamo staccato la spina. D'altro canto il mister non ce lo consentirebbe, vogliamo chiudere la stagione nel modo più giusto. C'è questa Coppa e andiamo a Ferrara per onorarla”. E' ora di bilanci, la superstizione si è dissolta di fronte alla vittoria: “Lo dico senza timore di smentite: questa è stata la più bella stagione della mia carriera. E' arrivata in ritardo, ma è arrivata. Non mi aspettavo di ricoprire così bene questo nuovo ruolo, certe volte mi è sembrato di avere 20 anni. Dopo le vicissitudini e le delusioni dell'anno scorso è stato veramente bello”. Il ricordo di questa stagione si mischia con quelli dell'anno scorso: “Andammo via molto scossi, non riuscivo a darmi pace. A Benevento ero stato bene sia io che la mia famiglia. Tanto che mi ero ripromesso di tornarvi se ci fosse stata la possibilità. Per fortuna quella è capitata subito e non ho avuto dubbi. Credo che fra 20 anni ci penserò ancora, penserò al centro della città in festa, alle gigantografie, alla grande passione dei tifosi. Tutto questo ti attacca molto di più alla maglia, ora mi sento anche un po' beneventano, riesco anche a parlare un po' di dialetto”. Inutile fare paragoni col passato: “Carpi? Niente a che vedere col Benevento. Anche lì ho vinto il campionato, ma siamo lontani anni luce”. Un ultimo pensiero al futuro: “Spero di rimanere qui, sarà un onore dopo tanti sacrifici”.

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